La foce del fiume Sangro

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Ho fatto una rapida incursione in quella che definisco una piccola Camargue:la foce del Sangro.Il crollo del ponte sulla statale 16 ha disvelato prospettive inedite.Lo sguardo può spaziare in profondità nella direzione del corso del fiume ed ammirarne la selvaggia bellezza.Sentieri quasi inaccessibili ne fiancheggiano gli argini,aprendosi faticosamente nella frescura del folto di un intricatissimo sottobosco.
Le acque scorrono placide e imponenti fino al punto in cui il mare vorticoso le accoglie.
La vista di un topo fece fuggire un’amica nello stesso punto in cui mi trovo in osservazione.Rimase contrariata e giurò che non sarebbe mai più tornata lì.
Ma cosa pretendiamo noi “cittadini“...che la natura smetta di essere tale per mostrarsi asettica,pulita,fredda come le nostre case-obitorio?
Guardo i gabbiani che si esaltano nella caccia quando il mare è grosso e scrollo le spalle a scacciare i cattivi pensieri.
Ah,poter godere ogni frammento del mosaico perfetto che ho davanti.Giunto in riva al mare mi immergo fino alla cintola.E’ un bagno parziale e simbolico:vuol significare che sto dalla parte dell’equoreo amico che mi accoglie.
Rabbrividisco...ma il mio cuore brucia di passione.
Straordinario è lo spettacolo della foce del Sangro quando si fa sera.Una lingua di terra divide la placida parte terminale del fiume dalle onde del mare.Il tramonto...complici una serie di nubi basse,sottili e affusolate...ha reso rosso-fuoco le acque del fiume contigue a quelle azzurro-grigie del mare.Sullo sfondo la sagoma dell’Abbazia Cistercense di S.Giovanni in Venere sembra dominare la scena con sacrale imponenza.
La natura fa spettacolo quando e come vuole...
Non c’è Natura più Natura di altre.
Ci sono piuttosto occhi meno acuti e anime meno sensibili.
Perché la bellezza non è qualcosa di necessariamente sensazionale.
Solo se guardiamo col cuore la si può cogliere ovunque.
Non basta vedere:occorre contemplare.
Contemplare è vedere,udire,toccare,gustare...in una parola...sentire.
Un luogo lo si possiede solo dopo che lo si è contemplato.
Vederlo è come averlo semplicemente fotografato.
Diciamo “è bello“ o “è brutto“ con la testa e non ci occupiamo più del resto.
Le cose importanti invece sono altrove.

ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore
**Tratto dalla raccolta “I diari dell’anima“ di Rosario Tiso