MONTEFIASCONE - "Il Sole di Nina" opera prima di Marco Arturo Messina, in Concorso a Est Film Festival di Montefiascone in provincia di Viterbo. Il film è prodotto da Jandha Film ed è stato girato tra Mantova, Roma e Trieste.
Nina, un clown che vive sui tetti di una cittadina circondata dai laghi, si sofferma commossa a guardare lo specchio d'acqua dipinto in lontananza e le tante persone che camminano laggiù, sotto al suo sguardo, veloci e distratte, ciascuna con la propria storia e la propria ombra dentro al cuore e dietro di sé. In questo andare e venire, la malinconia si prende Nina e ricopre i tetti. Nina è l’anima ferita di un tempo passato: ha sofferto, ma non racconterà mai il perché. Perciò si farà angelo - per alcuni visibile, per altri pura presenza – e illuminerà l’esistenza delle persone che incontra per le strade di una Mantova notturna e malinconica. Solo così riuscirà a trovare anche per se stessa la risposta alla domanda che si porta dentro: Che cos'è l’amore?
Il Giorno 26 Luglio alle ore 17.30 presso la Rocca dei Papi a Montefiascone in provincia di Viterbo in via della Rocca, verrà proiettato il film "Il Sole di Nina”, in concorso al Est Film Festival. Un film sull’amore e il desiderio di riscatto, opera prima del regista Marco Arturo Messina, prodotto da Jandha Film e girato tra Mantova, Trieste e Roma. Per l’occasione sarà possibile ascoltare dal vivo le note snelle, inebrianti e vigorose del regista polistrumentista Marco Arturo Messina guadando con inframezzi musicali il tempo riservato al dibattito previsto dopo la proiezione. Messina è eclettico compositore. Le sue composizioni nascono dalle radici della tradizione classica con elementi derivati dalla musica klezmer, rock folk e contemporanea. Ha realizzato colonne sonore per produzioni cinematografiche e spettacoli teatrali. Il cinema negli anni è diventato l’"ordito" che lo ha portato a tessere brevi racconti, drammaturgie teatrali e sceneggiature prediligendo in particolar modo l’argomento fiabesco - fantastico per le sue capacità "visionarie". "Il Sole di Nina” è il suo primo lungometraggio ed è stato realizzato con un budget molto contenuto, difatti, le tecnologie di ripresa ad alta definizione hanno permesso un risultato eccellente con costi bassi. La pellicola racconta la storia un clown di nome Nina che vive sui tetti di una cittadina circondata dai laghi e sotto al suo sguardo olimpicamente passerà una carovana di personaggi ciascuno con il proprio vissuto. La sua personalità quintessenziata, dinamica e dirompente abbraccerà ognuno di loro. Tra di essi Nina conosce Herman Sternis, si abbaglia della sua luce ma la radiazione dal sentimento delle cose, il loro enigma che le nutre inietta frange di cultura psicologica e morale nonostante l’uomo cerchi in tutti i modi di coprirsi di quella durezza e solitudine che ormai segnano il suo excursus. Nina fluisce con calma nel presente, è capace di scrutare i cuori più bui, in una simultaneità uniforme dei piani visibili in cui passato e futuro si congiungono. Infatti comprende anche l’inquietudine di Bianca, una giovane fotografa insoddisfatta da un amore ormai giunto alla fine, una sorta di stella smarrita e senza calore ai margini del firmamento ma che Nina/sole saprà riscaldare. C'è poi un uomo che fa con le note del suo violino uno spartito vivente, personalizzato, superbamente levato al disopra delle convenzioni di comunicazione, che diventa la lingua di un outsider purosangue disciolta in suoni che esalano dalla dimora galleggiante sul lago. Con lui la protagonista raggiungerà lepigono artistico creando un rapporto osmotico. Poi cè Pedro un vecchio e folle barbone che fa di Nina la sua compagna di strada quella che - nella vaporosa agonia quotidiana - si ritrovano a calpestare e che la renderà testimone nella parabola della sua vita. Con la stessa dolcezza Nina presterà i suoi occhi ad un uomo cieco dalla nascita scartando le comuni varianti del sistema espressivo, luomo vedrà langelo/clown attraverso limpulso profondo che il suono delle sue parole riesce a trasmettergli Nina è l’anima ferita di un tempo passato: ha sofferto, ma non racconterà mai il perché. Perciò si farà angelo per alcuni visibile, per altri pura presenza ed illuminerà l’esistenza delle persone che incontra, si nutrirà delle loro debolezze, inquietudini e paure. La sua parola decente senza sorprese e scatti si piegherà ad ogni interrogativo tantè vero che riuscirà a trovare per se stessa la risposta alla domanda che si porta dentro: Che