CMI: È stata ricordata il 18 settembre a Parigi dal CMI, la Principessa Maria Gabriella di Savoia-Carignano; nata nella capitale transalpina il 18 settembre 1811, sposò a Chambèry l’11 ottobre 1827 Camillo Vittorio Principe Massimo d'Arsoli e morì il 10 settembre 1837. Era sorella di Maria Teresa che sposò il Principe Alessandro di Borbone Lamballe e fu vittima della rivoluzione francese il 3 settembre 1792, di Leopolda che sposò il Principe Giovanni Andrea Doria Pamphili Landi, di Caterina che sposò il Gran Connestabile del Regno di Napoli Principe Filippo Colonna e del V Principe di Carignano, Luigi Vittorio, avo del Re di Sardegna Carlo Alberto.
Durante dieci anni fu anche Principessa Massimo e amò Arsoli.
A ridosso del Parco Nazionale d'Abruzzo, tra i Monti Simbruini e i Sabini, nella Valle del Bagnatore in cui scorre l’Aniene, alle pendici dei Monti Lucretili troviamo Arsoli, antico insediamento degli Equi durante il V - IV secolo a.C. Intorno al III secolo a.C. i Romani conquistatori vi portarono numerosi coloni che chiamarono la città arxula, "piccola rocca".
Ai primitivi abitanti sconfitti fu concessa la cittadinanza romana, ma senza diritto di voto. La notevole abbondanza d'acqua della zona permise la costruzione degli Acquedotti Claudio e Marcio, che nel I secolo d.C. risolsero in parte i problemi idrici di una Roma assetata e in continua espansione.
Con la decadenza dell’Impero Romano e le successive invasioni barbariche, il territorio si spopolò e fino agli ultimi anni del X secolo non si ebbero più notizie dell’abitato. Le prime riappaiono nel 997, quando viene citato un castello chiamato Arsule, di proprietà dei benedettini di Subiaco. San Benedetto vi aveva costruito uno dei suoi dodici monasteri, quello di Sant'Andrea, raso poi al suolo dai Longobardi. Ricostruito come castello, Arsoli fu ceduto nel 1280 dai Benedettini alla famiglia dei Passamonti, cui apparteneva il famoso condottiero Amico d'Arsoli, che si battè con straordinario coraggio in difesa della Repubblica di Firenze attaccata dal principe d'Orange.
Proprietà degli Orsini e poi dei Colonna, il feudo passò agli Zambeccari. Questi ricevettero un paese "svuotato" dalla peste e dalle truppe di Carlo V; che vi avevano creato una piazzaforte. Nel 1574 il possedimento fu venduto ai Massimo, una delle più antiche e stimate famiglie dell’aristocrazia romana, che ne decisero l’acquisto su consiglio di san Filippo Neri, amico e confessore di famiglia. I nuovi proprietari si preoccuparono subito di migliorare le condizioni dei cittadini e di restaurare il Castello e la Chiesa di San Lorenzo, la più grande del Paese, che nel 1579 ospitò l’assemblea che preparò lo Statuto del 1584 concesso dai Massimo. Vennero costruiti l’Acquedotto di Fonte Petricca e la Fontana di Piazza Valeria.
La terribile pestilenza del 1656 non risparmiò Arsoli, i cui abitanti in soli tre mesi furono ridotti da 900 a 145.
I Massimo tuttavia non si persero di coraggio e, impiantando una serie di attività come la lavorazione della pelle, della lana e dell’argilla, riuscirono a ripopolare il paese. Creati prima Marchesi e poi Principi, i membri di questa illustre e generosa famiglia ricevettero l’onore delle visite di Giacomo III d'Inghilterra, che fu ospite del Castello di Arsoli nel 1733, e di Papa Gregorio XVI, che vi si recò nel 1834. Nel 1938 il Principe Ereditario Umberto di Savoia sostò ad Arsoli durante una visita alla cugina, S.A.R. la Principessa Maria Adelaide di Savoia-Genova (figlia del Duca Tommaso, fratello della Regina Margherita) che aveva sposato S.E. il Principe don Leone Massimo.
Attualmente il Castello Massimo, che risale al IX secolo, è a disposizione di tutti gli eredi Massimo che gentilmente ne consentono la visita. Dopo l’8 settembre 1943 l’edificio fu occupato da un comando tedesco, che vi rimase fino al giugno 1944. Nel corso dei secoli, il Castello è stato restaurato più volte. l’intervento più importante è stato eseguito da Giacomo della Porta, che ha lasciato la sua impronta sopratutto nella Chiesa del Santissimo Salvatore, compresa nel complesso del Castello e impreziosita da una tela attribuita al Domenichino.
Da ricordare anche che Marco Benefial, un pittore di scarsa fortuna in Roma, ma che ebbe successo nel resto dell’Italia, fu chiamato nel 1774 ad eseguire nel Castello un ciclo di affreschi rappresentanti le quattro virtù cardinali.
Coraggio e lealta'
Queste sono le doti che il Nobile Amico Pasamonti ha lasciato in eredità agli Arsolani. Forte, generoso e incapace di ogni forma di slealtà , al fianco del Re di Francia Francesco I (figlio di Luisa di Savoia) nella famosa battaglia di Pavia, questo indomito condottiero corre in difesa di Firenze assediata dagli Spagnoli.
Luogotenente di Francesco Ferrucci, è accanto a lui fino a quando, sanguinante, non crolla sopraffatto dagli avversari. Marzio Colonna, che combattè con gli Spagnoli, lo compra per 600 ducati: non per liberarlo, ma per infierire su di lui che, legato e già coperto di mille ferite, viene scannato come un vitello. Quali che fossero i torti ricevuti dal suo avversario, certo è che il Colonna verrà da questo episodio ricoperto di vergogna, mentre la sua vittima indosserà il manto della gloria. E gli Arsolani erediteranno da lui una nomea da esibire con orgoglio.
Tra le manifestazioni più importante dal 1630 c’è ogni 24 agosto la festa patronale di S. Bartolomeo, l’ultima settimana di giugno il "Palio dell’Amico" (I quattro borghi si contendono la riproduzione della spada del grande condottiero e si svolge un imponente corteo storico) e il 12 dicembre la "pasquella degli Arsolani" in onore della Vergine di Guadalupe, che salvò il paese dalle distruzioni dell’ultima guerra; dopo la messa vengono distribuiti bicchieri di vino e ciambelle.
Giovanni Vicini
Centro Studi
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