Parte terza-24 marzo 2012
La prima volta al “Vino Vino Vino“: la “Fiera“.
In principio era il “sogno“. Forse questa è la vera dinamica della vita. Non è da tutti vagheggiarli e ancor meno perseguirli ma i protagonisti di “Vino Vino Vino 2012 “ ci stanno provando . A realizzare un vino che sia inequivocabilmente vero-frutto di madre-terra. E noi,semplici visitatori,con la nostra partecipazione ,tentiamo l’ossequio a questo meraviglioso dono dell’esistenza.
Nel bel mezzo delle bottiglie messe in fila ordinatamente sui tavoli ho fatto volteggiare incessantemente il bicchiere. Nettari su nettari si sono succeduti all’assaggio. Per tanti di loro decine di profumi erano attorcigliati in un groviglio inestricabile da cui ora sporgevano,ora si ritraevano nuances più riconoscibili a tratti puntute e svettanti,note che si staccavano e volavano via. Chiunque si fosse trovato lì,ad occhi chiusi,dopo una lunga olfazione,avrebbe capito di essere al cospetto di grandi vini. Ciò è un dono che distrae dagli affanni della degustazione e della vita. Sono i momenti in cui,nella raffinata biancheria della propria coscienza, salgono le rimembranze in un delicato miscuglio di rispetto e di ricordi....
Se esiste un senso della realtà,quella capacità di fotografare l’attimo nella sua evidenza esistenziale,non si può negare l’esistenza e l’importanza del senso delle possibilità,quella particolare linea di confine fra il reale e quello che potrebbe essere. Tale attitudine creativa ha nella vita la funzione di fungere da sostrato all’azione dell’idealista e del poeta. Ma se fino ai prodromi della beva il vagheggiamento,l’aspettativa possono avere comunque una rilevanza per condire l’attesa,all’atto di sollevare il calice non c’è più spazio per ipotesi ed astrazioni. E’ il momento della verità e,se è vero che i possibilisti vivono in una tessitura più sottile,nel degustare la mancanza del senso della realtà è davvero una carenza. Da colmare subito con un’attenzione profonda.
La stessa che ho profuso nell’incontrare il “bicchiere“ e gli uomini che più mi hanno emozionato:Paolo Veglio,che riversa l’anima anche nel più semplice dei suoi vini...il dolcetto,Bressan e la totalità della sua produzione,Bea col Sagrantino “Pagliaro“ 2007 e l’incredibile trebbiano spoletino “Arboreus“,Amerighi e la syrah,Oasi degli angeli e i suoi vini-culto,i “friulani“ e gli “sloveni“ ,Matassa,Derain,Thierry Germain. E mentre formulo l’elenco mi accorgo che potrei nominarli quasi tutti.
Avevo tanto desiderato bere quei vini.
Ai desideri,entità spirituali che si incarnano nei momenti più belli della nostra esistenza,ho piegato spesso le mie azioni. E ho profuso tocchi amorevoli e dolci carezze ai loro oggetti perché sono fonte di vita per chi li coltiva. E speranza e futuro del cuore che li accoglie. Qui,nell’enclave massima di Vini “veri“ i sogni son diventati realtà....(continua)
ROSARIO TISO
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