QUALE FUTURO PER IL MAIRA A SAVIGLIANO?

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Dal giorno in cui, nel mese di dicembre dello scorso anno, si è concretamente iniziato a parlare dell’intervento di canalizzazione e di cementificazione del tratto urbano del Maira, la popolazione di Savigliano ha affrontato per la prima volta nella sua storia un argomento che mai e poi mai si sarebbe sognato. Il Maira è un fiume amico, che alla città deve la sua attuale conformazione ed al quale la città ha sempre riservato un'attenzione particolare, oppure è un fiume nemico, crudele, capace di appropriarsi con inondazioni catastrofiche di quanto la città ha costruito nel corso dei secoli a fianco del suo alveo? La storia insegna che il Maira non è mai stato aggressivo e che non ha in alcun modo fatto di Savigliano un luogo ove poter scaraventare l’irruenza delle proprie acque a danno di coloro -i saviglianesi- che lo hanno sempre considerato, con estrema benevolenza e con tanta passione, il posto privilegiato ove trascorrere il tempo libero, dedicarsi allo sport, pensare ad un refrigerio estivo e, nei tempi trascorsi, attingere a piene mani da quel ricco patrimonio -fauna ittica, materiale litoide e presenze arboree in alveo- addirittura utile alla sopravvivenza di centinaia di famiglie. Ma in tempi recenti c’è chi ha voluto asserire, facendolo codificare in una legge dello Stato, che il Maira è pericoloso e che le sue piene di portata eccezionale (che comunque mai e poi mai potrebbero arrivare alle porte della città perché destinate ad esondare prima, in aperta campagna) sarebbero tali da mettere in serie difficoltà Savigliano e la sua popolazione. Con quali conseguenze? Chi pensa al Maira come ad un corso d'acqua capace di far del male agli amici di sempre, con i quali da duemila anni condivide parte del territorio della piana cuneese, ritiene necessario intervenire drasticamente ampliandone l’alveo, aumentandone le sponde ed intervenendo massicciamente anche con l’uso del cemento, desertificando di fatto tutta l’area urbana che la tradizione degli ultimi decenni ha comunemente definito «parco fluviale». Chi pensa al Maira, invece, come ad un elemento della natura necessario del dovuto rispetto, nel quadro delle regole che il tempo, l’ambiente e le leggi internazionali hanno codificato, ritiene sufficiente che si ragioni del corso d'acqua come ad un elemento della natura che non deve essere disprezzato o danneggiato e che pertanto ogni ipotesi di intervento deve nascere da un principio di saggia e moderata gestione del territorio attraverso quelle opere di rinaturalizzazione che ormai molte nazioni hanno individuato come unico toccasana per la salvaguardia dell’ambiente fluviale e delle eventuali antropizzazioni che ne hanno accompagnato il corso.
Sono mesi, dunque, che i saviglianesi -ma non solo, visto che l’intervento proposto avrebbe ripercussioni ben più ampie- discutono dei criteri per intervenire sul Maira. Compiere, cioè, un'azione di vera e propria canalizzazione trasformando il percorso urbano del fiume, oppure limitare l’intervento all’indispensabile cercando di restituire al corso d'acqua, in tutta la sua lunghezza e non solo a Savigliano, quella naturalità che gli è sempre appartenuta?
È partendo da questi presupposti -e per cercare di fare chiarezza- che il Comitato Difesa Maira Savigliano organizza per martedì 12 luglio, alle ore 21, presso l’ex sala municipale di via Miretti, un incontro e dibattito pubblico alla presenza di due autorevoli rappresentanti di altrettanti modi di intendere il fiume. Da un lato l’ambientalista, il dott. Andrea Agapito Ludovici, referente del Wwf Italia per il problema fiumi nel bacino del Po, socio fondatore del Cirf (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale) ed autorevole esperto a disposizione del Governo centrale in relazione all’applicazione della Direttiva Quadro Acque 2000/60 CE non ancora recepita dall’Italia (che di fatto impedirebbe l’intervento di Savigliano così come concepito attualmente). Dall’altro l’interventista, l’ing. Francesco Cerchia, dirigente dell’Ufficio programmazione, pianificazione, servizi di piena e polizia idraulica dell’ Aipo di Parma, responsabile del procedimento che vuole la trasformazione del Maira a Savigliano. A moderare l’incontro il giornalista ambientalista Piero Strobino, componente del Consiglio di amministrazione del tratto cuneese del Parco del Po.
l’incontro ha per titolo «Il Maira a Savigliano - Quale futuro per i nostri fiumi?». l’appuntamento, dunque, è per martedì 12 luglio alle ore 21, palazzo Miretti a Savigliano.