La filiera del sapere e la riforma dell’università

...ed indicare obiettivi oltre a favorire una autovalutazione dei progressi raggiunti...

Milano: GDA - Le riforme universitarie possono essere elementi di una serie di filiere di trasformazioni che partendo dalla cultura, raccolgano esigenze da proporre alla produzione scientifica e quindi attraverso scelte tecnologiche raggiungano la produzione e quindi il mercato nazionale ed internazionale per una cultura economica e sociale di uso dei risultati produttivi.

Insomma Università (plurale) inserite in filiere circolari in cui gli elementi sono interconnessi nella libertà e nel coordinamento con risultati misurati da personalità che sappiano acquisire esigenze ed indicare obiettivi oltre a favorire una autovalutazione dei progressi raggiunti, nei termini degli obiettivi indicati.

Tutto ciò avveniva nel passato. I Grandi Baroni Universitari hanno sempre ragionato in quei termini ed hanno fatto la fortuna del nostro Paese. Il loro modo di operare, interpretato male, ha condotto all’attuale disastro della autoreferenzialità di frazioni assai modeste di sapere.

Tuttavia esiste la possibilità di ricomporre qualche filiera che sappia integrare scienza - tecnologia - produzione e cultura per l’interesse nostro e per la collaborazione con altri Paesi? Sì, il personale esiste, le strutture ci sono.

Occorre qualche indicazione delle scelte, un gioco a squadra e, forse, qualche priorità senza escludere scelte rischiose. Ne risulta forse un potenzialità di primo piano se si sapranno indicare priorità e coodinamento nella libertà con una seria ingegneria umanistisca che sappia gestire con trasparenza le filiere del Paese.

Epolis: concesso da Prof. Giovanni Degli Antoni (GDA)
aprile 2007