Milano: Forzasilvio it - Pur essendo stato ridimensionato a causa di Oscar Luigi Scalfaro, che impose al Parlamento la cancellazione dell’immunità parlamentare sbilanciando a favore della magistratura il potere di condizionare l’attività politica, l’art. 68 della Costituzione conserva un minimo di tutela di riservatezza per deputati e senatori.
Eppure, nelle indagini condotte dalla procura di Milano sul caso Ruby non sembra ci sia la benchè minima traccia di queste garanzie costituzionali. Malgrado il Parlamento abbia negato l’autorizzazione a perquisire gli uffici di pertinenza di Silvio Berlusconi, giudicando la procura milanese totalmente incompetente in quanto l’inchiesta sarebbe di spettanza del Tribunale dei ministri, non passa giorno senza che sulle pagine del Corriere della Sera e di Repubblica finiscano intercettazioni, verbali, documenti e notizie riguardanti la sfera privata del Presidente del Consiglio. Tutto materiale che non poteva neanche essere raccolto.
Oggi, per esempio, è possibile leggere con dovizia di particolari il dettaglio dei movimenti finanziari, dei bonifici e dei pagamenti riferibili a Berlusconi stesso. Come è possibile tutto ciò?
Di fronte a un simile imbarbarimento dell’accanimento giudiziario, con la classe politica che, invece di fare fronte compatto per pretendere il riequilibrio fra poteri, usa a seconda delle convenienze questa o quella indagine, le toghe (anche quelle titolari di indagini sul Presidente del Consiglio) non trovano di meglio da fare che scambiarsi delle mail in cui si prefiggono l’obiettivo di fare in modo che “lo zietto Berlusconi tolga il disturbo“.
Questo la dice lunga sull’imparzialità , la correttezza e la fondatezza di certe inchieste. L’unico obiettivo è colpire, e possibilmente affondare, il premier.
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