Il CMI con il Papa al Santuario di Mariazell

"La nostra fede si oppone decisamente alla rassegnazione"

172.4K visualizzazioni

Il Santo Padre Benedetto XVI ha raggiunto il Santuario di Mariazell dove lo attendevano più di 50.000 persone.

La città , situata tra i monti della Stiria, fu fondata nel 1157 a seguito di un miracolo compiuto con l’intercessione della Vergine Maria. Il monaco benedettino Magnus, inviato nella regione per predicarvi il Vangelo, portò con sè una statua della Madonna, ma trovando la strada sbarrata da un enorme masso, proprio dove sorge ora la chiesa, invocò l’aiuto di Maria ed il masso si spezzò in due. Nel XIII secolo, il Principe di Moravia Enrico Ladislao, in riconoscenza della propria miracolosa guarigione, costruì la prima chiesa. Nel 1399 il Papa Bonifacio IX concesse l’Indulgenza plenaria per la settimana dopo l’ottava dell’Assunzione che portò allo sviluppo di riti di penitenza e di processioni nel Santuario di Mariazell. Nel 1907 la chiesa fu elevata a Basilica Minore e nel 1908 la statua della Madonna ricevette l’incoronazione papale.

Il Santuario fu modificato in stile barocco nel secolo XVII, mantenendo il portale gotico. All’interno si trova la "Gnadenkapelle", la "Cappella delle Grazie" (1370), costruita da Re di Ungheria Luigi il Grande dopo la sua vittoria sui Turchi. Nella Cappella viene custodita e venerata la statua romanica della Madonna del secolo XII, detta della "Magna Mater Austriae", avvolta sempre da un manto come prescrive un'antichissima usanza. La Madonna di Mariazell, uno dei santuari più celebri e visitati d'Europa, è un simbolo delle radici cristiane dell’Europa.

Il Papa è stato accolto dall’Abate di Lambrecht, dal Superiore del Santuario e dal Rettore e, dopo aver salutato la folla, è entrato nella chiesa dove si trovavano circa 2.000 persone tra le quali una folta delegazione del CMI proveniente d'Austria, d'Italia, di Francia, di Germania e di Polonia.

Nell’omelia della S. Messa della Solennità della Natività della Beata Vergine Maria, festa patrona di Mariazell, Benedetto XVI ha detto:

"Da 850 anni vengono qui persone di vari popoli e nazioni, persone che pregano portando con sè i desideri dei loro cuori e dei loro Paesi, le preoccupazioni e le speranze del loro intimo. Tra i pellegrini della genealogia di Gesù ce n'erano alcuni che avevano dimenticato la meta e volevano porre sè stessi come meta. Ma sempre di nuovo il Signore aveva suscitato anche persone che si erano lasciate spingere dalla nostalgia della meta, orientandovi la propria vita. Lo slancio verso la fede cristiana, l’inizio della Chiesa di Gesù Cristo è stato possibile perché esistevano in Israele persone con un cuore in ricerca - persone che non si sono accomodate nella consuetudine, ma hanno scrutato lontano alla ricerca di qualcosa di più grande: Zaccaria, Elisabetta, Simeone, Anna, Maria e Giuseppe, i Dodici e molti altri. Poichè il loro cuore era in attesa, essi potevano riconoscere in Gesù Colui che Dio aveva mandato e diventare così l’inizio della sua famiglia universale. Di questo cuore inquieto e aperto abbiamo bisogno. È il nocciolo del pellegrinaggio. Anche oggi non è sufficiente essere e pensare in qualche modo come tutti gli altri. Il progetto della nostra vita va oltre. Noi abbiamo bisogno di Dio, di quel Dio che ci ha mostrato il suo volto ed aperto il suo cuore: Gesù Cristo. La nostra fede si oppone decisamente alla rassegnazione che considera l’uomo incapace della verità - come se questa fosse troppo grande per lui. Questa rassegnazione di fronte alla verità è il nocciolo della crisi dell’Occidente, dell’Europa. Se per l’uomo non esiste una verità , egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male. E allora le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene, per la salvezza dell’uomo, ma anche (...) diventare una terribile minaccia, la distruzione dell’uomo e del mondo. Noi abbiamo bisogno della verità . Ma certo, a motivo della nostra storia abbiamo paura che la fede nella verità comporti intolleranza. Se questa paura, che ha le sue buone ragioni storiche, ci assale, è tempo di guardare a Gesù come lo vediamo qui nel santuario di Mariazell. Lo vediamo in due immagini: come bambino in braccio alla Madre e, sull’altare principale della basilica, come crocifisso. Queste due immagini della basilica ci dicono: la verità non si afferma mediante un potere esterno, ma è umile e si dona all’uomo solamente mediante il potere interiore del suo essere vera. La verità dimostra se stessa nell’amore".

Coordinamento Monarchico Italiano
Ufficio Stampa