ROMA - È in scena al teatro Arcobaleno la commedia "Il Marchese del Grillo”, tratta da unantica leggenda romana raccontata per la prima volta da Domenico Berardi in un libretto doperetta di 32 pagine.
A riproporla la compagnia "La Tana dellArte” che, protagonista del panorama teatrale italiano, ha deciso di riprodurre fedelmente il testo del 1899. Il lavoro, egregiamente riadattato dal regista Umberto Carra, è divenuto uno spettacolo in tre atti adatto a tutti. Le freddure, le risate e le simpatiche burle accompagnate da canti e balli coinvolgono lo spettatore per lintera durata della commedia che, allo stesso tempo umana e dissacrante, va avanti e, tra rancori, gelosie e tante riflessioni, fa il ritratto della nobiltà romana in unepoca libertina e corrotta. Protagonista assoluta di tutta la storia - grazie anche ai continui riferimenti scenici, musicali e dialettali - sarà la Roma dellottocento. La città, a cui si vuole guardare senza alcun sentimento nostalgico ma con la certezza che senza memoria non cè futuro, farà da sfondo alla storia del Marchese del Grillo. Figlio di una nobile famiglia romana, laristocratico Onofrio vive nellozio più completo. Suo passatempo preferito è farsi beffa di chiunque e organizzare, grazie allaiuto di fedeli servitori quali il complice Titta, scherzi che finiscono con il ridicolizzare e additare le contraddizioni di una società degradata nei costumi e nella morale. Unica labilità con cui il ricco Marchese riesce sempre ad uscire da impensabili situazioni, sfruttando senza vergogna le conoscenze dellalta borghesia. Accanto a lui tanti personaggi che, tracciati come metafore tra la ricchezza e la povertà, risultano alla fine unefficace allegoria dei tempi moderni, in un mondo malato, dove luomo è alla ricerca della propria identità. Da Rosa, la bella serva plebea innamorata di Giachimone, a Ricciolo e Violetta, da Nuccia e Cesira allattrice francese Olimpia, allamore di Ercole e Virginia, alla fattucchiera Properzia, tutti hanno un proprio percorso personale che emerge durante la commedia scanzonata, grottesca, se vogliamo anche cinica e, a tratti, caratterizzata da unamara ironia di fondo. Venti gli attori in scena per un totale di ventiquattro personaggi. Per raggiungere lambizioso obiettivo e riuscire a riprodurre al meglio questa commedia divertente e di grande attualità, tuttavia, non è bastato soltanto lavorare sul testo ma è stato necessario intervenire scrupolosamente su tutte le fasi e gli elementi di scena come i costumi, che sono stati realizzati da Mary Mataloni. Particolare anche lattenzione rivolta alle scenografie originali, ideate dopo unaccurata ricerca da Elisa Piccini, e alle coreografie di Cristina Pitrelli, che danno quel tocco artistico capace di ricordare proprio la Roma di quei tempi. Le musiche e i testi musicali sono stati realizzati, appositamente per questa commedia, da Carmelo Caprera ed Elvino Echeoni. Numeroso anche lo staff tecnico, composto da ben quindici persone, impiegate per garantire il perfetto andamento di tutto lo spettacolo. "Ho cercato di dare a tutti i personaggi un dialetto di romanità antica che si è persa nel tempo, non forzandola troppo, proprio perché ormai molti vocaboli sono in disuso”, ha detto il regista che, parlando del lavoro, ha anche aggiunto: "Preparatevi ad assistere a una commedia dellarte, fatta di frizzi e di lazzi continui che garantiscono il divertimento nello svolgersi della commedia e con la giusta dose dironia per ricordarci che il mondo è sempre lo stesso. Pochi ricchi e tanti poveracci!”