cos'è l’amore?Ed a soccorrerla ancora una volta il suo sorriso ospitale che – maturato nelle traversia della vita – è radioso sole per sé e gli altri. La fotografia del film è firmata da Daniele Trani mentre gli attori sono Silvia Benedini, Tapani Mononen, Giovanni Franzoni, Federica Restani, Werner Di Donato e Stefano Mangoni. La pellicola vanta il patrocinio del Club Unesco di Udine e Mantova, perché, "in sintonia con le Agenzie della Nazioni Unite, con gli organismi internazionali e nazionali, statali e non statali e con enti, istituzioni e associazioni della società civile, testimonia l’impegno per la cultura della pace e della non violenza, la lotta contro la povertà e per il riconoscimento e la condivisione dei diritti universali”. Rappresenta un modo nuovo di affrontare la produzione cinematografica, basato sul coinvolgimento del territorio e delle aziende che vi operano, in modo del tutto indipendente. I sostenitori sono stati la mantovana Lubiam Moda per l’Uomo, Mantova Film Commission, Ars Progetti Teatrali e Cinematografici, con la collaborazione dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Provincia di Mantova e il patrocinio della Fondazione Banca Agricola Mantovana e il Comune di Mantova e con la preziosa collaborazione della aziende Danese Autogru e friulana Trudi, con i suoi marchi Trudi, Sevi e Olli Olbot, per aver fornito gli accessori scenografici e per aver donato materiali e prodotti utilizzati durante le riprese, atto che ha contribuito ad arricchire e rafforzare il messaggio di solidarietà del progetto, rivolto in particolar modo ai bambini svantaggiati. Un film partorito dalla collaborazione di Marco Arturo Messina, Ruggero de Virgiliis, Daniele Trani ed Elia Falaschi, giovani desiderosi di emanciparsi dalle logiche stantie dellambiente cinematografico italiano. Completamente al di fuori del sistema-cinema, i ragazzi di Jandha Film si sono dimostrati caparbi al punto da coinvolgere moltissime realtà differenti in un dialogo produttivo in grado di produrre film di qualità. Jandha Film, attiva anche nella realizzazione di videoclip e filmati aziendali, si sta affermando anche a livello internazionale con collaborazioni di rilievo con realtà similari, che porteranno nelle prossime settimane al concretizzarsi del progetto "Balkan Express”, documentario sul difficile processo di transizione in atto nei paesi balcanici e che prevede anche lorganizzazione di workshops cinematografici e musicali in ciascuna delle nazioni visitate Il sole di Nina è unenergia che supera la ragione e castiga la malinconia, una sorta di microcosmo, interprete della natura e del mondo, un simbolo senza confini in cui germinano le sfaccettature dell’arte (di amare, di viversi per vivere e far vivere…). Dal nucleo la vita si irradia alla periferia, dalla strada al palco seclissa in una chimica capace di creare una stella che a volte si infrange in una fissità immobile - energia di una risposta che rimane per noi enigma – e finisce per flettersi nella fiumana della vita attraverso unespressività ascendente - cosè lamore? SOLE - che la tristezza non pota perché larte con certezza astrale salva ed attizza con una raffinatezza a volte incomprensibile. Nina, angelo-clown fraziona il suo io nello zibaldone complesso di determinazioni interiori diventa "sole” affidandosi alla somma delle personali esperienze del contingente e donandole al singolo. Nina "paesaggio singolare” ed apparato simbolico domina la volta umana ed ascolta e/o parla in un amplesso unico le orbite planetarie in cui si verificano congiunzioni e/o opposizioni che determinano la verace natura dei personaggi "particelle separate”- vestiti da una seconda pelle, da un amnio con allusione al mondo e con riprese di vita - che si intrecciano ciascuno con il suo inconfondibile timbro in un dialogo organicamente relazionato al resto dellio nella totalità del noi che si dilata in amore verso laltro. La Nina messiniana è luce, è sole eterno, continuo e senza, ogni creatura morirebbe ed ogni creatura rappresenta la vita: è vita che sgocciola anche il lato ludico e consapevole di chi assiste allo spettacolo della stessa timbrando i biglietti dingresso degli spettatori che incontra invitandoli a riflettere su ciò che cerchiamo di dimenticare. "La protagonista è il genio nellepoca della dissoluzione della soggettività umana – dichiara il registra Marco Arturo Messina – è fonte di emozione catartica in unesistenza male contemporaneizzata ma è anche energia in rapporto cosciente ed immediato