CITTÀ DEL VATICANO. Alle 16:30 (ora locale) di oggi pomeriggio, il Santo Padre Benedetto XVI, giunto alla Presidenza per gli Affari Religiosi - "Diyanet", ha avuto un incontro con il Signor Ali Bardakoglu, Presidente per gli Affari Religiosi e con diverse personalità della comunità islamica turca, fra i quali il Gran Mufti di Ankara e il Gran Mufti di Istanbul.
Il Papa ha salutato "tutti i musulmani della Turchia con particolare stima ed affettuosa considerazione" e, ricordando che il Paese "è molto caro ai cristiani: molte delle primitive comunità della Chiesa furono fondate qui e vi raggiunsero la maturità , ispirate dalla predicazione degli Apostoli, particolarmente di San Paolo e di San Giovanni", ha affermato: "Questa nobile terra ha visto, inoltre, una ragguardevole fioritura della civiltà islamica nei più svariati campi, inclusa la letteratura e l’arte, come pure le istituzioni. Vi sono tantissimi monumenti cristiani e musulmani che testimoniano il glorioso passato della Turchia. Voi ne andate giustamente fieri".
Benedetto XVI ha sottolineato di essersi preparato alla visita in Turchia "con i medesimi sentimenti espressi" dal Predecessore Beato Giovanni XXIII, "quando giunse qui come Arcivescovo Angelo Giuseppe Roncalli, per adempiere l’incarico di Rappresentante Pontificio ad Istanbul" ed "apprezzò le qualità naturali di questo Popolo, che ha pure il suo posto preparato nel cammino della civilizzazione" ed ha anche ripetuto le parole di Giovanni Paolo II che, in occasione della sua visita in Turchia, nel 1979, disse: "Mi domando se non sia urgente, proprio oggi in cui i cristiani e i musulmani sono entrati in un nuovo periodo della storia, riconoscere e sviluppare i vincoli spirituali che ci uniscono, al fine di promuovere e difendere insieme i valori morali, la pace e la libertà ".
"Tali questioni" che hanno continuato a presentarsi negli anni successivi, ha proseguito il Pontefice - "ci sospingono a portare avanti il nostro dialogo come un sincero scambio tra amici. (...) I cristiani e i musulmani, seguendo le loro rispettive religioni, richiamano l’attenzione sulla verità del carattere sacro e della dignità della persona. È questa la base del nostro reciproco rispetto e stima, questa è la base per la collaborazione al servizio della pace fra nazioni e popoli".
"I cristiani e i musulmani appartengono alla famiglia di quanti credono nell’unico Dio e che, secondo le rispettive tradizioni, fanno riferimento ad Abramo. (...) Questa unità umana e spirituale nelle nostre origini e nei nostri destini ci sospinge a cercare un comune itinerario mentre facciamo la nostra parte in quella ricerca di lavori fondamentali che è così caratteristica delle persone del nostro tempo. Come uomini e donne di religione, siamo posti di fronte alla sfida della diffusa aspirazione alla giustizia, allo sviluppo, alla solidarietà , alla libertà , alla sicurezza, alla pace, alla difesa dell’ambiente e delle risorse della terra. Ciò perché anche noi, mentre rispettiamo la legittima autonomia delle cose temporali, abbiamo un contributo specifico da offrire nella ricerca di soluzioni adatte a tali pressanti questioni".
"In particolare, possiamo offrire una risposta credibile alla questione che emerge chiaramente dalla società odierna, (...) riguardante il significato e lo scopo della vita, per ogni individuo e per l’intera umanità " - ha proseguito il Pontefice. - "Siamo chiamati ad operare insieme, così da aiutare la società ad aprirsi al trascendente, riconoscendo a Dio Onnipotente il posto che Gli spetta. Il modo migliore per andare avanti è quello di un dialogo autentico fra cristiani e musulmani, basato sulla verità ed ispirato dal sincero desiderio di conoscerci meglio l’un l’altro, rispettando le differenze e riconoscendo quanto abbiamo in comune".
Il Papa ha citato "Come esempio del rispetto fraterno" di tale collaborazione, le parole di encomio rivolte da Papa Gregorio VII, nel 1076, ad un principe musulmano che aveva agito con grande benevolenza verso i cristiani sotto la sua giurisdizione. Papa Gregorio VII parlò della "speciale carità che cristiani e musulmani si devono reciprocamente poichè 'noi crediamo e confessiamo un solo Dio, anche se in modo diverso, ogni giorno lo lodiamo e veneriamo come Creatore dei secoli e governatore di questo mondo'".
"La libertà di religione" - ha detto ancora il Pontefice - "garantita istituzionalmente ed effettivamente rispettata, sia per gli individui come per le comunità , costituisce per tutti i credenti la condizione necessaria per il loro leale contributo all’edificazione della società , in atteggiamento di autentico servizio, specialmente nei confronti dei più vulnerabili e dei poveri".
Infine il Papa ha concluso il suo discorso dando lode "all’Onnipotente e Misericordioso Iddio per questa felice occasione che ci consente di trovarci insieme nel suo nome" ed auspicando che "possiamo giungere a conoscerci meglio rafforzando i vincoli di affetto fra di noi, nel comune desiderio di vivere insieme in armonia, in pace nella vicendevole fiducia".
PV-TURCHIA/INCONTRO AFFARI RELIGIOSI/ANKARA
VIS 061128 (780)
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