Napoli: Polizia di stato - La cattura del boss dei Casalesi, Antonio Iovine, è “Un risultato che parte da lontano e passa attraverso il valore di un metodo che non a caso è diventato il ’modello Casertà“. Lo dice il capo della Polizia, Antonio Manganelli, sottolineando che ’’Ora distruggeremo l’intero clan’’.
Il “modello Caserta“, spiega il prefetto Manganelli ’’Significa potenziare un desk interforze che punta alla complementarietà, cioè controllo del territorio, offensive sul patrimonio e caccia ai reggenti in fuga, grazie a una conoscenza strategica dell’organizzazione’’. Il segreto, insomma, di questi successi contro la criminalità organizzata sta ’’Nella squadra dedicata all’obiettivo’’. Il “modello Caserta“ aggiunge Manganelli, ’’è stato di recente insediato nel foggiano come a Reggio Calabria. I nostri uomini perseguono i loro obiettivi, meglio se nel silenzio’’.
Come tutti i capi di mafia e camorra alla fine Iovine è stato arrestato nel suo territorio dove godeva di amicizie e connivenze ed era protetto da una rete impenetrabile di omertà.
La latitanza del boss del clan dei Casalesi, si è conclusa là dove era cominciata,14 anni fa, a Casal di Principe, roccaforte della cosca più potente della Campania. A catturarlo gli agenti della Squadra mobile di Napoli, diretta da Vittorio Pisani, che erano da tempo sulle sue tracce.
#hl=it&biw=1231&bih=743&q=Antonio+Iovine&aq=f&aqi=&aql=&oq=&gs_rfai=&fp=246b791fe8769257" target="_blank">Antonio Iovine si nascondeva in un villino di via Cavour, dove veniva ospitato dal proprietario, #hl=it&biw=1231&bih=743&q=Marco+Borrata%2C+43+anni&aq=f&aqi=&aql=&oq=&gs_rfai=&fp=246b791fe8769257" target="_blank">Marco Borrata, 43 anni, muratore incensurato, arrestato con l’accusa di favoreggiamento. Era Borrata, insieme con la moglie e una figlia, a prendersi cura del latitante, e di questo gli uomini della Squadra mobile ne erano ormai certi tanto da tenere sotto controllo abitazioni e nascondigli riconducibili alla famiglia.
L’operazione è entrata nella fase decisiva dopo l’intercettazione di una telefonata risalente a poche ore prima della cattura in cui uno dei familiari faceva richiesta di un panettone, circostanza che avrebbe convinto i poliziotti della presenza in casa del boss.
La cattura non è avvenuta per una soffiata ma è il risultato di una lunga serie di appostamenti e, soprattutto, di mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali.
Secondo gli investigatori, Iovine da almeno sei o sette mesi si nascondeva presso la famiglia di Marco Borrata, ed avrebbe trascorso gran parte della sua latitanza nel suo paese, con rari spostamenti, soprattutto in Francia, nonchè in Emilia e in Toscana, regioni dove il clan avrebbe esteso le sue attività economiche.
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