Camminare all’alba a Venezia è scoprire l’incanto di una città dormiente e silenziosa,percorsa dalle alte strida delle rondini,saccheggiata da maestosi gabbiani intenti a depredare i sacchetti di immondizie sparsi qua e là,presidiata da nugoli di colombi ondivaghi e inquieti.
Non si nota quel che v’è di sporco e maleodorante.
Per accorgersene occorrerebbe spegnere la malìa che promana dall’armonica architettura dei palazzi,dal mistero dei “sotoporteghi“ e delle “corti“,dal fascino discreto delle “calli“ e perfino il fitto ciagolare di qualche vecchia insonne ha un che di musicale e seducente e non il potere di ridestarti dal sogno.Man mano che il sole avanza sulle facciate delle chiese e le ombre della notte si dileguano in recessi sempre più remoti,monta la marea della vita come una crescente sinfonia fatta di gesti e rumori prima lievi,poi sempre più decisi e netti.
Campo S.Maria Formosa già pullula di gente.L’appartenenza si dipana in fitti e incomprensibili dialoghi al bar fra lavoranti dei mercati cittadini già operativi da ore.La loro fisicità e fragorosità non lascia dubbi sulla loro funzione concreta nel funzionamento del mondo.I mistici e gli intellettuali pure sono attivi in solitarie presenze meditabonde e assorte.
Tutti hanno la loro cittadinanza in un campo veneziano sul far del giorno...
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore
*Tratto dall’opera “Diario veneziano“ di Rosario Tiso
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