Roma: I risultati dellindagine conoscitiva del Ministero:
· Le donne sono la maggioranza del personale del SSN
· Solo poco più del 18% delle donne riveste ruoli apicali nel SSN
· Nonostante 1 medico su 3 sia donna, solo 1 donna su 10 è dirigente medico di struttura complessa (ex primario)
· Al via Tavolo permanente di monitoraggio sulla presenza delle donne nel SSN e sui loro sviluppi di carriera.
· I dati del monitoraggio saranno trasmessi al Parlamento con una Relazione annuale
Il Ministro della Salute prof. Ferruccio Fazio e il Sottosegretario alla Salute On. Francesca Martini sono intervenuti oggi a Roma alla I Conferenza nazionale "Il ruolo delle donne nellevoluzione del Servizio Sanitario Nazionale. Da Maria Montessori ai giorni nostri” nel corso della quale è stata presentata la I indagine conoscitiva promossa dal Ministero sul fenomeno della femminilizzazione della sanità in Italia.
Scopo delliniziativa, quello di quantificare e comprendere quali sono le caratteristiche della crescente presenza delle donne nelle strutture della sanità e quali potranno essere gli scenari futuri nellambito della salute in Italia ed in Europa.
La Conferenza è stata aperta dal Sottosegretario alla Salute On. Francesca Martini che ha sottolineato: "Le donne rappresentano ormai da molti anni la maggioranza del personale impiegato nel Servizio Sanitario Nazionale e dall800, quando le prime donne si laurearono in medicina, la sanità italiana ha goduto incessantemente dellapporto del mondo femminile. A fronte di questo però solo poco più del 18% delle donne raggiunge ruoli apicali nel servizio sanitario nazionale e solo 1 su 10 è dirigente medico di struttura complessa (ex primario). Ho fortemente voluto, in accordo con il Ministro Fazio, che il Ministero della Salute, nella giornata della donna, riconoscesse il loro ruolo fondamentale e con la prima Conferenza nazionale della storia della Repubblica dedicata a questo tema abbiamo aperto una riflessione seria e approfondita focalizzando i traguardi raggiunti, ma anche affrontando le criticità emergenti e abbiamo delineato un percorso volto a valorizzare per il futuro le competenze e le qualità intrinseche delle donne che tutti i giorni danno il loro apporto affinché la sanità italiana possa mantenere e incrementare la propria eccellenza. Oggi, con questa Conferenza, abbiamo avviato un percorso "storico” che proseguirà nel tempo. Istituiremo infatti al Ministero un Tavolo di monitoraggio permanente sulla presenza delle donne nel servizio sanitario nazionale, in cui verrà dato particolare rilievo ai loro sviluppi di carriera. Ci proponiamo inoltre di fornire ai due Rami del Parlamento una Relazione annuale con dati aggiornati che sarà un prezioso strumento di lavoro, di osservazione e di riflessione sia per le Commissioni parlamentari competenti che per tutti i parlamentari, tenendo conto che lobiettivo prioritario è diffondere una cultura della crescita professionale sul territorio coinvolgendo le Regioni in questo percorso fondamentale.
Lindagine ha rilevato il trend degli anni 2001-2009 ed ha fatto conoscere attraverso delle interviste le esperienze e le storie di vita di alcune donne della sanità che rivestono posizioni di coordinamento e di vertice.
Il Ministro della Salute prof. Ferruccio Fazio nel corso del suo intervento ha in particolare evidenziato "Edeterminante il contributo che le donne hanno fornito e forniscono alla sanità italiana nel suo complesso. Ricordo che una donna italiana, Rita Levi Montalcini, ha ottenuto il Premio Nobel per la medicina per i suoi importantissimi studi sulle cellule nervose e che Maria Montessori è nota in tutto il mondo per i suoi studi sulla psichiatria. Sulla scia di queste illustri pioniere sono molte le donne ricercatrici italianeche si stanno facendo onore nel nostro Paese e nel mondo. E positivo, come indica la nostra indagine, che tra il 2001 e il 2009 il numero delle donne medico sia aumentato dal 30% al 37% e che le donne si stiano facendo strada anche in specialità considerate tradizionalmente maschili come chirurgia e radiologia. Nellindagine mi ha favorevolmente colpito che buona parte delle intervistate sostiene che latout delle donne in sanità non è comportarsi come i maschi, ma applicare alla medicina le proprie caratteristiche specifiche come la tenacia, lintuito, la capacità di relazione. Forse sono ancora poche le donne primario negli ospedali, docenti nelle Facoltà di medicina e dirigenti nel Servizio sanitario nazionale. E una lacuna che tutti insieme dobbiamo impegnarci a colmare e a questo scopo, come ha annunciato il Sottosegretario Martini, istituiremo al Ministero un Tavolo di monitoraggio che avrà anche il compito di applicare alle professioni sanitarie limportantissimo accordo raggiunto ieri sera al Ministero del Lavoro per iniziativa del Ministro Sacconi sulla conciliazione tra lavoro e famiglia che punta ad introdurre in tutti i livelli di contrattazione forme di flessibilità, come orari rimodulati, forme di telelavoro, lavori a tempo parziale, nuove forme di congedi parentali, per conciliare i tempi di vita e i tempi di lavoro delle donne. E un accordo che rappresenta una vera pietra miliare per favorire la piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro:un altro importante risultato concreto di questo Governo”.
