Abrogazione della legge n. 40/2004: "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita"
Iniziativa annunciata sulla "Gazzetta Ufficiale" del 26 marzo 2004, n. 72
I sottoscritti cittadini italiani richiedono referendum popolare abrogativo - ai sensi dell’art. 75 della Costituzione e in applicazione della legge 25 maggio 1970, n. 352 - sul seguente quesito: "Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, recante "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita"?"
Questo è il testo del referendum promosso da Radicali Italiani e dall’associazione Luca Coscioni su cui è partita la raccolta di firme lo scorso 13 aprile. Un referendum fai da te, lo descrivono i promotori e difatti tutte le modalita' per raccogliere le firme, moduli, volantini, indicazioni pratiche varie, sono rintracciabili su Internet: http://www.lucacoscioni.it/referendum/
"Liberarsi di una legge sgradita è possibile. Basta volerlo, e soprattutto basta muoversi!", scriveva sul quotidiano l’Unita' il segretario dell’associazione Luca Coscioni ed europarlamentare Marco Cappato in un articolo in cui spiegava le motivazioni che avevano portato i radicali a lanciare la campagna referendaria subito, e a concentrarsi su un unico quesito -più facile da un punto di visto dell’autoorganizzazione-, rispetto ai quattro depositati in Cassazione. "Se entro il 30 settembre non saranno consegnate in Corte di Cassazione almeno 500.000 firme autenticate e certificate in calce alla proposta di referendum abrogativo della "legge 40" sulla procreazione assistita, quelle norme -che impongono pratiche antiscientifiche alle donne e bloccano la ricerca sugli embrioni contro le speranze di milioni di malati- sono destinate a restare per anni o per decenni. Non è infatti consentito che si votino referendum nell’anno delle elezioni politiche.
Dunque, se non si depositano entro settembre per poi votare a primavera 2005, non se ne riparlera' almeno fino al 2007.[”¦] Conosciamo bene molte obiezioni, che non vogliamo sottovalutare, prime fra tutte l’arbitrarita' dei giudizi di ammissibilita' da parte della Corte costituzionale e l’ostacolo del quorum, in particolare quando il regime invita tutti ad andare al mare invece che a votare. Ma sappiamo anche che questi ostacoli sono intenzionalmente costruiti nell’illegalita', sequestrando in modo eversivo quella "seconda scheda" che la Costituzione ancora offre al popolo italiano. La battaglia per abrogare subito una legge sgradita -che ha sollevato un'ondata di dissenso trasversale senza precedenti- è dunque anche una battaglia per tornare alla Costituzione.[”¦] Una volta ottenuto il primo obiettivo della raccolta firme con un vasto coinvolgimento sociale, saremo poi più forti anche per affrontare gli ostacoli successivi, incluso quello di coloro che scommettono sugli indifferenti, e che dovremo invece obbligare ad un confronto aperto sul merito della legge e sulle ragioni della sua abrogazione".
"La campagna di raccolta della 500.000 firme -affermano al Comitato Promotore del Referendum- è affidata nelle mani dei cittadini che sono sollecitati ad aprire i tavoli di raccolta in tutte le piazze italiane. Un appello particolare è rivolto alle decine di migliaia di consiglieri comunali e provinciali ai quali la legge affida la possibilita' di autenticazione delle firme degli elettori".
Di seguito il testo del volantino che viene diffuso per coinvolgere i cittadini a sottoscrivere il referendum.
FIRMO, perché non voglio che sia lo Stato a decidere di questioni che riguardano la mia coscienza. FIRMO, perché questa legge accoglie le richieste del Vaticano, non le mie, nè quella della maggioranza degli italiani. FIRMO, per permettere la ricerca sulle cellule staminali embrionali, che potrebbe curare in futuro malattie come l’infarto, il diabete, l’Alzheimer, il Parkinson e tante altre. FIRMO, per permettere a centinaia di migliaia di coppie sterili di avere figli. FIRMO, per la laicita' delle leggi, per la liberta' di ricerca scientifica e per il diritto a concepire con amore, anche in provetta. FIRMO, perché:
La legge vieta la ricerca sulle cellule staminali embrionali, cioè la speranza di cura per 10 milioni di malati italiani. La legge vieta qualsiasi ricerca sugli embrioni, compresi quelli soprannumerari, destinati ad essere eliminati. La legge vieta altresi' la clonazione terapeutica. Secondo la maggior parte degli scienziati questo tipo di ricerche potrebbero presto curare malattie molto diffuse come l’infarto, il diabete, l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, la sclerosi e molte altre.La legge stabilisce l’equivalenza tra embrione e persona. Per la prima volta nel nostro ordinamento si sancisce il principio di equivalenza tra un ovulo fecondato ed un individuo umano titolare di diritti, ponendo le basi per mettere in discussione la legge sull’aborto. La legge obbliga il medico a trattamenti pericolosi per la salute della donna.
Limitando a tre il numero degli ovociti da fecondare, e impedendo il congelamento degli embrioni, la legge diminuisce le probabilita' di successo della fecondazione, costringendo le donne a ripetuti trattamenti che aumentano il rischio di danni alla salute. La legge vieta l’accesso alle tecniche di procreazione assistita alle coppie portatrici di malattie genetiche, ma non sterili. In Italia, considerando le migliaia di diverse malattie genetiche, è un problema che riguarda moltissime coppie.
La legge obbliga la donna a far nascere un bimbo malato o interrompere la gravidanza, nel caso di trasmissione di malattie genetiche. Vietando "ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni", la legge obbliga il medico ad impiantare anche gli embrioni malati, costringendo la donna alla scelta tra far nascere un bimbo malato o abortire.
Le legge impedisce di avere un figlio quando entrambi, o uno dei due membri della coppia, siano completamente sterili. È infatti vietata la fecondazione eterologa (ossia con utilizzo di seme od ovociti da donatori esterni). La legge è in contrasto con la Costituzione Italiana.
La legge è in contrasto infatti con gli articoli 2 e 3 (parita' di trattamento senza distinzioni personali o sociali), gli articoli 9 e 33 (liberta' della ricerca scientifica e liberta' della scienza) e l’art. 32 (tutela della salute), stabilendo, in caso di fecondazione dell’ovulo, l’obbligo di impianto nell’utero anche nel caso di ripensamento da parte della coppia.
Fonte della Notizia
ufficio stampa
Donatella Poretti
http://staminali.aduc.it
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