Papa Wojtyla è tornato oggi ad invocare la pace per il Medio Oriente e le altre parti del mondo segnate dall’odio e dalla violenza e ieri, incontrando un gruppo di vescovi cattolici egiziani, ha esortato tutte le religioni del mondo, e in particolare Islam e cristianesimo, ad unire gli sforzi contro il terrorismo.
l’attentato alla moschea di Najaf in Iraq, la spirale di violenze che rischia di innescarsi nuovamente in Israele e nei Territori palestinesi preoccupano l’anziano pontefice che stamane, durante l’Angelus nella sua residenza estiva di Castelgandolfo, ha anche affidato alla Madonna i destini dell’Europa «perché diventi una sinfonia di nazioni» impegnate a costruire la pace.
Come ai tempi della guerra in Iraq, Giovanni Paolo II teme una caratterizzazione religiosa delle azioni terroristiche e degli scontri tra etnie e popoli diversi.
«Il dialogo tra le grandi religioni del mondo è particolarmente necessario dopo gli avvenimenti tragici legati al terrorismo che hanno marcato l’inizio del terzo millennio e che l’opinione pubblica può essere tentata di imputare a cause di origine religiosa», ha spiegato ieri parlando con la delegazione di presuli egiziani, guidati dal patriarca Stephanos II Ghattas.
«Tengo a ricordare - ha aggiunto - quanto è essenziale che le religioni del mondo uniscano i loro sforzi per denunciare il terrorismo e per agire insieme al servizio della giustizia, della pace e della fraternità tra gli uomini».
Oggi, all’Angelus tra i fedeli, il Papa ha usato accenti più spirituali, prendendo spunto dal cinquantesimo anniversario delle lacrimazioni della Madonna di Siracusa, un evento prodigioso del 1953, che fu riconosciuto sia dai vescovi siciliani sia da Pio XII.
«A te, dolce Madonna delle Lacrime - ha detto Giovanni Paolo II - presentiamo la Chiesa e il mondo intero. Guarda a chi ha più bisogno di perdono e di riconciliazione; reca concordia nelle famiglie e pace fra i popoli. Asciuga le lacrime che l’odio e la violenza provocano in molte regioni della Terra, specialmente in Medio Oriente e nel Continente africano. Il tuo pianto, o Madre - ha proseguito - sia pegno di conversione e di pace per tutti i tuoi figli».
Il Papa ha poi ripreso il documento presentato nel giugno scorso 'Ecclesia in Europà e il conclusivo affidamento alla Madonna di tutti gli uomini e le donne del Continente.
«Affidamento - ha spiegato - che oggi desidero rinnovare, perché la Vergine Santa faccia sì che l’Europa diventi una sinfonia di nazioni impegnate a costruire insieme la civiltà dell’amore e della pace».
Con le parole di oggi, Giovanni Paolo II sembra concludere un ragionamento sulla storia, la civiltà e le prospettive del Continente europeo che è stato il filo conduttore, per otto domeniche consecutive, dei suoi incontri con i fedeli a Castelgandolfo. In queste occasioni, più volte il Papa ha chiesto che nel Trattato dell’Unione Europea vengano «esplicitamente» riconosciute «le radici cristiane».
Giovanni Paolo II, domenica scorsa, si è rivolto direttamente a quanti stanno dedicando le «loro energie» per elaborare il testo finale. Papa Wojtyla sa che in ottobre, proprio a Roma, si metterà mano alla stesura definitiva della Costituzione, e le speranze che nel testo possa trovare posto un riferimento diretto alla matrice cristiana europea non si sono affievolite nel Palazzo apostolico. Anche se al momento solo quattro Stati (le cattoliche Italia, Irlanda, Spagna e Polonia) su 25 hanno presentato un emendamento specifico al progetto già approvato.
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