Riflessioni sul vino dopo aver bevuto...per l’ennesima volta...il Rosso dell’Abazia 1998 di Serafini e Vidotto,ed averne colto inediti tratti e provato nuovissime emozioni,sul crinale di una perduta integrità...
E’ difficile spiegare,è difficile capire...se non lo si è capito già...quanto possa essere unica una bottiglia di vino.
Il vino è il prodotto vivo per antonomasia.
Invecchia,si evolve.Campioni secolari stanno lì ad attestarlo.
Ma c’è di più.
Nell’accostarsi ad un nettare infinite variabili si intrecciano.La medesima annata del medesimo vino dello stesso produttore,il medesimo lotto,lo stesso luogo,lo stesso approccio non assicurano uniformità di risultato.
Lo stratificarsi di esperienze gustative diverse nell’arco di una più o meno lunga parabola sensoriale forniscono una sorta di base da cui il degustatore accorto cerca di muovere alla ricerca dell’anima di un vino.
Ma...per quanto si sforzi di applicare diligentemente i suoi parametri...i sensi,le ragioni,le suggestioni,gli umori che lo animano sfuggono a qualsivoglia codifica e controllo e,nello specifico di un momento particolare,finiscono per generare una sintesi diversa,una quadratura singolare,un giudizio sempre nuovo.
Come sempre nuova è l’ora che scorre.
Mai simile a quella che l’ha preceduta e che la seguirà.
In sede di estrema “ratio“ si ricorre spesso alla mediazione fra ricordi,conoscenze e sensazioni per giudicare un vino.
L’anonimità del campione aiuta ad essere obiettivi,quantunque sia opinabile lo stesso concetto di obiettività.
Capita così che esperienze diversissime possano derivare dalla stessa materia di partenza.
Quel che conta è quel che resta:il piacere di un assaggio,di un incontro...come di persona che va accolta...con la natura che ci parla se l’aiutiamo a svelarsi,senza interporre al contatto troppi pregiudizi,steccati di qualità,“target“ organolettici di riferimento.Il vino sa parlarci se lo si ama in quanto frutto della stessa genitrice...la madre terra...e lo si tratta con rispetto e fraterna empatia.Uno sguardo sussiegoso o censorio impedisce ai fluidi energetici di circolare,al piacere di fluire come linfa che vivifica ogni gesto e lo giustifica.
Ogni singola bottiglia di vino è un “unicum“ da celebrare.
Sempre e comunque.
ROSARIO TISO
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