Sensofwine

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Con Luca Maroni... da sempre... trovo il mio habitat naturale. Con Lui non si ergono steccati ideologici e se è vero che c’è un’assioma di partenza(il logisma della fruttuosità del vino... )sotteso ad ogni scelta, il restare nel bicchiere, l’affidare al contatto diretto con il vino ogni responso circa la sua eccellenza, rende tutti i campioni degustati una sorta di democratico consesso dove l’unica regola valevole è la meritocrazia gustativa.
Si trovano vini famosi affiancati ad altri completamente sconosciuti e senza nessun timore reverenziale ci si accosta alla beva in religioso ascolto dell’unica deità ammessa a partecipare:i sensi.
Sensofwine“(l’annuale appuntamento con i vini premiati da Luca Maroni... ) è luogo dove non si consumano i riti di aprioristica venerazione di Baroli, Brunelli, Amaroni... dove può capitare che un umile vino di una cantina sociale conquisti la scena più del solito “supertuscan“ o del vino “modaiolo“ di turno.
In un contesto simile si diventa tutti protagonisti, espositori ed appassionati, in un gioioso e giocoso scambio alla pari sul crinale dei sentimenti, più che sul piano di aridi tecnicismi.

La rara esperienza dell’ “umanità“ del piacere diventa possibile.

Nell’ultima edizione... quella del Novembre 2009... la Campania mi ha ammaliato con le inedite fragranze del “Fior d’Uva“ di Marisa Cuomo, l’eccellente falanghina della beneventana “La Guardiense“ e la qualità di una felicissima versione del “Campanaro“ di Feudi di S. Gregorio. Il “Marziacanale“ di Vinosia... quasi da fuori concorso... mi ha impressionato per consistenza e nerità assoluta.

Le Marche mi hanno accolto con la inossidabile simpatia del titolare di Montecappone, Gianluca Mirizzi, e la brillante trama del suo Tabano Esino bianco. Al suo fianco le solite star di Velenosi:“Ludi“ e “Roggio del Filare“. Menzione particolare merita “Il Pollenza“:un uvaggio bordolese da competizione!
Il sorriso, la grazia e l’entusiasmo di una giovanissima sommelier, impegnata per conto di Librandi, e di Lidia Matera, titolare della Tenuta Terre Nobili, entrambe veri “spot“ viventi del nettare di Bacco, mi hanno introdotto nel regno dei vini calabresi.

Mai avevo assaggiato una sequela così intrigante di vini da uve misconosciute, magliocco e gaglioppo su tutte:dallo storico “Librandi“ alle più che emergenti “Ceraudo“, “Tenuta Terre Nobili“ e “Terre del Gufo“ è stato un’avvincente crescendo di golosità dove l’afrore della macchia mediterranea esalava ad ogni snasata.

Col Piemonte è ormai feeling consolidato quando in ballo c’è “Icardi“. Con Claudio ho assaggiato il “Nej“, il “Surì di Mu“, il barolo “Parej“, il barbaresco “Montubert“, il “Pafoj bianco“... . tutti vini che hanno fatto la “mia“ storia gustativa e che hanno, negli anni, promosso la mia evoluzione palatale. Il fascino dei vini di Icardi è nella loro pulizia, nella loro setosità, nella nettezza e delicatezza dei profumi e dei sapori. Ma soprattutto colpisce la franchezza e l’onestà dell’uomo:Claudio Icardi, oltre ad essere un eminente enologo, è una gran bella persona!L’aver evocato la bellezza richiama... per analogia... un’altra presenza, un’altra azienda, un altro vino:Giusy, l’azienda “Tenuta San Pietro“, il Gavi.

Lei è stata la regina del “mio“ Sensofwine. I suoi modi eleganti e raffinati rispecchiavano le caratteristiche dei vini che rappresentava:non essendo la “mano“ enologica dell’azienda si è di fronte quasi ad un fenomeno di trasmissione per contiguità. Il Piemonte e la Lombardia mi hanno poi riservato gli ultimi fuochi:la barbera d’Asti superiore “Vigna Solneri“ di Pescaja dell’appassionato Giuseppe Guido e la barbera “Poggio della Maga“ del Castello di Cigognola, ambiziose nella ricerca della monumentalità.

Chissà cosa avrebbe pensato il compianto Giacomo Bologna di simile progenie.


ROSARIO TISO
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