BUONGOVERNO: Perchè durerà altri tre anni

“Dureremo altri tre anni“ ha garantito Silvio Berlusconi, e c’è da credergli. Vediamo perchè.

(forzasilvio) - Il premier ha finora mantenuto tutti gli impegni, sia di governo sia politici. Dunque manterrà anche questo.

La scadenza naturale della legislatura è nel 2013. Siamo a settembre 2010, neppure a metà mandato. Il governo sembra in carica da molto più tempo, perché molte sono le cose che ha fatto, e perché in questo periodo è cambiato il mondo. Ma anche per questo, molte sono ancora le cose da fare.

Se si eccettua il primo governo Berlusconi, rovesciato da un complotto giudiziario-istituzionale (il famoso avviso di garanzia a mezzo stampa per un’inchiesta dal quale il premier è poi uscito prosciolto) e dal ribaltone, i governi Berlusconi durano. Cinque anni restò in carica quello 2001-2006, realizzando importanti riforme tra cui fisco, previdenza e mercato del lavoro. E cinque anni rimarrà in carica anche questo, che ha riforme altrettanto determinanti in agenda.

Al contrario, chi non riesce mai a durare è la sinistra. Da quando esiste l’alternanza, nel 1996-2001 ha cambiato ben cinque governi e tre presidenti del Consiglio (Prodi, D’Alema e Amato); e nel 2006-2008 Prodi, con la sua maggioranza contraria al voto popolare, ha retto stentatamente con i voti dei senatori a vita, finchè è crollato senza rimpianti.

Ma il motivo principale è il consenso degli italiani. Questo consenso è ancora forte e maggioritario sia per il Popolo della Libertà , che si è sempre confermato e si conferma primo partito, sia per il centrodestra sia per Berlusconi in persona.

Consensi che hanno resistito alla crisi economica che altrove ha spazzato governi e maggioranze, o li ha messi seriamente in crisi. Come negli Usa in Giappone e in Inghilterra, o in Francia e Spagna, nonchè in gran parte degli altri paesi europei. Viceversa il governo italiano è il più stabile d’Occidente, e con i governi di Russia e Cina " ma in quei casi bisognerebbe parlare di sistema di potere " di tutti i paesi industrializzati.

Il governo ha reagito bene alla crisi, per apprezzamento unanime delle istituzioni mondiali e degli elettori, e ha guidato l’Italia fuori dai problemi. Problemi che ovviamente non sono ancora del tutto superati, e questo è uno dei motivi per cui c’è bisogno di continuità nell’azione attuale, che è stata più che positiva.

Nonostante la crisi, il governo ha risolto una serie di emergenze e di problemi ereditati dalla sinistra: Alitalia, rifiuti a Napoli, terremoto in Abruzzo, sono alcuni di questi. Ha mantenuto dal primo consiglio dei ministri l’impegno a sopprimere completamente l’Ici sulla prima casa. Ha eliminato la Finanziaria, occasione di continui assalti alla diligenza, sostituendola con leggi pluriennali di bilancio, che dal 2011 saranno sottoposte al vaglio preliminare dell’Unione uropea.

Altre riforme: la scuola, dalle elementari all’università . E’ la prima riforma organica dai tempi della legge Gentile. Dopo le contestazioni politicizzate del primo anno, quando si tentò di coinvolgere gli studenti, oggi la riforma della scuola è apprezzata da ragazzi, famiglie ed esperti. Lavoro: con la riforma del modello contrattuale " cioè accordi con i sindacati riformisti ed adatti alle diverse realtà produttive " si è precorso sia il caso Fiat sia il caso Federmeccanica. Banche: ben prima dell’esplosione della crisi, e ben prima che ci arrivasse l’Unione europea, il governo ha messo in sicurezza depositi e mutui.

Ancora. Grandi infrastrutture, molto prima che ci arrivasse Barack Obama. Completamento del riordino della nostra diplomazia in chiave di avamposti del made in Italy, come ogni potenza economica del mondo. Accordi con Francia, Russia e Libia per l’energia e per ridurre la dipendenza dell’Italia, riducendo i costi dell’elettricità . Ritorno al nucleare, via percorsa di recente dagli Usa e dalla Germania (che però il nucleare non l’avevano mai abbandonato).

Sicurezza. Guerra alla grande criminalità con cattura di 26 su 30 dei più pericolosi latitanti, a confisca dei loro beni. Mai nessun governo aveva fatto tanto nell’intera storia repubblicana. Sconfitta della clandestinità e fine degli sbarchi indiscriminati sulle nostre coste, che erano diventati l’approdo indistrurbato di scafisti e di trafficanti di esseri umani. Ripulitura delle città dalla criminalità di strada.

Vittoria in tutte le elezioni intermedie, dalle amministrative alle europee fino alle regionali. Oggi la stragrande maggioranza degli enti locali, e dunque della popolazione, è amministrata dal centrodestra. Una decisione consapevole degli elettori, stufi del malgoverno, degli sprechi e dei debiti della sinistra. Ovunque è stata intrapresa un’azione di risanamento: basta pensare che solo a Roma e nel Lazio i debiti lasciati dalla sinistra ammontano a 21 miliardi di euro. Il risanamento viene attuato in modo da ripianare l’esistente, ma anche dal non bloccare il bilancio corrente di città e regioni.

Il federalismo è una realtà . L’amministrazione, le tasse, le opere pubbliche, i beni demaniali, passano sotto il controllo delle amministrazioni locali, sotto gli occhi dei cittadini, i quali potranno costantemente osservare e giudicare. Una volta attuati i relativi decreti amministrativi, l’Italia diverrà un paese amministrato in modo più certo e trasparente, nel quale chi sbaglia paga e chi fa bene viene premiato.

Queste sono tutte cose fatte. Per la seconda parte di legislatura, Berlusconi ha annunciato un progetto in cinque punti: completamento del federalismo, riforma delle tasse, riforma dell’ordinamento giudiziario, sicurezza, Mezzogiorno. Nessuno discute che sia ciò di cui ha bisogno l’Italia: neppure i cosiddetti finiani, e neppure i moderati dell’opposizione.

Andando avanti su questo percorso, il governo non solo durerà per i prossimi tre anni, ma raccoglierà liberamente altri consensi tra i moderati (macchè campagna acquisti). E getterà le premesse, che già ci sono, per il dopo: per un altro periodo di centrodestra in Italia.