Archeologia: SU LADYSILVIA: Per più di un secolo la storia dell’archeologia in terra d’Israele è stata- al- centro- di molte e complesse vicissitudini. - Sin dall’Ottocento, studiosi e viaggiatori europei erano animati dal desiderio di trovare qui reperti e testimonianze monumentali che potessero confermare gli avvenimenti narrati nella Bibbia. è necessario ricordare che il notevole dispiegamento- di mezzi, sia militari che scientifici, che consentiva l’avvio dell’esplorazione archeologica in Terra Santa, faceva parte della politica imperialista- delle potenze coloniali occidentali, di Gran Bretagna, Francia, Germania e, in minor grado, degli Stati Uniti e della Spagna e, più tardi- anche dell’Italia.

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Non c’è da meravigliarsi che gli Inglesi, considerandosi il primo regno cristiano stabilitosi nel Paese, dopo che i Crociati lo avevano abbandonato ben 800 anni prima, abbiano favorito in particolare proprio lo scavo dei molteplici siti che ancora testimoniavano la- presenza in Terra Santa di quei cavalieri medioevali: la Cittadella di Gerusalemme, il castello di Athlit, il castello di Rabad in Transgiordania e così via.
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Negli stessi anni il Sionismo politico,- che aveva come obiettivo principale il ritorno di un’entità ebraica nel Paese, si riferiva alle scoperte archeologiche- - anche se in parte inconsapevolmente " come ad uno strumento per rinnovare, sul piano della propria identità culturale, l’antico legame con quella terra. Con lo scavo delle città di biblica memoria venivano alla luce le conferme della presenza ebraica nel passato- storico di Israele: in questa ottica va vista, ad esempio, la scoperta delle mura di Gerico (che si pensava fossero quelle di Giosuè ) o quella delle famose “scuderie di Re Salomone” di Meghiddo, luoghi storici che- non mancarono di- sollevare un’ondata di entusiasmo- tra coloro che ricercavano le testimonianze della loro antica presenza in questa terra.
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In questa temperie un aspetto culminante era costituito dalle continue scoperte delle più antiche sinagoghe (ricordiamo che è recentissimo il rinvenimento della Sinagoga di Sefforis) che si aggiungevano al vasto inventario delle testimonianze- ebraiche- visibili e tangibili- nel paese.
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A questa motivazione, però , si affianco anche una tendenza diversa: il desiderio, cioè, di esplorare il territorio di Israele senza condizionare le ricerche ad alcuna tendenza politica o religiosa. Gli archeologi israeliani incominciarono così ad interessarsi dei siti appartenenti a periodi storici diversi da quelli delle loro radici culturali.
Con il diverso approccio ideologico cambiarono anche il- metodo e la tecnica- della ricerca.-
Già negli scavi di Meghiddo, all’inizio degli anni Trenta, venne impiegata la fotografia aerea: sugli scavi veniva fatto innalzare- un pallone, equipaggiato con una macchina fotografica. La fotografia aerea acquistò poi un’importanza sempre maggiore fino a diventare uno strumento fondamentale della ricerca, aprendo una nuova dimensione alla riscoperta storico-archeologica del Paese.
a cura di DUILIO PACIFICO
Grazie a dott Dan Bahat
Archeologo Israeliano