Foggia: Il vino è sempre stato una grande passione dell’umanità.
E... come il viaggio alimenta un tesoro inestimabile di ricordi che sono rugiada nei momenti di aridità... balsamo nei momenti di sofferenza... coltivare la passione per il vino è stato sempre, per gli uomini di ogni tempo e dove, come viaggiare attraverso storie, culture, luoghi, persone sempre diverse... in un esaltante rincorrersi di sensi e intelletto.
La vita è troppo squallida, povera, monotona... troppo rari sono i momenti dei sogni, i momenti di illuminazione e di orgasmo, a cui aspiriamo tutti con le scarpe rotte, il cuore sbrindellato... per non rifugiarci nell’incanto dell’oblio e del piacere assaporando l’intesa fra i sensi e una bottiglia di vino, amorevolmente accorsi gli uni in soccorso dell’altra.
Sono momenti che non danno frutti di felicità duraturi, perché i dolori hanno lasciato profonde ferite nell’anima che non sono spesso mondabili.
Il dolore è quasi sempre una perdita irreparabile nella continua sottrazione che opera la vita.
Ma l’amante della bellezza sa che deve aggiungere vita ai giorni, anche stappando semplicemente un nettare che promette di concedere profumi celestiali, sapori appaganti... in una parola:emozioni.
Nella dimensione orizzontale della quotidianità, fatta di fretta ed entusiasmi amministrativi, bere un calice di vino è accendere la verticalità, lo sguardo che si rivolge verso l’alto e alle cose dello spirito.
E se le cose belle del creato sono i suoi astri, sul fondo della nerità del male, più si è verticali, più si osano le altezze, più si sale... più aumenta il loro splendore, la loro visibilità.
Chi beve gioiosamente, con gusto e consapevolezza, è come uno che si diverte a contare da presso le stelle!
Smarrito in simili vagheggiamenti, mi ritrovo ai piedi della “Montagna del Sole“.
Stasera la strada dove mi porta il cuore è breve e conduce al Gargano e a S. Giovanni Rotondo:da Pietro Placentino e Matteo Melchionda, alla presenza di Giuseppe Placentino e degli amici dell’Opus Wine, sono attesi Antonio Caggiano e suo figlio Giuseppe.
“Maestro“ Antonio arriva portando con sé la sua macchina fotografica. Non ci vuole molto per capire che il “re“ di Taurasi ama l’arte di “fermare“ le immagini più di ogni altra cosa.
Dal “fil rouge“ della lunga teoria dei suoi “scatti“ si dipanano tutti i suoi racconti e le sue gesta, dall’Artico al deserto del Sahara, dal Brasile alla vecchia Europa.
Perdersi nelle sue vibranti narrazioni è inevitabile e fa quasi dimenticare lo scopo della serata:un “excursus“ nella recente vocazione “bianchista“ dell’azienda Caggiano.
Il “Deus ex machina“ dell’ulteriore rinascimento dell’azienda irpina non è stavolta il“patriarca“ ma suo figlio Giuseppe.
Fiagre, Devon, Bèchar, Mel:come dire le possibili declinazioni delle uve bianche... Greco e Fiano... più rappresentative della Campania e dell’intero Sud Italia.
Buono il “Fiagre“, grandi il “Devon“ e il “Bèchar“ ... tutti del millesimo 2009, grandissimo il Mel 2004:si ha la sensazione di una coltura mista di vite e nocciola, un sentore di cuoio, un frutto surmaturo con note esotiche e speziate.
Ma è il tatto a strabiliare, di untuosità e consistenza da vino di gran razza.
Il menù di supporto ideato dallo “chef“ dell’Opus Wine ha proposto una serie di creative preparazioni di pesce:
“Tortino di seppie“... sapido, ricco, sfizioso, abbinato al “Fiagre“;“Cavatelli con cozze, patate e rucola“... delicato e raffinato e “Cavatelli al ragù di polpo“... rustico e forte, piatto dalle indubbie potenzialità alla ricerca di un maggior equilibrio gustativo, abbinati al “Devon“;“Baccalà al forno con le patate“... morbido e saporoso, abbinato al “Bèchar“; “Sorbettino al limone e frutti di bosco“... fresco e pulente, abbinato al “Mel“ (inaspettata e gradita sorpresa di Don Antonio... )
Il fato ha voluto aggiungere incanto alla bellezza e un improvviso black-out ha spento le luci e acceso quella porzione di cielo che sovrasta “Lu Larie de Taccogne“(il “largo“ di Taccogne... ), il suggestivo slargo che ospita i tavolini dell’Opus Wine, all’esterno del locale.
Miriadi di stelle luccicanti hanno colmato la mente e il cuore di meraviglia e fra vivaci esclamazioni e sussurrati bisbigli si è aperta la strada l’ineffabile voce del silenzio.
Il ritorno della luce è accolto con rimpianto ed è quasi un segno che la vita non si può fermare, che deve continuare anche quando... per traboccamenti di “grazia“... si inciampa in frammenti di paradiso.
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore
Ultimi Articoli
La mortalità per cancro cala in Europa – tassi in diminuzione nel 2026, ma persistono disparità
Carofiglio porta — Elogio dell'ignoranza e dell'errore — al Teatro Manzoni
Teatro per tutta la famiglia: “Inside and Out of Me 2” tra ironia e interazione
Dogliani celebra quindici anni di Festival della TV con “Dialoghi Coraggiosi”
Sesto San Giovanni — 180 milioni dalla Regione per l’ospedale che rafforza la Città della Salute
Triennale Milano — Una settimana di libri, musica, danza e arti sonore dal 20 al 25 gennaio
A febbraio la corsa alle iscrizioni nidi – Milano apre il portale per 2026/2027
Hackathon 2025 — a Palazzo Lombardia gli studenti sfidano il cyberbullismo
Firmato il nuovo Protocollo per il Punto Unico di Accesso tra Municipio Roma III e ASL Roma 1