Schadenfreude è il termine tedesco utilizzato da Evan Snyder del Burnham Institute di la Jolla (California) per definire l’impatto che nel mondo scientifico ha avuto la falsa clonazione terapeutica di Hwang. La parola significa "provare gioia per il male altrui". È vero -ha spiegato- che non possiamo disporre di quella tecnica, ma ora molti gruppi possono rientrare in gioco. Il ricercatore parlava a una tavola rotonda organizzata durante la riunione annuale dell’Associazione americana per il progresso delle scienze (AAAS) che si è tenuta il 20 febbraio a Saint Louis nel Missouri.
Giusto due anni fa, quando il gruppo di Hwang Woo-suk annunciava su Science di essere riuscito a creare embrioni umani per la clonazione e di ricavarne linee differenziate di cellule staminali, sembrava che si fosse giunti a una tappa molto importante: la prospettiva, cioè, di ottenere cellule e organi da sostituire, ricavati dallo stesso beneficiario, e quindi in grado di scongiurare il rigetto. Era la promessa che un giorno si sarebbero potute curare malattie neurodegenerative o sanguigne, disturbi cardiovascolari o il diabete. Peccato che il professor Hwang mentisse. "Questa frode è una tragedia", secondo Laurie Zoloth, bioeticista alla Northwestern University. "Come faccio a sapere ciò che è vero e su cosa posso contare quando sento fare un annuncio scientifico"? Leonard Zon, dell’Istituto medico Howard Hughes di Boston, pensa che tra due anni le pretese di Hwang saranno una realtà . Ma c’è un ostacolo non da poco per il progresso di questa ricerca in Usa, un ostacolo che viene dall’attuale Governo: le sperimentazioni sono possibili solo con le poche linee ottenute prima del 2001 per poter contare su finanziamenti federali. La replica più importante alla posizione presidenziale è venuta dai californiani che, alla fine del 2004, hanno votato a maggioranza (quasi il 60%) a favore della creazione di un istituto dedicato allo studio delle cellule staminali, dotato di 3 miliardi di dollari. È una posizione estrema come quella dell’amministrazione Bush, e non difendibile sul piano della gestione, in quanto 23 membri del consiglio d'amministrazione dell’istituto su 29 hanno un interesse personale nel sostenere lo studio delle cellule staminali. Questo lo afferma Daniel Sarewitz dell’Arizona State University.
La questione dell’uso di cellule staminali embrionali non s'addice molto al compromesso, visto che molti americani giudicano inaccettabile il "sacrificio" di embrioni a scopo di ricerca. "Una soluzione tutta politica lascerebbe il Paese profondamente diviso", spiega William Hurlbut, ricercatore a Stanford (California) e membro del comitato di bioetica presidenziale. A questo titolo egli propone d'alterare il nucleo trasferito nell’ovocita ricevente, in modo che non ci sia la possibilità che si formi un embrione, pur mantenendo le capacità di fornire cellule staminali. Quest'alternativa fa parte di una serie di proposte avanzate nel 2005, per le quali potrebbero essere sbloccati i fondi federali di 70 milioni di dollari. Solo che molte di loro non appaiono realizzabili. La filosofa canadese Francoise Baylis aggiunge che la "morte" dell’embrione è solo una delle questioni etiche pendenti; c’è il problema della provenienza degli ovociti, la brevettabilità del vivente, la suddivisione dei benefici finanziari e terapeutici”¦
Eppure per gli scienziati il ricorso alle cellule staminali è un tema imposto giacchè sono molto più promettenti di quelle adulte. John Gearhart, pur essendo convinto che ci vorranno anni perché i pazienti possano beneficiare di quei trattamenti, non esita a brandire l’argomento patriottico, citando Pasteur: "La scienza non consce frontiere". Traduzione: se gli americani non lo vogliono, ci sarà qualcun altro a farlo.
Rosa a Marca
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