Primo dicembre giornata della lotta contro l’Aids. A più di vent'anni dalla scoperta del virus dell’Hiv l’epidemia non fa paura agli italiani eppure non si ferma, continua ad uccidere, sempre di più fra gli adulti, persino fra gli anziani che potrebbero rappresentare in futuro la parte più consistente dei malati. Ed anche i giovani sembrano ignorare il pericolo: conoscono l’Aids ma non lo evitano.
Nella popolazione con i capelli bianchi, ignari del rischio, i più esposti sono quelli che si sentono di nuovo giovani e vogliono essere sessualmente attivi. Sono quelli che Umberto Tirelli dell’ Istituto dei Tumori di Aviano, presso Pordenone, definisce gli insospettabili: su dieci persone che quotidianamente in Italia diventano sieropositive, almeno quattro sono fra questi. Inconsapevoli di cosa è avvenuto, arrivano in ospedale solo quando stanno già molto male, spesso perché il virus Hiv ha dato loro altri problemi di salute che li inducono, inconsapevoli, a cercare assistenza medica.
Aiutati dai farmaci per i problemi sessuali si sentono nuovamente in pista "ma il problema - ha spiegato Tirelli - è che questi soggetti preferiscono non usare il preservativo e non si rendono conto del rischio cui vanno incontro". E fra le donne, più a rischio, ci sono quelle fra i 35 e i 40-50 anni: spesso in carriera, che viaggiano per lavoro, single ma anche separate, non hanno una relazione stabile e, forse per non essere giudicate, non portano con sè il preservativo affidandosi al partner. Quanto resti ancora da fare agli esperti, che in questi giorni si stanno confrontando nella miriade di convegni ed iniziative in vista della giornata mondiale dell’Aids che si celebrerà lunedì prossimo, appare molto chiaro: la ricerca, soprattutto quella italiana, avanza, ma la prevenzione segna il passo.
E lo dimostrano i dati sui giovani. Il 78% dei giovani milanesi tra i 15 e i 35 anni è informato di come avviene il contagio dell’Aids, ma l’80% non ne tiene conto, emerge da un' indagine dell’ufficio Aids del Comune, resa nota dall’assessore alle Politiche Sociali, Tiziana Maiolo. In sostanza mentre gli anziani e gli adulti spesso non si rendono conto del pericolo, i giovani lo ignorano volontariamente, quasi rimuovendolo. Dal 1982 i decessi in Italia sono stati 33.306 e i casi diagnosticati 51.172. In questi anni l’età delle persone contagiate è aumentata passando dai 24 ai 29 anni per le donne e dai 35 ai 39 per gli uomini. Il 72% è concentrato nella fascia 25-39. Sono cambiate anche le modalità di infezione: i casi attribuibili legati all’uso di siringhe infette sono passati dal 67,4% del 1993 al 37,1% del 2002. Fra gli omossessuali e i bisessuali la quota di infezioni resta stabile (16% nel 93, 17,3% nel 2002). I casi aumentano vertiginosamente invece proprio fra gli eterosessuali: da 10,7% nel 1993 al 38% nel 2002. Ogni giorno dieci italiani sono colpiti dal virus dell’Aids, al ritmo di una nuova infezione ogni due ore: un'incidenza rimasta immutata negli ultimi tre anni, emerge inoltre dai dati del Centro operativo Aids (Coa), dell’Istituto superiore di sanità aggiornati al 30 giugno scorso, diffusi al congresso nazionale dell’Anlaids, che si concluderà domani. Secondo le stime del Coa, i sieropositivi in Italia sono 120.000 e i centri sentinella segnalano da 3.500 a 4.000 nuove infezioni ogni anno, al ritmo di dieci al giorno.
La data del primo dicembre è stata scelta dall’ONU e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità ) come “Giornata Mondiale di Lotta all’AIDS”. Ogni anno l’UNAIDS (l’agenzia dell’ONU che si occupa di AIDS), invita la società civile di tutto il mondo a creare momenti di sensibilizzazione sulla problematica dell’AIDS.
L’iniziativa è nata da una decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del 1988.
Nel novembre 1988 si riunirono l’Assemblea Generale dell’ONU e il Summit mondiale dei Ministri della Salute che adottarono la Giornata Mondiale di lotta all’AIDS con l’intento di dimostrare l’importanza della lotta contro la pandemia e della solidarietà necessaria per combatterla.
L’AIDS colpisce tutti i Paesi del mondo, da ciò risulta come sia importante unirsi su scala mondiale per poter agire insieme contro un’epidemia che da quando ha avuto origine ha causato circa 20 milioni di morti. Il fatto che la malattia abbia un grosso raggio di diffusione porta ogni essere umano a poter entrare in contatto con il virus: le informazioni e le numerose pubblicazioni che riguardano il virus HIV e l’AIDS danno a ciascuno la possibilità di conoscere, sapere ed agire.
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