Berchet, latteria cristostomo, la sua pedagogia letteraria e l’irpino De Sanctis GATTO poeta Campano dimenticato

di Duilio Pacifico

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Figlio di un commerciante milanese di origine svizzera, Giovanni Berchet nacque a Milano nel 23 dicembre del 1783. Il suo amore per la letteratura doveva obbligatoriamente conciliarsi con il commercio ed entrambe le cose riuscirono a trovare un punto di collegamento nello studio dell’inglese, che Giovanni doveva imparare per questioni di rapporti con i clienti inglesi ma che gli risultò utile per lo studio di autori stranieri come Thomas Gray, di cui tradusse un'opera che pubblicò regolarmente.

Quest'opera lo fece conoscere all’ambiente milanese letterario e legare in particolare con Giuseppe Bossi, Poeta e segretario dell’"Accademia di Brera", dove conobbe Ugo Foscolo. Berchet, come tanti altri letterati giovani di Milano, avvertiva la necessità di avere Valori diversi e nuovi che trovavano la loro concretizzazione nel nazionalismo e nella cacciata dello straniero; tutto ciò malgrado l’influsso neoclassico fosse presente comunque nelle loro personalità . Grazie ad altre pubblicazioni ("Amore" e "i Funerali", che mostrano una qualche assonanza con i "sepolcri" di Foscolo) la famiglia si rese conto che il giovane poteva vivere di letteratura e lo congedò dal commercio con grande gioia del Berchet, che trovò impiego nella Amministrazione del Regno Italico. I fatti storici vedono passare Milano, dal Regno Italico di Napoleone agli Austriaci, e i giovani intellettuali milanesi in quei momenti avvertivano una sensibilità nuova che gli arrivava dalla cultura straniera; sensibilità nuova che significava una nuova coscienza nazionale. Nel 1816 uscì il primo numero della rivista "la Biblioteca Italiana" con un articolo della Madame De Staël, sulla utilità delle traduzioni, nel quale la De Staël spiegava chiaramente che gli italiani non dovevano guardare al di là delle Alpi al solo fine di copiare di imitare le vesti straniere, ma per uscire dalle usanze del passato, per avere un punto di riferimento, per conoscerle e farne tesoro. La lettera di De Staël divideva in due gli intellettuali di Milano: i romantici da un lato e i neoclassici dall’altra. Spiccano tra i romantici Pietro Borsieri con il suo scritto "Consigli di un galantuomo a vari scrittori". Borsieri auspicava che la cultura una Nazione potesse esistere non quando non vi erano che pochi grandi scrittori, ma quando ve ne fossero stati molti buoni e moltissimi mediocri.

Il Di Brema, altro romantico, si rendeva conto filosoficamente che esisteva la necessità di una letteratura slegata dai classici ma attenta alla realtà , alla natura; così si creava il rapporto tra il creativo e la moltitudine che apprende. Berchet continuava a scrivere versi di ispirazione neoclassica, passando dalla amministrazione napoleonica a quella austriaca e, seppur lentamente, si avvicinava alle idee di Pietro Borsieri e del Di Breme; finalmente il suo passaggio deciso tra le fila dei romantici si ha con la "lettera di Crisostomo, a suo figlio".

Qui Berchet, nelle vesti di Boccadoro-Crisostomo, finge di rispondere alle richieste del figlio che desidera la traduzione di due componimenti in lingua tedesca cioè "il cacciatore feroce" e la "Eleonora" di Burger; ma affronta vari problemi come quello delle traduzioni, della prosa, della lingua viva, dell’imitazione della realtà , e non degli scrittori antichi, sulla necessità che la poesia sia popolare e reale. Berchet offriva una classificazione: chi è attento alla sensibilità (cioè chi la possiede), al cuore, al cervello, alla intelligenza, non sono nè gli "Ottentoti" (la plebe) nè i Parigini" (gli aristocratici raffinati) ma la borghesia, cioè quella categoria che "pensa" che possiede Cuore, Intelligenza e Sentimento. La lettera si conclude con un ironico attacco ai romantici e una finta esaltazione dei Classicisti (ad esempio afferma ironicamente che il romanticismo non esiste perché la "crusca" non lo conosce”¦). La lettera semiseria fa da testa di ponte per i romantici italiani e fa anche di Berchet un personaggio della Milano del tempo: tutti ammiravano Berchet e intendevano conoscerlo compresi Pellico e Manzoni. Nasce nel settembre del 1818 la rivista "Il Conciliatore" alla quale collaboravano Romagnosi e Confalonieri, che guardava con particolare attenzione al ruolo pedagogico della Letteratura, dalla necessità di una nazione paritetica con le altre nazioni europee e dell’interesse per le altre letterature, che, come scriveva lo stesso Berchet, era una necessità non di moda, ma bensì politica.

