Compagni di viaggio

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Camminare per le vigne è la passeggiata più bella che si possa fare nelle Langhe. Guardo lungamente la disposizione dei filari, la geometrica scriminatura delle coste, quasi a volerne introiettare il profilo. Le colline ne sono fasciate nelle posizioni solatie e assumono, in questo perfetto scorcio autunnale, i colori accesi del tramonto. Poco sotto al Bricco Boschis a Castiglione Falletto, nella Vigna S. Giuseppe, il passo è agevolato dal lieve inerbimento. Si può procedere in profondità fra le viti ed una sedia posta al limitare di un crocevia di sentieri sembra suggerire la sosta e la conseguente riflessione. Sulla bellezza del momento. Sui profondi silenzi. O forse sulla caducità delle cose e anche di questo scorcio di vita. Un senso d’inquietudine m’assale.

Per fortuna sono nel cuore pulsante dell’azienda vinicola Cavallotto:l’amico Nebbiolo presto rinfrancherà il mio spirito turbato e il soccorso alcolico muterà l’umore meditabondo in allegria.

Con i Cavallotto di Castiglione Falletto il discorso viticolo non cambia. Sembra di non uscire mai dalla grande “casa“ della tradizione e di cambiare solo stanza. Stanze di vita quotidiana, di quotidiani inferni e gioie inattese, di enologi rampanti che praticano la lotta biologica agli insetti, che promuovono l’inerbimento spontaneo tra i filari, che non usano prodotti chimici di sintesi. Musica per i sensi di quanti hanno papille gustative sensibili all’artefatto e al grottesco, come certa parte dei vini volgarmente piacioni, e che ricercano la carezza lieve e sussurrata dei sentori primi, quelli che con l’uva e il terreno il grande vignaiuolo sa suscitare toccando accortamente le corde della natura per ricavarne l’essenza del puro frutto.
Da Cavallotto su tutti i vini proposti in degustazione si erge il Barolo Riserva 2004 Vigna S. Giuseppe. Complesso e profondo, equilibrato e austero sembra il più pronto a dispensare piacere.

Non ho altro da aggiungere su questo viaggio. Quattro giorni nel santuario mondiale del nebbiolo.
Non si sdegni lo spirito Alba con la sua impareggiabile fiera del tartufo bianco, nel romantico scenario delle sue piazze e delle sue stradine, se non trovo parole giuste per magnificarlo. Non si meraviglino gli “chef“ che ci hanno deliziato con saporose e succulente libagioni nelle osterie battute su e giù per le Langhe se non riepilogo le emozioni gustative che sono stati in grado di suscitare con le loro preparazioni gastronomiche e con i vini eccellenti serviti in abbinamento.

Le ultime parole sono per i miei nuovi amici.
I miei compagni di viaggio, Paolo Lauriola e quelli della condotta Slow Food di Manfredonia e S. Giovanni Rotondo, meriterebbero una narrazione indipendente. Pur non conoscendo nessuno mi son sentito costantemente accolto e amato. Mai intesa, partendo da una condizione iniziale di estraneità, è stata così spontanea e appagante.

E al momento fatidico del commiato, il momento notoriamente più sensibile di un viaggio, quando la mente riavvolge il nastro della memoria a ricercare i visi che non si vuol dimenticare, i momenti che si vorrebbe eternare e la gioia, per sua intima prerogativa, ti lascia quella sensazione che sa di buono in fondo all’anima, ho capito la natura dei miei compagni di viaggio:
sono frammenti di paradiso sfuggiti dalle mani di un angelo bevitore beatamente assiso su di una nuvola
lassù nel più alto dei cieli.
Come le Langhe...

ROSARIO TISO
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