RAI Fiction e Luxvide ricordano l’8 Settembre 1943

sotto il cielo di roma, film per la televisione in due puntate, interpreta come venne vissuta l’occupazione tedesca nella città eterna

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Il contesto storico nel quale viene a trovarsi una vicenda umana e politico - militare come quella del periodo dell’occupazione nazista di Roma tra l’estate del 1943 ed il giugno 1944, vede la figura di Papa Pacelli, Pio XII, ricostruita ancora una volta ed illuminata da fasci di luce a volte oscuri ed a volte illuminanti per alcune interpretazioni storiche forse leggermente approssimative, al centro di questa produzione che Rai Cinema, in coproduzione con LuxVide, Eos Entertainement, Tellux, Bayerischer Rundfunk e Rai Trade, manda in onda nei giorni di domenica 31 ottobre e lunedi 1 novembre prossimi su Rai1.

Come la figura e l’opera di Pio XII sia stata ricostruita e sceneggiata è argomento delicatissimo perché ancora oggi l’atteggiamento assunto dal Santo Padre è stato, nel tempo successivo agli eventi narrati, interpretato tanto in maniera attiva quanto, purtroppo, anche in chiave negativa ed antisemita data la particolarità dei luoghi che hanno visto le truppe tedesche che avevano invaso la Città Eterna sull?orlo di volerla radere al suolo.

Perché una storia ambientata in un così particolare e non ancora definito periodo storico?

Perché il film ha voluto, in un certo senso, descrivere ed interpretare la complessità storica di un momento che ha visto quali protagonisti il Papa e la sua Chiesa, i tedeschi occupanti, gli ebrei del ghetto in un vorticoso carosello di guerra, di martirizzazioni, di episodi militarmente ed umanamente ancora oggi poco chiari e proprio un così interessante scenario è stato scelto per cercare di interpretare una verità che gli autori e sceneggiatori, Fabrizio Bettelli e Francesco Arlanch, hanno a modo loro voluto evidenziare e giustificare sotto l’aspetto della Scioa.

Il dramma della deportazione degli ebrei romani è vissuto ed evidenziato in maniera raffinata ed in modo tale che lo spettatore è chiamato a giudicare se l’atteggiamento assunto da Pio XII sia stato in qualche modo opportunistico e/o calcolato, evidenziando le interiori sofferenze del Pontefice nell’assumere decisioni, anche di carattere squisitamente diplomatico, che hanno poi sicuramente influito sulla vita e la morte di migliaia di persone: mentre è vero che oltre mille ebrei romani vennero deportati, è anche vero - però - che alcune migliaia se ne salvarono proprio grazie all’atteggiamento assunto da Pio XII verso le autorità militarmente occupanti ormai in vista di una sicura resa, e pertanto scomposti ed inferociti, in condizioni psicologicamente tali da rendere possibile il compimento di qualunque azione, anche la più eclatante come quella che venne attuata con la distruzione di un intero quartiere di Roma, San Lorenzo, e con il fine ultimo della totale distruzione della Capitale e del rapimento dello stesso Papa.

L’opera diplomatica compiuta dal Santo Padre nell’occasione è descritta in maniera analitica, in ogni particolare, dalla offerta di oro agli ebrei per raggiungere i 50 chili del prezioso metallo richiesti dai tedeschi, alle pressioni sui comandanti militari germanici per salvare gli ebrei e Roma, fino alle richieste degli stessi tedeschi al Papa per trattare, in loro favore, con gli americani, una pace separata; il dramma interiore vissuto da Papa Pacelli nel declinare l’invito rivoltogli in maniera quasi accorata dal generale Wolff, che verrà dal Papa stesso convinto a risparmiare la città eterna dopo una visita alla Cappella Sistina, viene espresso in maniera magistrale da James Cromwell ( Pio XII ) nel film, in due puntate da 100 minuti ciascuna che rappresenta l’evidenziazione pura e semplice dei sentimenti degli autori diretti dal regista Christian Duguay.

Esso esalta magnificamente e pone in evidenza, chiarissimamente, il dramma di allora, con il Re d’Italia in fuga, Roma in mano tedesca e con soltanto la ieratica religiosità e l’arte diplomatica di Eugenio Pacelli ad affrontare in qualche maniera, nella neutralità delle mura leonine, la spietatezza dei militari occupanti per la speranza del popolo intero di una Roma al tracollo e che scarta decisamente l’idea - pure suggeritagli - dal futuro Papa Montini, della fuga per riparare se stesso.

L’opera del Sommo Pontefice nel cercare di salvare più vite umane possibili è evidenziata in maniera ferma e tutt’altro che coperta: egli sfrutta l’unica arma che ha in mano: la inviolabilità, almeno spirituale, del Vaticano, la sua extraterritorialità, le chiese, i conventi, i seminari nei quali vengono nascosti una decina di migliaia di ebrei che debbono la loro vita proprio all’opera caritatevole di Santa Romana Chiesa.

Lo scenario drammatico è a volte reso meno cupo dalla parallela e bella storia di amicizia creatasi tra un partigiano, Marco, ed un ragazzo ebreo innamorato di Miriam, anch’essa ebrea: entrambi i ragazzi ebrei vivono nel ghetto e si ritrovano, dopo essersi dispersi, in un convento nel quale erano riparati ospiti della Chiesa; quando i tedeschi irrompono nel convento sia i due ragazzi ebrei che Marco, anch’egli ospite di quel convento, riescono a salvarsi e sembrano finalmente salvi ma Marco resta ucciso nel corso di una rappresaglia tedesca.

Nell’apoteosi di gloria che fa seguito all’entrata in Roma degli americani liberatori sta il momento sublimazionale e fors’anche liberatorio del film: il matrimonio, con rito ebraico, di Miriam e Davide.

Ettore Bassi ( Marco ), Mario Foschi ( Davide ) ed Alessandra Mastronardi ( Miriam ) sono i bravissimi interpreti che danno vita alle figure dei tre ragazzi; Mathias Hermann è il generale Wolff e Cesare Bocci interpreta magistralmente la figura di Mons. Montini.

Nel corso di una affollata conferenza stampa Fabrizio Del Noce ha descritto i motivi che hanno indotto Rai Fiction ad affrontare una tematica tanto delicata e ruvida ed ha altresì indicato nei particolari la ricerca storiografica condotta per la puntuale documentazione dei fatti e dei personaggi mentre Fabrizio Bettelli ha illustrato come gli autori hanno affrontato, consapevolmente, i rischi di un soggetto altamente rischioso date le implicazioni storiche, politiche, culturali che esso comporta.