In ognuno di noi c’è un “Io“ statico ed uno erratico.Il contadino e il cacciatore.
E ogni età ha la sua velocità,le sue strade,un diverso modo di soffermarsi sui dettagli,di gustarne l’essenza.
Si può dire...banalmente... che i giovani sono attratti irresistibilmente dall’ “autostrada“...rapida...senza il gusto del particolare.
Poi le esigenze si affinano,si passa alla “statale“ e si riconoscono le piccole città che si incrociano lungo il viaggio.In piena maturità si scopre una terza via....che solca
stradine strette...assaporando tutto quel che colpisce i sensi e l’immaginazione.
Dopo tanto girovagare...di solito...si sperimenta finalmente la pienezza della vita.Finalmente la parte più dinamica di noi non è in conflitto con quella più contemplativa.Camminano a braccetto e si dipanano sinergie insospettate.L’una svela l’altra.L’una serve l’altra.In un continuo rincorrersi di sensazioni....
Quanta follia risiede nell’impedirsi una naturale evoluzione verso stili di vita più consoni all’incedere del tempo.
Per aderire a falsi modelli di felicità.
Si coltiva diffusamente il pregiudizio che il benessere risieda nella sempiterna gioventù,nella mobilità,nella dinamica aspirazione-meta.E nel possedere ricchezze materiali.In realtà,come l’umanità pensante di tutte le epoche e di ogni luogo ha compreso, se non si giunge all’armonia non si possiede nulla e non si è nulla.Come nel vino.Dolce e amaro,acidità e sapidità devono bilanciarsi.Altrimenti si manca l’eccellenza.Anche con ricchezza d’estratti e mastodontica struttura si può fallire il risultato di una superiore piacevolezza.
Un grande vino è soprattutto una realtà circolare,sferica,senza spigoli.
Dove i sensi possono avanzare a piedi nudi come su di una soffice distesa di sabbia.
ROSARIO TISO
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