Nella calda alcova di casa mia,ad accompagnare il classico pranzo domenicale fatto di sughi robusti e carni alla griglia,ho stappato una bottiglia di Naturalis Historia 2004,quel che nelle intenzioni del produttore è l’aglianico principe di Mastroberardino(acquistato peraltro durante una visita al “Radici Resort“ di Mirabella Eclano dopo aver letto un’entusiastica recensione di Luca Maroni che,per quanto sia il più tecnico dei degustatori italiani,per i grandi vini possiede il sicuro istinto del rabdomante...).
L’aspetto è stato subito splendido,di lucente buona stoffa.Senza indugio son passato all’assaggio.
C’era il frutto,materia prima costitutiva.
C’era la dolcezza,base imprescindibile di ogni piacere organolettico.
C’era l’acidità...a dar movimento e freschezza.
C’era un’ampio corredo di sentori terziari...a dar conto e prova di nobile lignaggio.
C’era una vena di elegante ossidazione..a conferire una nota di vissuto e di mistero,sotto l’egida del tempo.
Poi...la fantasia ha rivestito il supposto e velleitario rigore dell’analisi sensoriale con la livrea del sogno...nutrendosi del “plancton“ che affiora sulle maree della coscienza:ricordi,passioni,sentimenti,idee.
Tutto concorre e confluisce a sostanziare un’emozione e per l’estasi il passo è breve:basta lasciarsi andare!
E in forza del potere evocativo prodotto dalle arrembanti sollecitazioni sensoriali si è riavvolto nella mente il film della memoria.E si è soffermato sui giorni in cui partivo da Foggia per andare sul Gargano ad incontrare l’autunno.Lì al suo interno,nelle pieghe segrete di Bosco Quarto...nelle valli “Ragusa“ e “Del Pezzente“,c’erano la policromia,gli odori,gli umori archetipici della stagione di mezzo che precede l’inverno ed i suoi rigori.
Per uno scherzo della fantasia tutto quanto...magicamente...l’ho ritrovato in questo vino.
Dov’è dunque l’opera d’arte?
E’ diffusa nei sogni ad occhi aperti,di certo effimeri e costruiti tassello per tassello,capaci di trasfigurare la realtà e...come un mandala...di scompaginarsi e svanire al semplice soffio del tempo che passa.
Ma nel cuore rimane impresso indelebile il ricordo del loro splendido e subitaneo avverarsi ,come accade al risveglio da un torpore notturno gravido di presagi ai fantasmi che popolano il sonno.
Quanto basta per ascrivere queste emozioni ai fatti memorabili di un’esistenza.
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore.
*Pubblicato sul numero di Novembre della rivista “The Taster of wine“
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