Il Brunello di Gianfranco Soldera

Il Brunello di Gianfranco Soldera l’avevo già bevuto prima che una mano devastatrice ne disperdesse i nettari di notte,sul pavimento buio di una silente cantina. E l’avevo trovato eccezionale. Uno dei più grandi “brunelli“ di sempre. La sorte era stata benigna procurandomene un’altra bottiglia,la riserva 2003,sottratta ad uno scellerato consorzio di bevitori in luogo di un Richebourg.Poi,il “fattaccio“ . E dopo il fattaccio,tanto sgomento e solidarietà. Ma anche tanta cattiva coscienza . E’ partita l’inarrestabile spirale della speculazione. Adesso il Brunello “Case Basse“ costa molto di più e tanti se ne privano e lo vendono per intascare l’insperato maggior guadagno. Ma un vero appassionato ha un solo modo per celebrare un mito enologico:berlo. Ed è quello che mi appresto a fare con i miei compagni di cordata nell’ennesima avventura da “Bevitori d’Alta quota“ .
Non ricerco quasi mai recensioni illuminanti che mi predispongano all’assaggio. Normalmente dai giudizi imperanti prendo le distanze. Anche su questa Riserva 2003 ho letto en passant cose inverosimili. Un vino che ricordo succoso,armonico,compiuto viene descritto slegato nelle sue componenti qualitative:ma cosa avranno bevuto?il vino contenuto nel bevante o una sua idea preconcetta? Confesso di avere un debole per i vini giovani tendenti alla maturità. Quando avverto il viluppo gustativo del frutto esulto. Ciascuna giovane ambrosia ci si para davanti con sfrontatezza e ognuna in forme nettamente diverse dalle altre. La gioventù ai prodromi della compiutezza organolettica sciorina peculiarità e carattere. Se si presta un pò d’attenzione liberandosi dalle pastoie intellettuali della poetica enologica dominante,si capisce che i vini maturi e più che maturi,quando resistono,tendono ad essere simili:le nuances recate dall’età prevalgono sui caratteri endogeni del vino,e per quanto tutto questo possa risultare nobile e affascinante il vino ha smarrito frattanto una frazione di piacevolezza guadagnando in complessità,pagata al prezzo della perdita irreversibile di una quota d’identità. Non c’è acquisizione che non comporti un sacrificio. Per il vino può dirsi tranquillamente che coglierlo in crescita ce lo fa conoscere per nome;attenderlo allo scollinamento e al declino ce ne rivela il cognome,la razza,il genere:qualcosa di più magniloquente ed enfatico ma meno intimo e personale.
Nel discernere la qualità di un vino più che il blasone del campione conta la schiettezza,il realismo e una certa dose di non-conformismo del degustatore e un senso di ribellione verso il consumismo di lusso che ottenebra le menti e le papille gustative.
Noi siamo pronti a bere...tutto,maledetto e subito...questo capolavoro ilcinese. Ed abbiamo approntato delle damigelle d’onore di tutto rispetto perché la bocca va sempre ammostata,preparata,stimolata analogicamente:il Brunello di Montalcino 2007 di Fattoi e il Brunello “Vigna Schiena d’Asino“ 2007 di Mastrojanni.
Voglio fare i complimenti alla famiglia Fattoi. Ha prodotto un Brunello molto piacevole alla beva,di naturale semplicità e rusticità. Un vino che è una sorta di quadratura del cerchio delle istanze di pulizia e integrità di un prodotto moderno e l’istinto animale di una realizzazione artigianale. Frutto ancora decisamente fresco.
La degustazione procede per ascesi . Si passa al Brunello di Mastrojanni. Dietro un particolare ed aristocratico impianto aromatico pulsa un cuore grintoso ed austero. Sulla lingua vibra una trama tannica e acida di grande finezza. Classe,sapidità e freschezza.
Apoteosi finale con il capolavoro di Soldera. Qui parliamo di costruzione di un habitat prima che di vino. Nella piccola tenuta da cui si origina il “Case Basse“ nulla è lasciato al caso. Naturalità e manualità sono la cifra di ogni passaggio in vigna e della successiva vinificazione. Dove non si controlla la temperatura e non si inoculano lieviti selezionati. Nel vaso ligneo che l’accoglie ,per il vino solo rimontaggi e follature. Poi una lunghissima sosta in botti grandi di rovere di Slavonia,fino a sfiorare i 70 mesi. Dopo,un imbottigliamento senza filtrazioni pescando direttamente dai legni di affinamento. Ulteriore settaggio in bottiglia fino a 12 mesi. Ed infine la luce del mercato,per un prodotto fatto pronto dalle minuziose cure del produttore e dalla sua onestà intellettuale. Non ci troviamo infatti di fronte a quei discutibili personaggi che persuadono gli ipotetici fruitori dei loro nettari sulla assoluta normalità dell’acquisto di un vino non pronto e da aspettare svariati anni. Rendono pacifico un messaggio che andrebbe fieramente contestato. Il consumatore ha il diritto di acquistare solo un prodotto già atto alla beva. Che il vino possa avere enormi margini di miglioramento è un’altra storia. L’importante è che sia già ad alto tasso di piacevolezza. Altrimenti tienitelo tu,o sibillino produttore,il vino da aspettare anni per una beva almeno decente,considerando poi che si tratta immancabilmente di nettari molto costosi!!!Fanno fare al cliente quello che dovrebbero fare in azienda,con altissimi rischi di fallimento per l’incauto acquirente. Ma andiamo al bicchiere. Soldera regala un frutto evoluto e immaginifico. Borgogna e Langhe sembrano unirsi a Montalcino in una sorta di compendio organolettico delle più esclusive deità del vino:nebbiolo,pinot nero e sangiovese. E’ un Sangiovese multidimensionale quello che suggiamo. A volte baroleggia;a volte ricorda l’infinita suadenza di un borgognone di razza . In ogni caso è d’ampiezza smisurata nel richiamare frutta conciata,humus,cuoio,liquirizia. Tannino già setoso ed alcol perfettamente integrato assicurano un finale maestoso e godurioso. E lentamente l’ascesi organolettica si vena di misticismo:stasera l’Alta quota non l’abbiamo, nemmeno per un attimo,abbandonata.

ROSARIO TISO
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