Si può andare a Londra e non visitare il British Museum, a Parigi senza vedere il Louvre, a Roma e non far tappa ai Musei Vaticani...
Si può esplorare Venezia senza recarsi alle Gallerie dell’Accademia e attraversare New York senza volerne apprezzare i tesori artistici...
Avremmo comunque la sensazione di aver colto l’essenza di queste città. .
Con Firenze è diverso. Non è concepibile considerarla disgiunta dalla “ madre “ di tutti i musei(anche storicamente)... quegli “ Uffizi “ nati come sede delle Magistrature della Signoria... e adesso il più famoso ricettacolo di opere d’arte del mondo.
Non è il numero di pezzi ospitati nelle sue stanze ad impressionare;né la vastità del tratto di storia abbracciato dalle sue collezioni. Anzi... agli “ Uffizi “ si va solo dal trecento al settecento. Meno che in qualsiasi altro grande museo del mondo. Ma non c’è intensità, qualità, preziosità che lo eguagli.
A braccio mi sovvengono? “ L’Adorazione dei Magi “ di Gentile da Fabriano, la “ Madonna di Ognissanti “ di Giotto, “ L’Annunciazione “ di Leonardo da Vinci, il “ Bacco “ del Caravaggio, il “ Tondo Doni “ di Michelangelo, la “ Madonna del cardellino “ di Raffaello, il “ Dittico di Urbino “ di Piero della Francesca...
Ma... soprattutto... la splendida “ Venere d’Urbino “ di Tiziano, una delle donne più belle ritratte nella storia dell’arte e lo stupefacente binomio del Botticelli: “ La nascita di Venere “ e “ La Primavera “ .
Ospitate nella medesima sala, quasi a moltiplicarne la malìa, mi stregarono. Al loro cospetto pensai che la bellezza aveva finalmente un volto... sorgente da una conchiglia... generata dal soffio dello spirito... e mossa dalla floreale danza di leggiadre fanciulle in un incanto bucolico.
Quando l’arte produce simili frutti... la natura diventa partecipe del divino... e l’osservazione di un’opera d’arte... esperienza spirituale d’elevazione a livelli d’emozione che rasentano l’assoluto.
Dopo un lasso di tempo(ore, minuti?chissà!)di incredibile intensità mi sono arreso e fermato. Dalle finestre... uno sguardo verso S. Miniato e il rimpianto di non poter percorrere il Corridoio Vasariano che conduce a Palazzo Pitti per una sopravveniente saturazione degli occhi, della mente e del cuore. D’altronde ho dovuto “ snobbare “ solo il Veronese, il Tintoretto, il Mantegna, il Pontormo, Guido Reni, Paolo Uccello ed un’infinità di altri.
Agli “ Uffizi “ capita anche questo...
ROSARIO TISO
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