CITTA' DEL VATICANO. Nell’udienza generale del 25 NOV, celebrata nell’Aula Paolo VI, il Papa ha parlato di Ugo e di Riccardo di San Vittore, due monaci che vissero ed esercitarono il loro magistero nell’Abbazia di San Vittore, a Parigi, dove dal dodicesimo secolo era presente un’importante scuola di teologia monastica e scolastica.
Il Santo Padre ha spiegato che delle origini di Ugo di San Vittore si sa poco; “forse nacque in Sassonia o nelle Fiandre” e morì nel 1141. “Raggiunse una grande notorietà e stima, al punto da essere chiamato un “secondo sant’Agostino” (...) per la sua dedizione alle scienze profane e alla teologia”.
“Ugo di San Vittore è un tipico rappresentante della teologia monastica, interamente fondata sull’esegesi biblica. (...) Diceva che prima di scoprire il valore simbolico e l’insegnamento morale dei racconti biblici, occorre conoscere e approfondire il significato della storia narrata nella Scrittura: diversamente - avvertiva con un efficace paragone - si rischia di essere come degli studiosi di grammatica che ignorano l’alfabeto. A chi conosce il senso della storia descritta nella Bibbia, le vicende umane appaiono segnate dalla Provvidenza divina, secondo un suo disegno ben ordinato, (...) salvaguardando sempre la libertà e la responsabilità dell’essere umano”.
Benedetto XVI ha ricordato che nel Trattato “De Sacramentis christianae fidei”, Ugo segnala tre elementi che definiscono un sacramento: “l’istituzione da parte di Cristo, la comunicazione della grazia, e l’analogia tra l’elemento visibile, quello materiale, e l’elemento invisibile, che sono i doni divini”.
“È importante anche oggi - ha aggiunto - che gli animatori liturgici, e in particolare i sacerdoti, valorizzino con sapienza pastorale i segni propri dei riti sacramentali, curandone attentamente la catechesi, affinchè ogni celebrazione dei sacramenti sia vissuta da tutti i fedeli con devozione, intensità e letizia spirituale”.
Riferendosi successivamente a Riccardo, il Papa ha spiegato che proveniva dalla Scozia e che fu “priore dell’Abbazia di San Vittore dal 1162 al 1172, anno della sua morte”. Nello studio della Bibbia “a differenza del suo maestro, privilegia il senso allegorico, il significato simbolico della Scrittura”.
Nei suoi insegnamenti, ha continuato, “invitava i fedeli ad esercitare le varie virtù, imparando a disciplinare e a ordinare con la ragione i sentimenti ed i moti interiori affettivi ed emotivi. Solo quando l’uomo ha raggiunto equilibrio e maturazione umana in questo campo, è pronto per accedere alla contemplazione”.
“Ugo e Riccardo di San Vittore - ha concluso - elevano il nostro animo alla contemplazione delle realtà celesti (...) e all’ammirazione della Santissima Trinità ” come modello “di comunione perfetta. Come cambierebbe il mondo se nelle famiglie, nelle parrocchie e in ogni altra comunità i rapporti fossero vissuti seguendo sempre l’esempio delle tre Persone divine, in cui ognuna vive non solo con l’altra, ma per l’altra e nell’altra!”
Al termine dell’udienza, il Papa ha salutato tra gli altri i responsabili ed il personale dell’emittente “Tele Lumiere-Noursat”, del Libano, che ha incoraggiato a “proseguire con generosità la missione al servizio del Vangelo, della pace e della riconciliazione in Libano e in tutta la regione”.
AG/UGO:RICCARDO SAN VITTORE/... VIS 091125 (510)
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