Chiusura definitiva degli Istituti per minori in Italia al 31 dicembre 2006.
Una dichiarazione forte e ad effetto che rimanda, subito , ad una successiva domanda: e poi che cosa succederà a quei bambini?
Proprio a questa domanda nessuno ha voluto, o meglio, saputo dare una risposta chiara ed esaustiva.
Nè un politico, nè un magistrato. E neppure i tanti esperti che con destrezza evitano la risposta.
Perchè la risposta è semplice, disarmante: nulla !! Non succederà nulla in Italia con la chiusura degli istituti per minori.
Vediamo di capire, allora, che motivo c’è di segnalare questa data come risolutiva e degna di nota se, nella pratica, non condurrà a nessuna soluzione positiva per l’infanzia disagiata italiana.
Gli Istituti per minori nascono in Italia nel 1400 , con quella meravigliosa intuizione che è e che rimane l’Istituto degli Innocenti. Ma il grande numero si svilupperà sotto forma di collegi ed educandati nel 1800, quando malattie, emigrazione, povertà e soprattutto nel 1900 , le guerre mondiali, abbandonano sulla strada decine di migliaia di bambini soli senza protezione e mezzi anche minimi di sostentamento.
Si tratta di strutture religiose, e comunque gestite da religiosi, che garantiscono vitto, alloggio ed educazione scolastica a questi “esposti”.
Molti non hanno neppure la registrazione anagrafica , e i precettori di queste strutture provvedono anche a dare nomi e cognomi ai minori loro affidati. Dio t’allevi, Dio t’aiuti , Speranza, e tanti altri diventano cognomi veri e propri che ritroviamo nelle discendenze di quei trovatelli di 200 anni fa.
Ma nella recente e moderna storia italiana, il legislatore ha saputo fare tesoro di questa esperienza secolare, vagliando i tanti problemi irrisolti ed apportando progettualità , sinergia tra servizi sociali ed autorità giudiziaria minorile.
Nasce nel 1983 la legge 184 , la pietra miliare italiana nella programmazione della tutela dei minori, da 0 a 18 anni.
Una legge completa, moderna ed intuitiva.
Una legge che , nella sua articolazione completa e lineare non ha rivali in Europa e nel mondo.
Una legge ben fatta e che attendeva solo una buona applicazione.
Una legge che , nel 1983, sancisce di fatto la fine degli Istituti , definendoli solo “estrema ratio” dell’accoglienza dei minori in Italia, ma già eliminando agli stessi il ruolo di contesto adeguato all’educazione, tutela e salvaguardia dell’infanzia in Italia.
Ma se gli istituti per minori non sono dalla legge del 1983 ritenuti valida soluzione per l’accoglienza etere familiare dei bambini con problemi familiari gravi, quali sono queste alternative?
La legge del 4 maggio del 1983 n. 184, recita all’articolo 2 “Art. 2. Il minore che sia temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo può essere affidato ad un'altra famiglia, possibilmente con figli minori, o ad una persona singola, o ad una comunità di tipo familiare, al fine di assicurargli il mantenimento, l’educazione e l’istruzione.
Ove non sia possibile un conveniente affidamento familiare, è consentito il ricovero del minore in un istituto di assistenza pubblico o privato, da realizzarsi di preferenza nell’ambito della regione di residenza del minore stesso.”
Rafforza il senso di questo articolo anche la modifica apportata alla 184 dalla successiva legge del 28 marzo 2001 n. 149 che semplicemente rafforza il concetto , proponendo la prerogativa dell’accoglienza alle famiglie affidatarie (quasi inesistenti in Italia) : «Art. 2. " 1. Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti ai sensi dell’articolo 1, è affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno. - 2. Ove non sia possibile l’affidamento nei termini di cui al comma 1, è consentito l’inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato, che abbia sede preferibilmente nel luogo più vicino a quello in cui stabilmente risiede il nucleo familiare di provenienza. Per i minori di età inferiore a sei anni l’inserimento può avvenire solo presso una comunità di tipo familiare.”
Sono quindi le famiglie affidatarie, soventi recuperate all’interno del contesto familiare allargato del minore, le prime a dover essere tirate in causa per la protezione dello stesso. Ma tra il dire ed il fare, tra la teoria e l’applicazione della norma stessa, esiste un mare di cultura, di diffidenza, di problemi irrisolti che hanno condotto i Tribunali per i Minorenni a dover ricorrere sovente a soluzioni diverse dall’immediato collocamento del minore in un contesto familiare affidatario.
Le Comunità di tipo familiare, le Comunità alloggio, le Comunità Educative, le Case famiglia: esperienze multicolori di accoglienza che in Italia affogano le loro radici negli anni 70 ed 80, ma che proprio con la legge 184 del 1983 assumono un ruolo , un fondamentale bacino di accoglienza adeguata e “moderna”, capace di rendere inutile il ricorso agli istituti per minori.Così inizia la chiusura , progressiva, silenziosa ma inesorabile, degli Istituti per minori in Italia.Ma la loro definitiva e naturale morte, non comporta soluzioni o tanto meno disservizi ai minori italiani.Proprio per la natura della legge 184/83 e per la successiva 149/01 i bambini ed i ragazzi con gravi difficoltà familiari in Italia venivano accolti e protetti in altre strutture e con ben diverse collocazioni.I poco più di 1.000 minori, quasi tutti adolescenti, ospiti ancora oggi di uno sparuto numero di Istituti, dovranno essere certamente accolti in altre , più idonee, realtà . Ma resta il fatto che la chiusura degli Istituti per minori non porterà miglioramenti progettuali, programmatici e di tutela per gli stessi sul territorio nazionale. Non porterà maggiori investimenti, visto che le ultime 3 finanziarie succedutesi con diversi Governi, hanno solo e sempre tagliato i fondi da destinarsi all’infanzia ed ai bambini. Non porterà nulla ai Tribunali per i Minorenni d’Italia, alle prese con tagli drastici. Non porterà nulla neppure ai Servizi Sociali territoriali (Consultoriali e Comunali) che hanno subito da Berlusconi ed ora da Prodi un taglio complessivo del 50 % degli investimenti in meno di 36 mesi. Non porterà nulla se non un nuovo slogan da poter ripetere, ormai senza alcuna convinzione. Ma allora , che cosa succederà con la chiusura degli Istituti per minori in Italia?
Niente, proprio niente. Ma soprattutto nulla di migliorativo.
Sembra ormai che i legislatori del 1983 siano una razza estinta, e che in Parlamento, al Senato ed al Governo siedano solo i figli ed i nipoti dei politici che avevano conosciuto fin troppo bene gli Istituti del dopoguerra, le loro tristi storie di solitudine e di miseria.
E la disattenzione alle esigenze della tutela dell’infanzia della nuova classe politica italiana è così macroscopica quanto vuota è la frase che ripetono: Chiudono gli istituti per minori.
Alessandro Maria Fucili
loretobambino.it
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