Il 19 settembre tutta Napoli ha assistito nella Cattedrale, che non ha potuto accogliere tutti i fedeli, al Miracolo del sangue di San Gennaro presieduto dall’Arcivescovo Metropolita, sempre più amato e in simbiose con il popolo partenepeo che gli ha tributato lunghi applausi e vero affetto.
"Un segno prodigioso che manifesta la vicinanza e la predilezione del Signore per questa nostra amata e sofferente terra che, benedetta da Dio, tenta con ogni sforzo, in mezzo a mille difficoltà di rendere pura, visibile e trasparente la sua fede in Gesù Cristo" ha detto il Cardinale Sepe.
l’Arcivescovo di Napoli si è rivolto alle autorità e alla folla presenti: "Sulla nostra città e sulla nostra regione si dicono tante parole, che, ormai, rischiano l’usura. Anche le più terribili e drammatiche parole sembrano aver perso forza espressiva. Sono diventate anch'esse come occhi appannati che non riescono a mettere a fuoco la realtà . Nessuna città è al centro di così tanti discorsi come lo è Napoli ma senza lo spessore giusto e la visione chiara e oggettiva, essa rischia di mandare in scena la vuota rappresentazione di una fiera delle parole fine a se stessa. C'è crisi di valori e di certezze. Davanti a noi ci sono sfide non impossibili, ma sappiamo che questa città ha bisogno di impegni concreti che sappiano rispondere alle esigenze e alle urgenze soprattutto dei più poveri, dei più deboli e dei più giovani" ha affermato l’Arcivescovo rivolgendosi alle autorità civili e militari, ai fedeli e ai Vescovi della Cambogia e del Laos presenti alle solenne celebrazioni. Poi, dopo aver mostrato dall’altare l’ampolla, si è incamminato lungo la navata centrale del Duomo arrivando tra la folla fino all’esterno della Cattedrale, dove ha mostrato ai numerosi fedeli, rimasti fuori la chiesa, l’ampolla contenente il sangue del Santo Patrono di Napoli.
Il Porporato ha anche detto: "Chi mette mano alla violenza non cerca e non vuole altro che immiserire la vita di una città che resta, invece, grande perché senza che essi se ne accorgano, c'è chi mette mano all’amore. È necessaria la pratica assidua e concreta di un eroismo della quotidianità . Nessuno riesce più a sopportare l’aria malefica di una violenza che avvelena uomini e cose. Non ne possiamo più del perdurare di questo ammasso di scorie che sporca di sangue la nostra città . Napoli deve specchiarsi nella propria bellezza umana, culturale e religiosa.Se, come capita per tante altre metropoli, Napoli è la città dell’emergenza, occorre prendere atto che l’emergenza chiama alla mobilitazione. A nessuno è consentito di mettere la sordina a questa ininterrotta 'sirena d'allarmè che grava sulla città . Tantomeno è possibile restare alla finestra, e magari chiuderla nel tentativo di attutire quelli che sembrano rumori molesti, ma potrebbero essere, invece, rintocchi tragici sul proprio futuro. Ora più cha mai la città ha bisogno di investire in sano coraggio sull’impegno e sulla fiducia di tutti. È necessaria la pratica assidua e concreta di un eroismo della quotidianità , discreto e faticoso, ma efficace per sanare un tessuto lacerato in alcune sue parti".
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