La gastronomia toscana è un “classico“ italiano.
Nate in luoghi spesso incontaminati e di incantevole bellezza e salubrità,le sue prelibatezze si sono negli anni nazionalizzate e hanno conquistato i palati “gourmet“ di tutto il mondo,nel segno di un’esemplare continuità col passato,seguendo antiche ricette e metodi di produzione spesso ancora artigianali.
A “Casa Marino“ da tempo si vagheggiava un percorso fra le tante sponde gustative di quella regione,nel solco della tradizione.
Non sapevamo da dove cominciare!
Procacciarsi i ricercatissimi salumi di cinta senese...indimenticabili nella versione di Pierangelini...o limitarsi ad una rustica “finocchiona“?
Preparare una classica “ribollita“ o dei “maccheroni maremmani“ conditi con un sugo di cinghiale o delle migliori carni di selvaggina brada?
Fare incetta di dolci specialità come cantuccini,rustici del Buttero,tozzetti all’uvetta,panforte,ricciarelli?
Alla fine abbiamo adottato la linea dell’essenzialità e della sostanza:superclassica “bistecca alla fiorentina“(rigorosamente da carni chianine...) accompagnata da un contorno di patate al forno e innaffiata da vini provenienti dal paradiso enoico della regione.
C’è un qualcosa di ancestrale nella bistecca alla fiorentina.Il taglio è massivo e imponente,poco pratico e poco moderno,che richiama antichi appetiti ormai desueti.Nella preparazione più che la ricerca della concia al fuoco della brace c’è la difesa della crudità come una sorte di divinità tutelare dell’essenza e della bontà.Una patina sottile di fibre fiammate brevemente alla griglia protegge l’anima più autentica dell’alimento...la sostanza sanguinolenta...da cui si raccoglie quasi per trasmigrazione l’energia vitale.
Crudità visiva nel colore rosso dell’ordito fibroso e muscolare,sostanziale integrità nella compattezza interna della trama.
La cottura più che modificare...tocca,più che trasformare...conserva.
Mangiare diventa un atto di religioso ossequio alle dinamiche più autentiche e remote della vita.
I vini deputati ad innaffiare simile maestosità non sono banali.
Il Vino Nobile di Montepulciano “Cerraia“ 2006 degli Agricoltori del Geografico apre le danze.
Tutta la preziosità del Sangiovese in purezza è confermata.Buona stoffa e ricami pregiati effondono una complessità intrigante e soffusa.
Il “Belnero“ 2005,da uve prevalentemente sangiovese,è sostanzialmente un Brunello.
Si avverte un ipotetico salto di qualità.Elegante,raffinato,dalla struttura importante,proviene dal territorio ilcinese dove Banfi srotola il suo regno,nella lunga teoria di ettari vitati di proprietà...ma è un mancato vino buonissimo e soddisfacente per la pervicace vena di ossidazione che lo attraversa ed una nota sulfurea stagnante.
Comprato in un’enoteca di fortuna potrebbe aver subito una scorretta conservazione.
Si procede con l’Helianthus dell’azienda agricola Aldobrando degli Azzoni di Pontedera nella versione della sua prima annata:il 2003.
Assemblaggio di Sangiovese,Syrah e Merlot,in barriques per 14 mesi,mostra un tannino ligneo perfettamente integrato e abbastanza levigato.L’ulteriore,imperfetto e casalingo affinamento in bottiglia sembra però aver offuscato un sostanziale equilibrio e si traduce in riverberi sensoriali di diffusa sgradevolezza.
L’impegno dell’azienda in vigna e in cantina,pur assicurando al vino un frutto eccellente,non impedisce qualche asperità e qualche nota sfocata che penalizzano una superiore armonia.
E’ lo scotto dell’esordio.
Una bottiglia di Viadana Malvina Aleatico dell’Elba Passito 2008 chiude la serie.
Punta di diamante della viticoltura elbana,è ottenuto da grappoli di uve aleatico selezionati accuratamente e sottoposti ad almeno 10 giorni di appassimento all’aria.Colore rosso rubino impenetrabile,dall’intenso e caratteristico odore di frutta rossa in confettura con slanci eterei,ha un sapore dolce e armonioso,denso e ricco di corpo.
Lampi della sapienza enologica di “Avignonesi“ balenano nel bicchiere.
I classici “cantuccini“ toscani svolgono dignitosamente il loro compito di supportare la beva e concorrere alla chiusa finale.
Ed è ancora estasi.
Ed è ancora un epilogo entusiasmante,con fresche sensazioni e vecchi ricordi che si rincorrono e si intrecciano,lasciando tracce che si fanno percorso...dei sensi e dell’anima...e proiettano i fedelissimi di “Casa Marino“ nelle praterie del sogno,laddove osano i creativi.
E il piacere si fa attesa e progettualità...e si percepiscono presagi di chissà quale nuova avventura che sorgerà come una visione per noi...
Della razza dei gaudenti.
Innamorati del gusto.
Sudditi della fantasia.
ROSARIO TISO
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