Roma: Il susseguirsi di emergenze ed eventi disastrosi che negli ultimi mesi hanno rappresentato una sfida per la comunità internazionale, dalla nube di cenere provocata dall’eruzione del vulcano islandese al terribile terremoto che ha devastato Haiti, pongono sempre più al centro dell’attenzione la necessità di strategie di protezione civile globali e integrate. L’Italia, il Paese europeo che si deve confrontare maggiormente con diverse categorie di rischi, ha voluto mettere a disposizione di questo dibattito internazionale il proprio modello di protezione civile, chiedendo una peer-review sulle politiche e sull’articolazione del sistema nazionale di protezione civile, per valutare il livello di preparazione ai disastri e la capacità di risposta del nostro Paese al rischio di terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni e tsunami.
Lo studio è stato condotto dall’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico composta da 30 Paesi, che rappresenta uno spazio di confronto per condividere esperienze, individuare buone pratiche e collaborare per coordinare politiche nazionali e internazionali nell’ambito delle sfide economiche, sociali e ambientali. Nell’ambito del “Futures Project on Risk Management Policies” dell’OCSE, è la prima volta che ad essere oggetto di studio è un sistema di protezione civile nel suo complesso, mentre le precedenti pubblicazioni si erano occupate di aspetti specifici nella prevenzione e gestione del rischio in Norvegia, Svezia e Giappone.
Secondo le conclusioni raggiunte dagli esperti, il Sistema nazionale di Protezione Civile “trae beneficio da un approccio unitario e coerente” nella risposta all’emergenza, attraverso il coordinamento del Governo centrale per il tramite del Dipartimento della Protezione Civile. Tra gli aspetti evidenziati dallo studio come “buone pratiche” che contraddistinguono il modello italiano di protezione civile, in particolare rientrano:
- la collocazione del Dipartimento della Protezione Civile sotto la diretta responsabilità del Presidente del Consiglio garantisce le migliori condizioni per una gestione dinamica ed efficiente delle crisi;
- il servizio nazionale della Protezione Civile è un’istituzione strutturata e organizzata, in grado di coordinare una risposta all’emergenza adeguata al profilo di rischio del territorio;
- la direzione e il coordinamento di tutte le attività di emergenza seguono procedure di intervento ben definite e si avvalgono dell’azione congiunta delle diverse risorse nazionali, come stabilito dal Metodo Augustus, un modello organizzativo e operativo “per funzioni” utilizzato dal livello locale al nazionale;
- l’ottima capacità di coordinamento della risposta nazionale all’emergenza è resa possibile dall’indicazione delle responsabilità di ogni singola componente del Servizio nazionale di protezione civile;
- l’esemplare sinergia tra ricerca scientifica e competenze tecnologiche garantisce l’eccellenza di un sistema di allertamento in grado di orientare efficacemente le decisioni di gestione della crisi;
- la rete di allertamento costituita dai Centri Funzionali, fornendo al Dipartimento della Protezione Civile e alle autorità regionali informazioni dettagliate e complete, consente una rapida mobilitazione delle risorse;
- l’integrazione del volontariato in qualità di componente essenziale del sistema di protezione civile, anche attraverso una legislazione volta ad incoraggiarne il coinvolgimento, fa dell’Italia un caso unico e testimonia una straordinaria solidarietà nazionale;
- la partecipazione a numerosi progetti di intervento umanitario in ambito europeo e internazionale consente all’Italia di monitorare e valutare nuovi metodi di lavoro, procedure e tecniche operative confrontando le proprie esperienze con quelle di altri Paesi.
Per continuare a sviluppare le potenzialità del Sistema di Protezione Civile, rendendolo sempre più in grado di affrontare nuove sfide e complessità , il rapporto attira l’attenzione in particolare su alcuni aspetti:
- contrastare tutte quelle pratiche che potrebbero compromettere la sua efficienza nella gestione dei disastri futuri, anche attraverso maggiori incentivi per la riqualificazione urbanistica e sanzioni più dure per le violazioni in materia ambientale;
- snellire la legislazione per una maggiore chiarezza dei rispettivi ruoli dei diversi attori coinvolti nel sistema di Protezione Civile;
- garantire su scala nazionale i requisiti minimi per la pianificazione e la preparazione all’emergenza " specialmente a livello comunale, ma anche provinciale e regionale " e predisporre un sistema di ispezione e sanzione sotto la supervisione del Dipartimento della Protezione Civile;
- sviluppare un approccio più sistematico per la valutazione dei singoli eventi o disastri che consenta di trarre insegnamento da esperienze passate;
- completare la rete dei Centri Funzionali regionali per garantire le stesse capacità tecniche di previsione e allertamento da parte di tutte le regioni;
- unificare i diversi numeri di emergenza per ottemperare al numero unico europeo di chiamata in emergenza.
Nell’ambito della peer-review, infine, l’OCSE auspica che il sistema di Protezione Civile italiano continui a migliorarsi sulla base di quanto fatto finora, anche alla luce del fatto che lo studio riscontra nette tendenze in vari Paesi a sviluppare, secondo il modello italiano, un maggior focus sul coinvolgimento del governo centrale e su un coordinamento rafforzato tra le amministrazioni coinvolte nella sicurezza e nell’incolumità dei cittadini, anche a livello locale.
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