Giustizia: la relazione al Parlamento del ministro Alfano

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Roma: Il nemico mortale della giustizia italiana è la sua lentezza per questo l’attività del Ministero della giustizia ha avuto come primo obiettivo nel 2010 il miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario e penitenziario del nostro Paese. Così si è espresso il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, presentando la relazione sullo stato della giustizia in Italia prima al Senato (il 18 gennaio) e poi alla Camera dei deputati (il 19 gennaio).

In particolare i risultati rivendicati dal ministro sul fronte dell’efficienza riguardano l’arretrato civile pendente, per la prima volta dopo trent’anni diminuito del 4 per cento rispetto allo scorso anno. Tale risultato è stato reso possibile dalla concomitanza di alcuni fattori positivi, come le riforme avviate nel settore civile, l’enorme sforzo compiuto sul fronte dell’informatizzazione e della razionalizzazione dell’amministrazione, la revisione delle norme sulle spese di giustizia.

Risultati raggiunti, ha detto il ministro, nonostante i tagli determinati a livello globale dalla contingente crisi economica sui bilanci di ciascuna amministrazione pubblica.

Relazione al Parlamento sullo stato della giustizia in Italia


Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha presentato prima al senato (il 18 gennaio 2011) e poi alla Camera dei Deputati (il 19 gennaio 2011) una relazione sullo stato della giustizia in Italia. Sul contenuto della relazione - oggetto dell’intervento in aula del ministro il 19 gennaio 2011 - è stata votata ed approvata dalla Camera dei deputati una risoluzione di condivisione dell’attività svolta dal ministero della Giustizia.

In sintesi la relazione sullo stato della giustizia:
Il nemico mortale della giustizia italiana è la sua lentezza. Per questo l’attività del ministero della Giustizia ha avuto come primo obiettivo nel 2010 il miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario e penitenziario del nostro Paese ed, in questo senso, nonostante i tagli determinati a livello globale dalla contingente crisi economica sui bilanci di ciascuna amministrazione pubblica, nei 12 mesi scorsi sono stati raggiunti significativi risultati in materia di organizzazione dei servizi e di potenziamento del sistema carcerario.

“Rivendicati” dal Ministro della Giustizia i risultati conseguiti dal Governo, sul fronte dell’efficienza, lo strumento usato dall’amministrazione per contrastare la lentezza del sistema processuale italiano che impedisce al cittadino di fruire della giustizia quale servizio di uno Stato moderno e democratico.

Trent’anni fa, nel 1980 - ha dichiarato il Ministro - l’arretrato civile era pari a 394.826 procedimenti. Nel 1990, arrivava a 2.414.050, incrementato in media da circa 100.000 fascicoli in più ogni anno. Nel 2000, raggiungeva il traguardo dei 4.896.281 procedimenti ed infine, al 31 dicembre 2009, si avvicinava pericolosamente alla soglia dei 6 milioni, segnando il record assoluto di 5.826.440 di arretrato pendente.

Nel 2010, invece, il percorso ha avuto una inversione di rotta: il numero dei processi civili pendenti, è sceso del 4 per cento rispetto all’anno precedente, 223.824 procedimenti civili in meno.

Il risultato raggiunto trova la sua spiegazione nella convergenza di almeno tre fattori positivi:

le riforme in materia di processo civile,
la sempre più completa informatizzazione degli uffici giudiziari,
le modifiche normative delle spese di giustizia ed, in particolar modo, della disciplina del contributo unificato che ha abbattuto sensibilmente il numero delle opposizioni alle sanzioni amministrative.
La risoluzione approvata dalla Camera dei Deputati

Nella Risoluzione approvata il 19 gennaio 2011 dalla Camera dei Deputati sulle comunicazioni rese dal ministro Alfano sullo stato della giustizia in Italia è stato “rilevato con soddisfazione che, dopo diversi anni di inesorabile aumento dell’arretrato civile, il numero dei processi civili pendenti è diminuito e che non possa essere disconosciuto come tale risultato sia dovuto all’introduzione delle modifiche normative proposte dal Governo e al lavoro del Parlamento che le ha approvate con il contributo del proprio operato;
considerato lo sforzo compiuto, in materia di informatizzazione e digitalizzazione del sistema giudiziario, ed, in particolare, i progressi riferibili al processo civile e ribadito il consenso del Parlamento alle iniziative legislative dirette a combattere tutte le mafie e i patrimoni illeciti, derivanti dalla loro attività assunte nel corso della legislatura e di prossima emanazione sulla base della delega fornita al Governo nell’ambito del piano straordinario contro le mafie;
sottolineata con forza l’esigenza di accelerare l’attivazione del ?«piano carceri?» come risposta concreta e necessaria a ridurre il sovraffollamento degli istituti ed a dare effettività alla pena;
ritenuto che, le comunicazioni del ministro debbano condividersi in quanto attestano in modo puntuale gli interventi in materia di funzionamento del servizio giustizia e del sistema penitenziario del nostro Paese la Camera le approva“.

Fonte: Parlamento