Strade, Scuole e monumenti violentati

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Alla contestazione di parte degli studenti universitari sulla possibile entrata in vigore del ddl Gemini, in discussione alla Camera, si è unita anche una parte degli studenti delle scuole superiori con tratti piuttosto violenti.

Dalle goliardiche sfilate, si è passati ai lanci di uova marce, ai tentativi di occupazioni dei monumenti e delle scuole, ai blocchi delle lezioni.

Non vi è dubbio (e in linea di massima si è tutti d?accordo) che la nostra scuola e l?università abbiano urgente bisogno di una terapia incisiva ed efficace per uscire dal ?coma? e riconquistare il prestigio perduto, come non vi è dubbio che le riforme presentate da questo Governo possano essere migliorate.

Ma l?ASASi, associazione nata per la difesa delle finalità istituzionali d?istruzione educazione e formazione proprie delle scuole, non può non stigmatizzare gli aspetti negativi di questa contestazione che si va trasformando in una protesta demagogica fine a se stessa, dando spazio alla violenza di piazza con comportamenti penalmente rilevanti e contribuendo, nello stesso tempo, a perpetuare lo stato di coma delle istituzioni formative.

Ci chiediamo, perciò, se i ragazzi sanno che occupare una scuola comporti delle precise responsabilità non solo per i danni che potrebbe subire la struttura ma specialmente per l?interruzione di un pubblico servizio e per avere leso un diritto di quanti vorrebbero frequentare le lezioni? E sanno che le loro responsabilità si aggravano se i loro colleghi, ai quali non è permesso entrare a scuola, non hanno alle spalle una famiglia in grado di sostenerli e di offrire opportunità formative e integrative rispetto alla scuola?

Non siamo soliti gridare: ?Dimettiti, dimettiti!? a questo o a quell?altro politico, ma non intendiamo, però, rinunciare al diritto di chiedere, per esempio, all?assessore regionale all?Istruzione, Mario Centorrino se, come hanno riportato alcuni organi di stampa, abbia definito le occupazioni e le autogestioni ?esempi di democrazia? e specialmente non intendiamo rinunciare al diritto di sapere che cosa sia la ?democrazia? per l?Assessore alla P.I. della nostra Isola.

Come si può affermare che quanti s?impossessano dei locali scolastici con la prepotenza e la sopraffazione dimenticando che esistono norme e organismi collegiali a decidere una legittima gestione degli spazi educativi pubblici, offrono ?esempi di democrazia??

Ha fatto bene il dirigente scolastico Roberto Tripodi a presentare le dimissioni di consulente della V commissione quale esperto in materia di Pubblica Istruzione perché messo a disagio da dichiarazioni che delegittimano quanti, presidi, genitori, studenti, docenti, questore, tentano in questi momenti difficili di garantire il diritto allo studio.
Ci amareggia ulteriormente la notizia dell?invito rivolto dall?Assessore Centorrino al Prof. Tripodi perché ritiri le dimissioni e vada a trovarlo nel suo ufficio dove avere un confronto per comprendere ognuno i propri pensieri.
Ma si dimentica il Prof. Centorrino che la sua è una pubblica dichiarazione fatta dall?Assessore regionale alla Pubblica Istruzione e non si può considerare una battuta tra amici mentre si chiacchiera del più e del meno seduti al tavolo di un bar?
Nessuno può dimenticare che i giovani seguono i modelli e gli esempi proposti dai grandi e se uno dei problemi più gravi dei giovani d?oggi è, come evidenziato da diversi studi, quello della mancanza d?identità, sarà consequenziale l?identificazione con i modelli esterni.

Riconosciamo che l?etica dell?uomo politico o dell?operatore scolastico è l?etica del singolo in quanto, come per ogni altra persona, nasce dalla sua coscienza morale, dal suo credo, dalle sue convinzioni; ma, a differenza di un comune cittadino, chi ha un ruolo di rappresentanza o è istituzionalmente deputato alla formazione, deve essere ben consapevole delle possibili conseguenze morali, sociali e culturali di ogni sua parola.
Per noi dell?ASASi l?unico modo per difendere la scuola pubblica siciliana dal disastro é quello di riportare a serietà i problemi, evitando i cedimenti alla demagogia e al lassismo, che sono invece prodromici allo sfascio cui forse, inconsapevolmente, portano atteggiamenti e comportamenti avventurosi e improvvisati.
I dirigenti scolastici poiché responsabili della scuola che dirigono, non possono dimenticare che quando comportamenti, formalmente e sostanzialmente illegali, (e queste occupazioni violente sono illegali) sono tollerati troppo a lungo, nell?immaginario collettivo sono visti come liturgie da celebrare in diversi periodi dell?anno scolastico.

Anche a noi piace citare, come ha fatto l?Assessore Centorrino, il sociologo Albert Hirschman, che diceva che ?una collettività davanti ad un problema o fugge, oppure sceglie di farsi sentire?.
I dirigenti scolastici,che hanno la responsabilità dei risultati educativi,non possono fuggire perché hanno l?obbligo morale e professionale di sentire gli alunni, di misurarsi quotidianamente con i loro concreti problemi senza, però, rinunciare al dovere di garantire la legalità e il godimento del diritto allo studio per tutti.
Anche i docenti, però, dovrebbero pensare che non convocando gli organi collegiali per valutare il comportamento degli studenti che col passamontagna bloccano le lezioni, si mostrano oggettivamente conniventi con le occupazioni. Per non dire del sindacato che, nel tentativo di cavalcare la tigre impazzita, potrebbe restare sbranato.
Siamo comunque convinti che ogni sistema, specie se pubblico, funzionerà per il meglio quando ogni componente saprà giocare il proprio ruolo, non fuggendo ma dirigendo le proprie energie senza esserne schiavo, e si porrà ad esempio con la piena assunzione di responsabilità.

Giuseppe Luca, pippo.luca@alice.it, 3334358311
Direttore Responsabile della ?Letterina?