Che si sia giunti a una svolta soft in materia di biopolitica? Di sicuro, tutte le persone presenti il pomeriggio del 9 maggio nella sala delle audizioni del Bundestag -ricercatori sulle staminali, eticisti, manager della ricerca, parlamentari- sono apparse molto serene all’uscita. Non che fossero d'accordo su tutto.
Ma la prima relazione tecnica sulla legge che regolamenta la ricerca con le staminali, presentata dalla Commissione Ricerca cinque anni dopo il dibattito-maratona e la sua approvazione, ha mostrato quanto fosse giustificata la decisione presa allora di sottoporla a valutazione e a un riesame. Naturalmente essa è stata usata ancora come espediente retorico da chi voleva accelerare, contro chi intendeva frenare.
I ricercatori, con alla testa il vicepresidente della Societa' tedesca per la Ricerca, Joerg Hinrich Hacker, hanno cercato di convincere i parlamentari dell’opportunita' d'eliminare, o per lo meno d'aggiornare, la scadenza del primo gennaio 2002 per utilizzare cellule staminali embrionali importate. Invece i bioeticisti e i giuristi più fedeli alla tutela della vita portavano argomenti per impedirlo. Se alla fine è stato possibile uscire dal conflitto riguardo allo statuto dell’embrione e all’etica delle cure, su cui i due fronti sembravano arroccati, il merito è stato di alcuni esperti, come il teologo evangelico Klaus Tanner, il quale ha spiegato che la questione "non si sarebbe mai risolta in modo definitivo" e dunque bisognava cercare "un modo adeguato per gestire ildissenso".
In altre parole, ci voleva un po’ di pragmatismo. Che è arrivato non per caso. Malgrado non fosse seduto a quel tavolo, il vescovo Wolfgang Huber, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica, ha avuto modo di esprimere il suo assenso al progresso scientifico e alla fissazione di un nuovo termine di scadenza per le cellule importate. Cosi' in campo religioso si è prodotta una spaccatura. E come ha messo in luce l’audizione, il nuovo orientamento è stato accettato anche da alcuni altri protagonisti di cinque anni fa, i quali hanno poi definito il testo concordato un "trattato di pace nella biopolitica". È il caso di una delle protagoniste di cinque anni fa, l’allora Segretaria di Stato Ulrike Riedel, che si è mostrata sorprendentemente conciliante con le nuove formulazioni scientifiche ed etiche: per quanto attiene alla proroga della data d'importazione di linee di cellule staminali e l’impiego di linee nuove provenienti dall’estero, non ci sono ostacoli "qualora sussistano motivazioni plausibili". Ancora più convinti della necessita' di una modifica in questa direzione sono apparsi eminenti giuristi in vari campi, come Matthias Herdegen, Reinhard Merkel e Jochen Taupitz, che hanno avanzato "dubbi sulla costituzionalita'" di una data di scadenza, in quanto limitativa della liberta' di ricerca. Molti inviti a cambiare, dunque, anche se il giudice Rainer Beckmann vede nella proroga della scadenza "quanto meno un indebolimento" della legge nel suo aspetto sanzionatorio. Ma gli specialisti della materia, più che a questioni di principio, hanno puntato unitariamente il dito sulla minaccia delle sanzioni previste dalla legge attuale. La realta' è che un ricercatore tedesco, desideroso di lavorare all’estero con delle nuove linee, rischia la galera. Il parere unanime è stato che, almeno, la punizione sia riservata solo a chi lavora in Germania con linee staminali non autorizzate.
Certo, ai ricercatori cio' non basta; le "ragioni stringenti" per una proroga della data o la sua eliminazione sono documentate ormai da tempo da pubblicazioni specifiche e, soprattutto, dalle prese di posizione messe per iscritto. In quei testi emerge chiaramente quanto sia mutata, negli ultimi cinque anni, l’idea che ruotava intorno alle potenzialita' delle cellule staminali e le loro alternative eticamente meno conflittuali. Delle settanta linee di cellule staminali registrate prima del primo gennaio 2002, che allora furono considerate sufficienti per fare ricerca di base, ne sono rimaste ventuno; per di più, a causa di gravi instabilita' genetiche, d'impurita' e di errori nelle condizioni di coltura "non sono più scientificamente idonee", spiega Hans Schoeler dell’Istituto Max-Planck per la biomedicina. Neanche per la ricerca di base. E tanto meno per sperimentazioni pre-cliniche o come materiale cellulare per realizzare test più veloci sulle sostanze attive in farmacologia o per l’esame della tossicita' embrionale. Nel frattempo, nel mondo sono state prodotte trentotto nuove colture cellulari con cellule staminali specifiche, su cui studiare in modo mirato certe malattie genetiche e relative terapie -un vero tabu'.
I più prestigiosi ricercatori tedeschi si sentono isolati, le nuove leve gli voltano le spalle, raramente possono partecipare a progetti internazionali.
E le cellule staminali adulte? Perchè non sviluppare meglio quest'ambito, per altro contemplato dalla legge, anzichè incaponirsi su quello eticamente controverso? Il ricercatore di Heidelberg Anthony Ho, che lavora esclusivamente con le cellule staminali adulte, ha spiegato senza infingimenti l’amara verita': "Abbiamo imparato che le cellule staminali adulte non hanno, purtroppo, le proprieta' pluripotenti che ci si augurava". D'accordo con Wolfgang Franz della clinica universitaria di Monaco e con Oliver Bruestle di Bonn -due sostenitori delle cellule embrionali- anche un altro protagonista delle cellule staminali adulte, Gustav Steinhoff: "Dal punto di vista della ricerca scientifica e della pratica clinica non possiamo più rinunciare alle cellule staminali embrionali".
Dal Frankfurter Allgemeine Zeitung del 10 maggio 2007
Traduzione di Rosa a Marca
Joachim Mueller-Jung
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