Mi ripeterò, ma se è vero che ripetere giova, secondo i nostri antenati, tanto vale provarci. In una biografia datata, Trotsky riporta un aneddoto legato alla personalità di Lenin. Si dice che questi aveva elaborato un preciso e dettagliato piano commerciale per una certa zona della Russia. Alle moderate e calibrate contestazioni tecniche di qualcuno, che riteneva il piano proposto poco indicato per motivi logistici e ambientali, si dice che Lenin avrebbe esclamato: "Se il mio piano contrasta con la realtà, peggio per la realtà".
Confermando la mia ammirazione per questo paranoico di successo, devo dive che i suoi miserrimi e infedeli esegeti hanno mantenuto la stessa modalità di approccio ai fatti: il comportamento con la pallosa questione della "Sea Watch" ne è l'esempio ultimo e clamoroso.
Esperti di Diritto Internazionale, docenti di Diritto della Navigazione, giudici di riconosciuta caratura, gallonati ammiragli e specialisti della sicurezza sono intervenuti con codici, procedure e linee-guida alla mano per denunciare violazioni, falsificazioni, mistificazioni e deformazioni nei comportamenti e nelle dichiarazioni della patetica rasta conduttrice della nave, ma per i rappresentanti della sinistra arcobaleno e del buonismo antinazionale tutto ciò che è codificato nella realtà non ha valore. La cosa sarebbe esilarante nella sua teatralità: una rappresentazione dell'assurdo che potrebbe trovare posto in un trattato di psicopatologia o in una performance da avanspettacolo del paradossale.
Purtroppo, però, la faccenda è più seria. Qui non basta chiedersi se i figuranti della vergognosa sceneggiata siano stati "nella piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti, o se questa fosse stata grandemente scemata", come recita il quesito di ogni perizia psichiatrica, ma occorre porsi altre e ben più gravi domande.
Dov'è il presidente della Repubblica di fronte agli attacchi da parte delle istituzioni tedesche?
Qual è la funzione giudiziaria alla luce delle gravissime violazioni perpetrate dalla nave pirata?
Che fine hanno fatto le declamate proclamazione dei porti chiusi e degli sbarchi impediti?
Quale ruolo mantiene un parlamento i cui alcuni rappresentanti si pongono volutamente al di fuori della legge?
Si potrebbe continuare, ma credo che già questi interrogativi, per altro senza risposta, per il fatto stesso di ventilarli, mettono in serio dubbio la tenuta di queste traballanti istituzioni.
La percezione che si ha è di un Paese allo sbando, privo di volontà politica, depotenziato della minima capacità decisionale, mancante della seppur labile autorità, prono di fronte all'arroganza di minoranze criminali. Un Paese, e parlo dei vertici e non del popolo inascoltato e per ora solo verbalmente agguerrito, che manifesta una rassegnazione inconcludente ed una passività demotivante. Quindi il titolo è appropriato. Si sta sovvertendo la realtà e l'incubo è quotidianamente presente senza che qualcuno abbia la forza di prendere in mano la direzione del sogno inquietante.
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