Protezione Civile - Ieri qualche quotidiano ci offre la possibilità di leggere cronache sulla vicenda del progetto CASE realizzato dalla Protezione Civile nazionale all’Aquila, appartamenti che attualmente ospitano 15.000 persone che lo scorso 6 aprile hanno perso la propria abitazione a causa del terremoto. Si parla, prendendo spunto da un rapporto del Comune dell’Aquila, affidato alla stampa, di “segni di deterioramento” considerati “inaccettabili”. Il rapporto del Comune dell’Aquila, che dal 31 marzo è subentrato nella gestione degli immobili, ci auguriamo saprà quantificare i casi gravi di cattiva posa in opera; a quanto ci risulta, i difetti di realizzazione sono numericamente quasi irrilevanti rispetto alle dimensioni dell’intero progetto, che ha visto la costruzione di 4.449 appartamenti.
Forse nello stilare il rapporto e nella fretta di parteciparlo ai giornalisti, i tecnici del Comune dell’Aquila hanno dimenticato di approfondire alcuni passaggi amministrativi sulla gestione degli immobili e sulla possibilità di porre rimedio ad eventuali malfunzionamenti o difetti nella realizzazione dei 185 edifici, e non 85 come riportato erroneamente dal quotidiano, realizzati in tempi record, non con l’obiettivo di fare bella figura ma per restituire il prima possibile alle famiglie aquilane un minimo segnale di ritorno alla normalità dopo la tragedia del terremoto.
Nel contratto stipulato con le imprese che si sono aggiudicate le gare di appalto, aperte anche ad aziende straniere, è stata inserita anche una polizza assicurativa chiamata “decennale postuma”, che obbliga le stesse imprese ad effettuare, con la totale copertura delle spese, tutti gli interventi di ripristino sui lavori svolti che non risultassero eseguiti a regola d’arte.
E’ stata, inoltre, già affidata alla società “Manutencoop” l’attività di manutenzione degli edifici, contratto stipulato in base ad una convenzione attivata in Abruzzo, precedentemente al terremoto, dalla CONSIP, società che per lo Stato si occupa della acquisizione centralizzata per la fornitura di beni e servizi.
Bene farebbero i tecnici del Comune dell’Aquila a fare il loro lavoro, seguendo l’esempio di quanto ha fatto fino al 31 marzo la Protezione Civile: e cioè obbligando le imprese costruttrici ad intervenire su quelle situazioni che siano apparse inaccettabili. Gli strumenti per farlo esistono e sono stati resi disponibili da chi ha ideato e realizzato le CASE a chi è subentrato nella loro gestione.
Evidentemente chi ha progettato e realizzato gli immobili aveva ben presente che alcuni difetti, possibili in lavori realizzati con grande urgenza e con il massimo impegno di tutte le maestranze, avrebbero potuto emergere ed ha trovato anche la soluzione; spetta ora a chi ne ha attualmente la responsabilità impegnarsi a risolverli, rimboccandosi le maniche ed evitando di dare ulteriormente fiato a chi ha come unico obiettivo la distruzione di ciò che per migliaia di aquilani rappresenta il ritorno ad una vita il più possibile normale in tempi mai visti prima nel mondo.
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