La sostanza del giornale era di stampo patriottico-libertario e il Berchet amava recensire libri stranieri sotto pseudonimo di Crisostomo avendo afferrato in pieno la lezione della De Staël. l’autore dava delle indicazioni sulla storiografia e la storia che non doveva essere intesa più come un fatto di memorie, ma di conoscenza delle cause che hanno originato un'opera. Berchet apriva una strada, agiva in maniera peidetica, Pedagogica, individuava questioni con precisione, dando suggerimenti con uno stile capace di rendere la parola comprensibile al lettore, e diremmo noi oggi, di comunicare. Berchet era ed è pienamente Poeta e pedagogista.

Nel 1821 Berchet lasciava Milano, visto che il governo austriaco non chiudeva più un occhio sulla attività letteraria del "Conciliatore", anzi chiudeva la rivista e arrestava i patrioti; Berchet preferiva la via dell’esilio a Londra, a quella della battaglia, pur non rinunziando a scrivere altre poesie e racconti di stampo medioevale come "Il Cavaliere Bruno" storia di un amore e "I profughi di Praga" opera questa che gli attirò le attenzioni benevoli dell’Avellinese Francesco De Sanctis, da Morra Irpina, che faceva notare come i versi del Berchet erano freschi e giovani, e sgorgavano dalla immaginazione della artista.

l’amore per la Patria restava nei suoi pensieri anche se in rotta ideologica con alcuni di essi favorevoli ad un compromesso (ci ricorda una analoga situazione, quella di Sandor Petofi in Ungheria, unico Magiaro poco convinto della bontà degli austriaci a trattare, e in rotta con gli altri patrioti Magiari) e ciò lo spingeva a scrivere delle invettive contro Carlo Alberto che era agli occhi dei patrioti il traditore delle speranze Liberali. In questo periodo Berchet, lontano dall’Italia scriveva componimenti assonnanti tra loro dove il comune denominatore è la perdita di un amore, sia esso un figlio, una fidanzata, un amico, una madre, insieme ad una solitudine facilmente rintracciabile in quella del poeta stesso e delle sue paure ideali. Rientrava in Italia a metà degli anni quaranta e si impegnava nella vita politica schierandosi con coloro che chiedevano un forte stato guidato da Carlo Alberto (i filo-Piemontesi) avversati dai Repubblicani di Mazzini che volevano invece un Italia Repubblicana; viene eletto deputato al Parlamento Piemontese ma oramai senza "verve" politica e letteraria. Vive di gloria e il suo più grande ammiratore resta lo scrittore avellinese Francesco De Sanctis, originario di Morra Irpina (oggi Morra de Sanctis in Alta Irpinia) che vede in Lui uno dei più grandi Poeti e letterati che la storia italiana doveva ricordare.

Oggi Berchet vive una sua attualità sia perché assistiamo ad una decadenza etica dello Stato che Berchet contribuì a creare e formare spiritualmente, sia perché è in crisi una concezione della borghesia intesa da Berchet come il meglio che potesse esprimere una società italiana, oggi divisa in Ottentoti e Parigini e dove il borghese come lo intende Berchet, è introvabile: o ci sono i Parigini o gli Ottentoti. Ma ancora perché, se mancano valori e idealità ai giovani quelli che lanciano sassi e si drogano nelle discoteche, questo lo si deve anche al fatto che autori come Berchet, o come De Sanctis, sono stati fatti passare per retrivi scrittori inutili da studiare, invece che come punti di Riferimento per un Paese, per una Comunità , per una Nazione, per una Società . Sempre più questi autori sono finiti nel dimenticatoio della cultura scolastica eppure sono essi i portatori di Valori che possono e debbono trovare posto nei programmi di "Educazione Civica" nelle scuole italiane e università .