Urgente “Nuovo Umanesimo” per conseguire la pace

CITTA' DEL VATICANO (VIS). Il 12 Aprile è stato reso pubblico un Messaggio del Santo Padre indirizzato al Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ed ai partecipanti al Seminario internazionale di studio sul tema: "Disarmo, sviluppo e pace. Prospettive per un disarmo integrale", tenutosi in Vaticano l’11 e il 12 aprile 2008.

“Diverse aree del mondo continuano ad essere interessate da tensioni e guerre, ed anche laddove non si vive la tragedia della guerra sono però diffusi sentimenti di paura e di insicurezza. Inoltre, fenomeni come il terrorismo su scala mondiale rendono labile il confine tra pace e guerra pregiudicando seriamente la speranza del futuro dell’umanità ”.

“Come rispondere a queste sfide?” - si chiede il Pontefice - “Come riconoscere i ’segni dei tempi’? Occorre certamente un’azione comune sul piano politico, economico e giuridico, ma, prima ancora, è necessaria una condivisa riflessione sul piano morale e spirituale; appare sempre più urgente promuovere un ’nuovo umanesimo’, che illumini l’uomo nella comprensione di se stesso e del senso del proprio cammino nella storia”.

“Lo sviluppo non può ridursi a semplice crescita economica” - ribadisce il Pontefice - “esso deve comprendere la dimensione morale e spirituale; un autentico umanesimo integrale non può che essere al tempo stesso solidale e la solidarietà è una delle espressioni più alte dello spirito umano, appartiene ai suoi doveri naturali (cfr Gc 2,15-16) e vale per le persone e per i popoli (Cost. past. “Gaudium et spes”, 86); dalla sua attuazione dipendono il pieno sviluppo e la pace”.

“In questo vostro seminario voi riflettete su tre elementi tra loro interdipendenti: il disarmo, lo sviluppo e la pace. Non è infatti concepibile una pace autentica e duratura senza lo sviluppo di ogni persona e popolo: diceva Paolo VI che ’lo sviluppo è il nuovo nome della pace’ (ivi, 87). Nè è pensabile una riduzione degli armamenti, se prima non si elimina la violenza alla radice, se prima, cioè, l’uomo non si orienta decisamente alla ricerca della pace, del buono e del giusto”.

“Fino a quando sarà presente il rischio di un’offesa” - prosegue il Pontefice - “l’armamento degli Stati si renderà necessario per ragioni di legittima difesa, che è un diritto da annoverare tra quelli inalienabili degli Stati, essendo anche connesso al dovere degli stessi Stati di difendere la sicurezza e la pace dei popoli. Tuttavia, non appare lecito qualsiasi livello di armamento, perché ’ogni Stato può possedere unicamente le armi necessarie per assicurare la propria legittima difesa’ (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ’Il commercio internazionale delle armi’, Città del Vaticano, 1994, p. 13)”.

In merito il Santo Padre ha rinnovato il suo appello “affinchè gli Stati riducano la spesa militare per gli armamenti e prendano in seria considerazione l’idea di creare un fondo mondiale da destinare a progetti di sviluppo pacifico dei popoli”.

“Sul piano economico” - ha ribadito ancora il Pontefice - “bisogna adoperarsi affinchè l’economia venga orientata al servizio della persona umana, alla solidarietà e non solo al profitto. Sul piano giuridico, gli Stati sono chiamati a rinnovare il proprio impegno, in particolare per il rispetto dei trattati internazionali vigenti sul disarmo e il controllo di tutti i tipi di armi, come pure per la ratifica e la conseguente entrata in vigore degli strumenti già adottati, come il ’Trattato sul divieto generale dei test nucleari’ (...). È infine richiesto ogni sforzo contro la proliferazione delle armi leggere e di piccolo calibro, che alimentano le guerre locali e la violenza urbana, e uccidono troppe persone ogni giorno in tutto il mondo”.

“Tuttavia” - ribadisce il Pontefice - “sarà difficile trovare una soluzione alle diverse questioni di natura tecnica senza una conversione dell’uomo al bene sul piano culturale, morale e spirituale”.

“La pace è un dono di Dio” - ricorda il Pontefice - “dono prezioso che va cercato e custodito anche con mezzi umani. Occorre pertanto l’apporto di tutti e si rende sempre più necessaria una corale diffusione della ’cultura della pace’ e una condivisa ’educazione alla pace’, soprattutto delle nuove generazioni, verso le quali quelle adulte hanno gravi responsabilità . Sottolineare il dovere di ogni uomo di costruire la pace, non significa peraltro trascurare l’esistenza di un vero e proprio diritto umano alla pace. Diritto fondamentale e inalienabile, dal quale anzi dipende l’esercizio di tutti gli altri diritti”.

“Volgendo lo sguardo alle concrete situazioni in cui vive oggi l’umanità si potrebbe essere presi da” - scrive il Pontefice - “un giustificato sconforto e da rassegnazione: nelle relazioni internazionali sembrano talvolta prevalere la diffidenza e la solitudine (...). La guerra però non è mai inevitabile e la pace è sempre possibile. Anzi doverosa! È giunto allora il momento di cambiare il corso della storia, di recuperare la fiducia, di coltivare il dialogo, di alimentare la solidarietà ”.

“Questi sono i nobili obiettivi che hanno ispirato i fondatori dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, vera e propria esperienza di amicizia tra i popoli. Dall’impegno di tutti dipende il futuro dell’umanità . Solo perseguendo un umanesimo integrale e solidale, nel cui contesto anche la questione del disarmo assume una natura etica e spirituale, l’umanità potrà camminare verso l’auspicata pace autentica e duratura”. MESS/DISARMO:PACE/MARTINO