Tenuta Ulisse

Nel suo lento e assiduo peregrinare per le strade d’Abruzzo armato di macchina fotografica (...rigorosamente Canon...),nelle vesti ormai consuete di valente “cacciatore di immagini“ alla ricerca di scorci d’infinità da immortalare (...per poi vergarli a firma “toniomarino“...),Antonio Marino è incappato in una digressione di carattere umano ed enologico dagli esiti sorprendenti.

Pilotato da indicazioni provenienti dagli amici di “Casa Marino“(una sorta di laboratorio intellettuale permanente sempre in fermento spirituale,dove si sintetizzano nuove idee e si delineano prospettive sulle tracce del piacere sensoriale...),è giunto nel piccolo borgo di Crecchio,ai piedi del massiccio della Maiella.

Qui ha sede la “Tenuta Ulisse“,emergente e...per certi versi...già affermata realtà vitivinicola.
In un contesto paesaggistico di incontaminata bellezza,i fratelli Antonio e Luigi Ulisse hanno raccolto il testimone dell’avìta laboriosità contadina e,nel rispetto e valorizzazione del territorio,hanno lanciato il cuore oltre gli steccati della tradizione,impostando una viticoltura moderna volta alla valorizzazione del corredo terpenico e primario del frutto-uva e della sua naturale succulenza nella sanità e maturità dei pomi,da ritrovare intonsa nel bicchiere.

La provincia di Chieti è da oltre un decennio una regione all’avanguardia nella produzione vinicola
che mira all’eccellenza.La valle che si dipana dal litorale ortonese fino ai primi contrafforti montuosi dell’entroterra è stata ribattezzata,da qualche entusiasta operatore locale,la Napa Valley italiana.
Senza tentare accostamenti così arditi è evidente la vocazione di queste terre a generare prodotti vinicoli di qualità e tutta la zona sembra pervasa da energie spirituali ed imprenditoriali molto attive.L’ideale crogiuolo per la realizzazione dei sogni dei rampolli della famiglia Ulisse.
A “Casa Marino“ non si è mai tentato un “exursus“
fra bottiglie di un unico produttore.

Con la linea “Unico“ della “Tenuta Ulisse“ si inaugura un nuovo corso.
Conferite amorevolmente da Antonio,abbiamo di fronte una quaterna di bottiglie:Pecorino,Trebbiano,un rosato da uve Merlot e il classico Montepulciano d’Abruzzo.Tutte dell’annata 2009.
Quel che colpisce inizialmente è l’utilizzo di tappi rigorosamente in vetro.L’intento è evidente:non sovrapporre alle trame olfattive e gustative prettamente “uvose“ nessuna fragranza estranea al frutto.Si punta ad una franchezza estrema.A nessun legno e nessun sughero è concesso di lasciare la sua impronta sullo spettro aromatico del vino,a nessuna produzione(ad eccezione del Montepulciano d’Abruzzo “Amaranta“,affinato sei mesi in botti di rovere...) è accordata l’addizione lieve del tannino “gallico“ rilasciato durante la permanenza in legno e una tappatura “ossidativa“ recante ulteriori note di complessità.

Ad accompagnare i vini nessun piatto caldo.
Ancora una volta si punta su prelibatezze “fredde“:la “musisca“ lucerina,dell’ottimo gorgonzola novarese,una caciottina di pecorino toscano e la rivisitazione di una tipica preparazione gastronomica abruzzese:la “zampanella“.
All’utilizzo del pane raffermo bagnato velocemente sotto l’acqua tiepida,richiesto dalla versione tipica di Sulmona,si è preferito attingere alla rusticità garganica e ad una consistente pagnotta fresca di Monte S.Angelo.Poi un profluvio di verdure dell’orto...con i pomodorini maturi a far da protagonisti assoluti...irrorate di olio e sale a tracimare sulle fette di pane.
Il “Pecorino“ apre le danze.
Leggeri e soavi refoli di frutto aleggiano nel bicchiere.
La pulizia e il nitore sono ai massimi livelli.
Con il “Trebbiano“ si cambia marcia:più colore,più consistenza,più profumi ed un’integrità esemplare.
Il “Merlot“ vinificato in bianco lascia spiazzati.
I sentori ed un nerbo riconducibili all’uva di provenienza lo rendono atipico.Una vena briosa lo attraversa facendolo più goloso.
Un rosato “unico“ per gli amanti del genere.
A chiudere il “Montepulciano d’Abruzzo“.
Raro trovare simile freschezza in un rosso.
Il freddo ne ha preservato il corredo varietale e la pressatura soffice ne ha esaltato le morbidezze.
Saporosa beva per un finale appagante.


ROSARIO TISO
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