Salviamo dal cemento un tratto del fiume Maira!

Monta la protesta contro un progetto assurdo che nessuno vuole e che danneggerebbe irreparabilmente il corso d'acqua- 

Quella che il «Comitato Difesa Maira Savigliano» ha intrapreso è una battaglia non facile, certamente impegnativa e ad armi impari. Cosa chiede? Che l’Aipo (ex Magistrato del Po) e l’Amministrazione comunale rinuncino a canalizzare e cementificare un tratto urbano del fiume Maira e spendano quanto previsto per acquisizioni ed interventi di naturalizzazione del corso d’acqua, nel tratto a monte, ripristinando il vecchio percorso, restituendo al fiume le storiche aree golenali e ridando all’affluente del Po il senso ed il significato geologico che ha sempre posseduto e che interventi poco illuminati di ingegneria idraulica hanno invece trasformato nel corso dei secoli. Una battaglia ad armi impari: da un lato la forza (sovente anche un po’ prepotente) del finanziamento pubblico (i quattrini sono stati stanziati dalla Regione Piemonte); dall’altro l’impegno disinteressato e trasversale (la politica dei partiti è assolutamente esclusa) di un manipolo di alcune centinaia di persone che, senza soldi ma soltanto con tanta buona volontà , si oppongono ad un progetto che ritengono «folle» ed antistorico ed in questa battaglia coinvolgono a livello nazionale associazioni di tutela ambientale quali Wwf, Lipu, Legambiente ed Italia Nostra. Il tratto di fiume interessato è quello urbano.

Sono tre chilometri circa che il Maira percorre a ridosso di Savigliano (città in provincia di Cuneo) e in area parzialmente antropizzata. Un tratto importante che la popolazione ama particolarmente e al quale massima attenzione -dal punto di vista naturalistico- è stata prestata a partire dagli anni ’70, quando un progetto pilota di Parco fluviale gettò le proprie basi per concretizzarsi in anni a venire. Sentieri, percorsi, vegetazione e particolare attenzione agli abitatori dell’acqua e dell’ambiente circostante hanno caratterizzato la passione verso questo angolo di natura, che poco alla volta ha riacquistato la propria origine selvaggia qualificandosi per la naturalità che aveva perduta e riuscendo a convivere senza compromessi, in una simbiosi rispettosa ed onesta, con l’uomo.

Il progetto di «messa in sicurezza» (così come vengono definiti i lavori) nasce lontano ed è conseguenza delle esondazioni del Tanaro e del Sarno. «Savigliano è in pericolo», viene detto, e si avvia la pratica che porta a disegnare le fasce fluviali e a rivedere, con una Variante, il Piano Regolatore Generale. Nella aree circostanti il corso d’acqua non si può più costruire come si vuole ma si devono rispettare le regole che le fasce impongono. Nel frattempo l’Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), di concorso con l’Amministrazione comunale, lavora al progetto di stemazione spondale. In quel tratto, così si dice, devono poter transitare 640 metri cubi di acqua al secondo. Nelle condizioni attuali non è possibile. Le scelte operative sono traumatiche e vertiginose.

Cancellano il Parco fluviale e riducono al lumicino il verde che si era impossessato dell’area. Quasi si trattasse di Polesine, vengono progettati terrapieni, massicciate enormi, nuovi ponti e muraglioni di contenimento. L’alveo viene quasi raddoppiato ed il tratto urbano del Maira completamente canalizzato. Non deve esondare, si dice. Il Comitato controbatte: i documenti d’archivio non riferiscono di alcuna esondazione storica e tanto meno a memoria d’uomo ci si ricorda che il fiume sia uscito dannosamente dagli argini invadendo la città . Semmai è l’altro corso d’acqua che costeggia la città sul lato opposto, il Mellea, che soltanto negli anni recenti (nel 1949, nel 1981 e nel 1996) è uscito dagli argini invadendo un intero quartiere, a creare problemi a Savigliano. Ciò non è sufficiente a giustificare un cambio di indirizzo, anche perché il finanziamento riguarda gli affluenti del Po ed il Mellea non è afflunete diretto del più lungo fiume italiano. Così l’intervento, spiegano le autorità , si fa sul Maira.

Ad insorgere sono moltissimi. Centinaia e centinaia di articoli e prese di posizione caratterizzano il mese e mezzo di attività del Comitato spontaneo. La popolazione si dichiara contraria: un sito web locale lancia un sondaggio ed i no all’intervento suprano addirittura l’86 per cento. Ma si va avanti ugualmente, anche se i geologi e gli ingegneri idraulici naturalistici, affermano che il problema, se problema esiste, va risolto diversamente. Distribuendo l’investimento su tutto il corso del Maira e rinaturalizzando, come ormai si fa nella maggior parte delle altre nazioni, il corso del fiume. L’intervento su Savigliano è destinato a creare problemi solo a valle, dove l’acqua canalizzata aumenterà la propria velocità richiedendo nuovi interventi di messa in sicurezza in luoghi ove non era necessario.

A mesi -o addirittura a settimane- le ruspe entreranno nel letto del fiume. Il Comitato organizza un sito web di documentazione sull’iniziativa [ http://www.saviglianocn.it/maira/maira.html ] ed invita tutte le persone sensibili ad inviare messaggi di protesta all’Aipo all’indirizzo di posta elettronica ufficio-to@agenziapo.it all’Amministrazione comunale di Savigliano protocollo@comune.savigliano.cn.it e per conoscenza al Comitato Difesa Maira, al mail comitato.maira@libero.it Chiede poi a tutti di coinvolgere il maggior numero di persone e di trasmettere il messaggio ove possibile, affinchè la protesta aumenti e possa portare a qualche risultato. Ringrazia infine tutti, indistintamente, di cuore.

fonte: luigibotta@libero.it