«Dio non lascia la storia in mano ai perversi»

DICHIARAZIONE DEL PAPA ALl’UDIENZA GENERALE Giovanni Paolo II ha voluto rincuorare i fedeli turbati dalle vicende tragiche della guerra in Iraq

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CITTÀ DEL VATICANO. Il «silenzio di Dio» non è «un silenzio che indica un'assenza, quasi che la storia sia lasciata in mano ai perversi e il Signore rimanga indifferente e impassibile».

Giovanni Paolo II vuole rincuorare con queste parole i fedeli turbati dalle vicende tragiche di questi giorni. Hanno pregato e digiunato, ma la guerra è scoppiata lo stesso.

«Il silenzio divino - ammette il Papa - è spesso motivo di perplessità per il giusto e persino di scandalo, come attesta il lungo grido di Giobbe». Tuttavia, sono ancora le parole del Pontefice all’Udienza Generale di oggi, «in realtà , quel tacere sfocia in una reazione simile al travaglio di una partoriente che s'affanna, sbuffa e urla. È il giudizio divino sul male, raffigurato con immagini di aridità , distruzione, deserto, che ha come meta un risultato vivo e fecondo».

Citando i salmi, Giovanni Paolo II, ha poi ricordato ai fedeli che «il Signore fa sorgere un mondo nuovo, un'era di libertà e di salvezza. A chi era cieco vengono aperti gli occhi perché goda della luce che sfolgora. Il cammino si fa agile e la speranza fiorisce, rendendo possibile continuare a confidare in Dio e nel suo futuro di
pace e di felicità ».

«Ogni giorno - esorta il Papa - il credente deve saper scorgere i segni dell’azione divina, anche quando essa è nascosta dal fluire, apparentemente monotono e senza meta, del tempo».

Ed in proposito, il Pontefice legge quanto scriveva «uno stimato autore cristiano moderno», Romano Guardimìni, per il quale «la terra è pervasa da un'estasi cosmica: c’è in essa una realtà e una presenza eterna che, però, normalmente dorme sotto il velo dell’abitudine. La realtà eterna deve ora rivelarsi, come in un'epifania di Dio, attraverso
tutto ciò che esiste».

«Scoprire, con gli occhi della fede, questa presenza divina - è il messaggio conclusivo di Papa Wojtyla - nello spazio e nel tempo, ma anche in noi stessi, è sorgente di speranza e di fiducia, anche quando il nostro cuore è turbato e scosso come si agitano i rami del bosco per il vento. Il Signore, infatti, come dicono le Scritture, entra in scena per reggere e giudicare il mondo con giustizia e con verità tutte le genti».