con l’universo che tenta di incanalare in contrade di serenità. Unenergia, anche solare appunto, un inginocchiatoio del quale il gradino deve oggi necessariamente essere tatuato dalle genuflessioni del tempo della rivoluzione verde”. è un'individualità eminentemente amorevole, una natura prodigiosa nel suo mutare e scorrere nella piena cromatica rapinosa della vita. è simile all’albero di Zarathustra che più svetta verso il cielo e più è attaccato alla terra perché istituisce per sé e gli altri una scala di valori che invita a salire guadagnando quote di realtà approfondita ed assecondata con dedizione. E la sua arte e la sua filosofia di vita non sono che le faville dell’attrito fra questo immenso ideale e reale, che Nina porta dentro di sè. Il suo sentire raffinato e profondo sembra ricevere gli stimoli dalla musica composta dallo stesso Messina (tra ciò che è e sarà), - che pare ignorare leffetto che produce – ammaliante che laccompagna, motore che da centro alla periferia, ala allala, embrione che diventa essere ed essere per esserci amando/si. Dinanzi a ciò lo spettatore diventa onnisciente nella magmatica e placentare pellicola, il fiume "lacqua come la vita riflette molte cose diverse” eden ed istintiva naturale autodifesa dinanzi alla vena montaliana di "una realtà incredibile e mai creduta” e di cui si ricerca il codice tra sensibilità e vulnerabilità private che sembrerebbe condurre verso una vita le cui scoperte basteranno a nutrire anima e mondo interiore in cui mente e cuore si coagulano lamore oltre il cuore "mente” ed il sole potentemente riscalda e fa corona allidea di salvare il mondo…il nostro mondo. Camminavo per le strade di Mantova racconta Marco Arturo Messina - alla ricerca di uno spunto forte per realizzare un film che avesse anche a che fare con la città. Lacqua è un elemento importante, forse la vera protagonista: i laghi che circondano, proteggono ma al tempo stesso non lasciano possibilità alla città di modificarsi. Ogni volta che scendevo dal treno e arrivavo a Mantova, andavo subito in giro a prendere appunti. Cercavo una storia e volevo che fosse proprio la città a suggerirmela. Sulla mia moleskine avevo scritto l’appunto: Clown, Clown come angelo, personaggio nemico dei confini dell’animo umano. Un angelo con la maschera da clown che rappresenta quanto di "incomprensibile” nasconde la nostra normalità "apparente”.Il clown è un adulto che torna bambino per ricucire le ferite della propria infanzia, tutte quelle cose che sono rimaste a metà. l’angelo-clown di questo film usa la maschera non solo per sanare i suoi dolori, ma anche e soprattutto curare quelli dei personaggi che incontra. Cercavo la mia storia a Mantova, ma l’idea di un clown come protagonista aveva preso forma nella città dove risiedo da circa undici anni, Udine, in un pomeriggio dellaprile 2006. In un appartamento all’ultimo piano di un palazzo del centro storico vive veramente un "angelo”; è ancora lì. Non dirò mai chi è; in fondo non è mai necessario raccontare tutto.Ho cominciato a preparare il film solo con questa idea. Nella ricerca degli esterni, Mantova - prosegue Messina - si è confermata subito la location ideale, così ricca di posti bellissimi, colorati e al tempo stesso neutri, senza colore, freddi.
Mi era daltronde subito piaciuto questo estremo così visibile: molte scene sono nate da lì, sono state scritte per alcuni luoghi che hanno catturato la mia attenzione e curiosità. Il lago - l’acqua - è un elemento ricorrente nel film perché, come la vita, incontra e riflette molte cose diverse. I colori utilizzati ne Il Sole di Nina e l’atmosfera malinconica che ho voluto ricreare, grazie anche alla grande sensibilità del direttore della fotografia – e amico - Daniele Trani, traducono lo stato mentale della protagonista. Il soggetto trae ispirazione dalla realtà, da qualcosa che mi è successo realmente; ma poi, per raccontare questa storia, pur partendo dalla vita vera, sono scivolato nei ricordi e nella "fantasia-finzione” più emotiva. Credo che quando si ha in mente di scrivere una sceneggiatura, sia necessario staccarsi da tutto, diventare un altro, entrare dentro tutti i personaggi che si vogliono raccontare. Io stesso mi sono dunque trovato ad essere ognuno di loro, mi sono avvicinato alle loro emozioni, alle loro debolezze e alla loro forza; in ciascuno di loro c'è una parte di me. Capirete che uno, poi, di notte non dorme proprio benissimo con tutti questi personaggi "dentro”.
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