Organizzata nello splendida cornice di Città della Scienza di Bagnoli, Napoli, il 16 novembre ha preso il via la 19° edizione di Futuro Remoto, manifestazione ormai ventennale nata per avvicinare alla scienza la città di Napoli ma ormai largamente affermata a livello nazionale.
"Per gli amici... Dino" - questo è il titolo dell’edizione in corso, che si concluderà il 27 novembre - è un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta del mondo perduto e affascinante dei dinosauri, decisamente i più stupefacenti animali che hanno vissuto sul nostro pianeta. Creature capaci di suscitare fascino, stupore, terrore, ammirazione e che sono andati incontro a una estinzione di massa che ancora oggi reclama la sua dose di mistero.
Ma quale era il clima terrestre all’epoca dei grandi dinosauri? E come è cambiato nelle centinaia di milioni di anni che ci separano da loro? E, soprattutto, come sta cambiando oggi? Questi sono i temi che saranno dibattuti il 18 novembre alle ore 10.30 e che vede fra i protagonisti Luigi Fusco, del Dipartimento per l’Osservazione della Terra dell’ESA e Pascal Gilles, responsabile della missione Cryosat dell’ESA.
Come è evidente, l’amico Dino offre un’ottima scusa per saperne qualcosa di più su uno dei temi più scottanti degli ultimi anni: se e come il riscaldamento in atto sulla Terra sia un segnale di un cambiamento climatico e quali conseguenze potrebbero derivarne.
Se infatti nessuno dubita veramente che negli ultimi 100 anni la temperatura media terrestre sia sistematicamente aumentata, non c’è accordo unanime sul fatto che sia in atto un cambiamento climatico, cioè una variazione sistematica della distribuzione statistica di variabili climatiche su un arco di tempo di diversi decenni.
In effetti allo stato attuale della ricerca, non riusciamo a prevedere con sicurezza come cambierà la situazione nel corso del prossimo secolo. I modelli climatici che sono stati sviluppati, infatti, hanno un elevatissimo livello di complessità e spesso mancano di dati osservativi consolidati sui quali poggiare. È il caso per esempio della criosfera terrestre, ovvero dall’insieme dei vastissimi ghiacciai della Groenlandia, del continente Antartico, dei poli. Si tratta di estensioni enormi che solo attraverso satelliti dedicati possono essere osservate sistematicamente, quantificando al meglio delle possibilità tecniche di oggi la quantità di ghiaccio che contengono e la sua variazione nel corso degli anni.
Nell’ambito programma Living Planet, l’ESA aveva messo a punto il satellite Cryosat, destinato proprio a rifornire la comunità scientifica di dati fondamentali sullo stato dei ghiacci. Ma Cryosat, per un problema occorso al lanciatore russo-tedesco Rockot, non ha mai raggiunto l’orbita a cui era destinato. Data la rilevanza della missione, in questi giorni l’Agenzia sta tentando di allestire una missione analoga, per un lancio nei prossimi anni.
Appuntamento dunque a Futuro Remoto, con la consapevolezza che il futuro di cui si parla è tutt’altro che remoto e che la sua qualità dipende dalle scelte che facciamo oggi.
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