Di seguito una sintesi dei dati emersi dallIndagine del Ministero "Il fenomeno della femminilizzazione della sanità in Italia: ricerca quali-quantitativa sulle caratteristiche e i trend dellultimo decennio”.
Il punto di partenza della riflessione del Ministero sono i dati sulla dirigenza del Servizio Sanitario Nazionale che fotografano una situazione con molte donne in corsia e poche nelle stanze dei bottoni.
E una tendenza cronica a giudicare dai dati del Conto annuale della Ragioneria dello Stato relativi agli anni 2001-2009 e dellUfficio di statistica del Ministero della Salute– Settore Salute.
Le sproporzioni più rilevanti riguardano in generale proprio laccesso alla professione medica e specificatamente i vertici dei ruoli sanitari.
Nel Servizio Sanitario Nazionale infatti la presenza femminile è la maggioranza, intorno al 63,41% nel 2009, ma nella distribuzione dei ruoli le donne costituiscono, in base ai dati del 2009, il 37% dei medici (erano il 30 per cento nel 2005) che lavorano nel SSN e il 77% del personale infermieristico.
Nel 2001, solo il 10% degli incarichi direzionali (Direttori Generali, Amministrativi, Sanitari e dei Servizi Sociali) era rivestito da donne; nel 2009 sono diventati il 18,61% (163 donne su 876 posti).
Le donne aumentano in varie categorie lavorative qualificate in cui la predominanza maschile era più netta. E’ donna quasi la metà dei dirigenti amministrativi: il 47%, ma la percentuale sale al 70% se si considerano i ruoli amministrativi non dirigenziali. Il sorpasso si registra anche nel resto della dirigenza sanitaria non medica, come ad esempio farmacisti, biologi e psicologi donna sono oltre il 70%.
A fronte di questo dato, l’analisi della distribuzione dei ruoli indica ancora una bassa rappresentanza tra le altre posizioni dirigenziali, dovuta al forte scollamento accumulato negli anni trascorsi. Tra i medici, le donne oggi costituiscono il 37%, dato significativo rispetto al 30% del 2001, ma i posti di dirigente medico di struttura complessa (gli ex primari) sono ancora occupati da poco più di una donna su dieci (il 13,2%, 1.284 su 9.692).
Nelle posizioni dirigenziali intermedie nel 2009 troviamo basse rappresentanze femminili: i camici rosa a capo di strutture semplici sono uno su quattro. Tra le categorie storicamente femminili la presenza delle donne è confermata: tra il personale infermieristico raggiungono il 77%, mentre tra gli assistenti sociali superano il 92%.
I dati continuano a confermare come in un contesto sociale in cui si danno per acquisiti elementi fondamentali quali le pari opportunità, sia ancora in atto un processo di differenziazione e gerarchizzazione in grado di attribuire alle differenze biologiche una capacità di strutturazione sociale, soprattutto in campo medico.
A fronte di un processo che ormai sembra irreversibile di "femminilizzazione del SSN” e la futura inversione delle proporzioni, appare opportuno intraprendere una serie di misure organizzative e culturali volte a facilitare e valorizzare il ruolo della donna medico nel SSN.
Dallindagine qualitativa emerge che nella percezione delle intervistate le caratteristiche del modello femminile in sanità si connettono efficacemente con i prossimi scenari previsti per il sistema.
Il Servizio Sanitario Nazionale è sempre più orientato verso la promozione della salute ed un impostazione paziente-centrica, in cui diviene fondamentale labitudine a lavorare in equipe multidisciplinari, la continuità assistenziale, la capacità di prendere in carico la salute del paziente in una visione dinsieme.
La donna in sanità dimostra di avere una forte capacità di prendersi cura dei bisogni dei pazienti, facendosi carico delle loro sofferenze e trasmettendo umanità, sicurezza, serenità ed affettività.
La donna è quindi in grado di mantenere costantemente la qualità primaria dei propri rapporti interpersonali e quindi la capacità di agire in totale trasparenza e pienezza di risorse e di emozioni, spesso a differenza degli uomini, sia nellambiente della famiglia che nellambiente di lavoro.
Con una maggior presenza delle donne in sanità, soprattutto nei ruoli apicali, si tratterebbe quindi di salvaguardare, come patrimonio e potenzialità di tutta la società, questa sfera dei rapporti umani primari, della solidarietà e dellaffettività, consegnandone in un qualche modo le chiavi al genere femminile che già di fatto esercita da secoli questa funzione allinterno della famiglia.
Con la I Conferenza Nazionale è iniziato un percorso che proseguirà nel tempo con listituzione di un Osservatorio sulle "Donne in Sanità” e di un Tavolo di monitoraggio permanente sulla presenza delle donne nel SSN e sui loro sviluppi di carriera.
Lobiettivo è quello di registrare ed evidenziare i cambiamenti in atto sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo; caratterizzare la presenza delle donne, per quantità e per posizione, in relazione ai territori regionali ed alle diverse normative locali; approfondire attraverso indagini qualitative tematiche specifiche relative a particolari focus che emergono dai risultati del monitoraggio dei dati.
I risultati del monitoraggio e delle indagini quali-quantitative saranno trasmessi ai due Rami del Parlamento con una Relazione Annuale e confluiranno in un Report che sarà presentato l8 marzo di ogni anno alle successive edizioni della Conferenza Nazionale su "Il ruolo delle donne nellevoluzione del Servizio Sanitario Nazionale”.
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