E’ vero:il tempo di cui disponiamo è quello che sentiamo di avere e non la sua misura oggettiva.
Come per lo spazio, comanda la nostra dimensione mentale.
Più ci ripieghiamo su noi stessi,più i nostri orizzonti si restringono.
Con il declino dei sogni e delle speranze,da fiere aquile in volo ci si trasforma in maiali grufolanti.
I sogni e le speranze di un “vecchio“ pensatore non si risolvono nello scimmiottamento vano di uno stile di vita giovanilistico,attuale e moderno ma consistono nell’ebbrezza di chiamare le cose con il proprio nome e di provare...nella loro veste inedita...a ricombinarle in una nuova armonia.
Per ognuno c’è ancora tanto da fare.
Ma la paura ci vuole tutti fermi.
La paura è quella di sempre.
Paura di esistere,di non farcela,di passare inutilmente sulla scena della vita.
Quando si è giovani si ha tutto il diritto e quasi il dovere di sdrucire con uso e abuso qualsiasi idealità e di provare a procedere in ogni direzione.
Da adulti la “sedicente“ conseguita maturità ci suggerisce di toglierci finalmente la maschera e di guardare in faccia i vuoti,le nevrosi,i nodi irrisolti che ci tengono legati dentro.
Non è più il tempo di giocare a rimpiattino con sé stessi.
L’orologio biologico,quello sì corre,ed è impietoso nel suo incedere instancabile ed eterno.
Prima che il destino riduca il nostro cuore in polvere e cenere,c’è da giocare l’ultima partita,la più ardua: spogliarsi della corazza intellettuale che ci racchiude.
E’ la catarsi finale....per offrirsi al mondo in una nudità istintuale e primigenia che si vorrebbe evoluta nella fragranza di un profumo nostro,unico,suadente,quintessenziale che proviene dai più profondi recessi del proprio corpo e della propria anima.
ROSARIO TISO
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