Una legge organica sulla libertà religiosa serve a tutti gli italiani

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In attesa di un nuovo testo governativo sulla libertà religiosa, la Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati da novembre ha iniziato l’esame dei disegni di legge avanzati dagli onorevoli Valdo Spini e Marco Boato. La scorsa settimana si sono svolte in Commissione le audizioni dei rappresentanti di decine di confessioni religiose (vedi NEV 01-02/07), ma anche degli esperti in materia.

Tra questi è stato sentito l’ex deputato Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che è stato il relatore della prima bozza di legge sulla libertà religiosa presentata dal governo Prodi nel 1997. l’Agenzia stampa NEV gli ha chiesto una valutazione sullo stato dei lavori.

Presidente Maselli, lei sostiene assiduamente la necessità di una legge quadro sulla libertà religiosa. Non basterebbe soltanto abrogare le leggi del 1929/30 sui culti ammessi?

Effettivamente ci sono una serie di esperti di diritto ecclesiastico i quali preferirebbero ad una legge organica semplicemente l’abrogazione delle leggi sui culti ammessi. Oggi, tuttavia, non è più possibile fare questo, perché lascerebbe molte confessioni religiose presenti sul nostro territorio in una situazione di vuoto giuridico totale. Allo stato attuale esistono forme diversissime di rapporti tra lo Stato italiano e le confessioni religiose: c 'è il Concordato per la chiesa cattolica; ci sono le Intese per alcune chiese evangeliche e per le comunità ebraiche; per alcune chiese esiste il riconoscimento come personalità giuridica; a questi si aggiungono le fedi che godono di una sorta di riconoscimento più alto perché hanno già l’Intesa firmata dal Governo, ma non ancora approvata dal Parlamento, come i buddisti e i Testimoni di Geova; inoltre c’è chi ha il riconoscimento ad personam come ministro di culto, e chi ha semplicemente un riconoscimento del Ministero degli Interni per l’iscrizione dei ministri di culto alla previdenza.

E poi, naturalmente ci sono le confessioni, e sono la maggioranza, che non possiedono nulla di tutto ciò. Si capisce che la situazione è inaccettabile. Una legge quadro sulla libertà religiosa renderebbe tutto più semplice anche per le Intese, che è poi il mezzo giuridico ritenuto idoneo dalla stessa Costituzione. l’obiettivo, a mio parere, dovrebbe essere quello di portare tutti ad avere un'Intesa con lo Stato italiano, mettendosi sotto l’ombrello giuridico di un gruppo riconosciuto.

Che valutazione dà dei lavori portati avanti dalla commissione?

Il clima nella Commissione Affari Costituzionali mi è sembrato parzialmente positivo. Ovviamente non mancano i soggetti che vogliono bloccare la legge e che fanno le loro piccole crociate contro l’islam o i Testimoni di Geova. Mi sembra invece molto importante l’interessamento da parte del presidente della Commissione, l’on. Luciano Violante, nonchè la competenza dell’on. Roberto Zaccaria, relatore della legge. Il solo fatto che in tre giorni abbiano sentito tutti gli esponenti religiosi è la prova che si vuole fare in fretta. Io mi auguro vivamente che questa legge, ma anche le 7 Intese già pronte per essere firmate dal Governo, possano entrare in vigore entro la fine di questa legislatura.

Eppure c’è chi paventa lo spettro della poligamia, forse nel tentativo di frenare i lavori. Cosa risponde a chi diffonde queste voci?

Il problema della poligamia è inesistente. Nelle proposte di legge presentate da Spini e Boato non vi è nessun elemento che autorizzi a pensare all’introduzione della poligamia. I testi sono perfettamente aderenti ai dettami costituzionali, e non presentano alcuna variazione rispetto alle leggi sul matrimonio. Anzi, permettono che la lettura del codice possa essere riservata all’ufficiale di stato civile in sede di pubblicazione, per garantire agli sposi la conoscenza delle leggi in materia, come peraltro già avviene per i matrimoni secondo alcune delle Intese approvate. Tutt'al più si potrebbe richiedere la firma di ambedue gli sposi per comprovare l’avvenuta conoscenza del codice civile in materia, ma è solo un mio suggerimento.

Piuttosto, se dessimo all’islam in Italia il diritto di avere delle moschee aperte al pubblico, sarebbe più facile anche il controllo. Una legge quadro sulla libertà religiosa darebbe dei diritti che naturalmente comportano anche dei doveri.

E invece siamo in presenza non solo di milioni di cittadini e residenti musulmani, ma anche ortodossi, buddisti, induisti, mormoni, sikh, testimoni di Geova, oltre che di centinaia di migliaia di altri evangelici per cui sono ancora in vigore le leggi del '29 nelle parti non abrogate dalla giurisprudenza della Corte costituzionale. Sono fermamente convinto che una tale legge sulla libertà religiosa sia nell’interesse di tutti gli italiani.
Nev

Per informazioni sempre aggiornate sulla Libertà Religiosa in Italia e nel mondo: www.fidlr.it

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