L’aldilà esiste, parola di scienziato

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SU: LADYSILVIA: I racconti sono sempre uguali: “Si vede una grande luce dentro un tunnel. Si sente una grande pace. Si incontrano i propri cari morti, gli si parla. Poi si esce dal proprio corpo, come unanima leggera. E ci si vede dallalto, come una telecamera puntata in basso che lentamente sale verso lalto“. Un film fatto in casa, con la cinepresa in mano quasi a voler ricordare quellultimo momento: steso su una strada dopo lincidente mentre un medico cerca di rianimarti; su un letto di ospedale con i tuoi parenti che piangono; mentre lacqua gelida del fiume dove sei caduto ti si chiude sopra la testa. Sono i ricordi di chi è stato dato per morto ed è tornato a vivere. Dopo un incidente, un ictus, un infarto, un trauma improvviso. La prova che cè vita dopo la morte? Suggestioni e scherzi del cervello sotto stress? Materia di discussione, anche da bar. Ma adesso arriva la scienza, che a modo suo rimette la palla al centro non senza sorpresa. Perché, dice un serissimo studio olandese, “quelle visioni sono vere“.
No, non vogliono scomodare paradisi e inferni. “Non abbiamo cercato le prove dellesistenza della vita dopo la morte“ spiegano i ricercatori olandesi dellHospital Rijnstate che hanno condotto lo studio. La loro è unosservazione neutra, magari considerata finora improponibile. La differenza della ricerca olandese sta soprattutto nel numero di persone intervistate e nel breve periodo trascorso dallesperienza di morte apparente e dalla registrazione del loro racconto. In tutto 344 vittime di arresto cardiaco poi resuscitate e ricoverate in 10 ospedali dellOlanda. I medici hanno raccolto le dichiarazioni di queste persone non più di una settimana dopo che erano uscite dallo stato di cosiddetta “morte clinica“. Morte clinica che in medicina definisce lo stato di incoscienza derivato da uninsufficiente apporto di sangue al cervello. E senza sangue, il cervello spegne la luce.
Cosa ne è uscito? Che il 18 per cento dei pazienti “risorti“ ricordava in parte cosa succedeva intorno a loro mentre erano clinicamente morti. E che un'altra porzione, fra l8 e il 12 per cento, riferiva esperienze tipo laver visto una grande luce dentro un tunnel o aver parlato con parenti e amici morti. E comunque molti di loro ricordavano nel dettaglio la loro esperienza di trapassati. «Difficile, dicono ora gli scienziati, che si siano inventati tutto».
Se lesistenza della vita oltre la morte resta un problema di fede o di dogma religioso, le perplessità scientifiche non mancano. Una su tutte: un cervello in funzione presenta attività elettrica, anche quando si dorme, anche in un moribondo di 100 anni che sta esalando lultimo respiro. Dopo un arresto cardiaco prolungato, il sangue non circola più e il cervello si “spegne“. Cioè non si riesce a misurare più alcuna attività elettrica. Allora come è possibile che nei neuroni si formino immagini compiute, ci siano ricordi, che si viva unesperienza come in un sogno?

Un teologo direbbe “ecco, è lanima che ci fa vedere cosa succede“. I ricercatori olandesi cercano altre risposte. Pim van Lommel, responsabile della ricerca, pensa che il segreto della coscienza non vada cercato allinterno delle cellule e delle molecole. Almeno non solo. Evidentemente anche quando non cè attività elettrica, dice, una persona fisicamente incosciente è in grado di registrare cosa avviene intorno a lui. Insomma è cosciente. Sa un po di acrobazia verbale, ma Lommel usa un esempio: “E come un programma tv: anche quando spegnete il televisore, che è un semplice ricevitore, il programma è sempre lì. Solo che non lo potete vedere, Quando si spegne il cervello, la coscienza è ancora lì ma voi fisicamente non la sentite“.
Susan Blackmore, psicologa inglese, tenta una possibile spiegazione per tutte queste visioni (la luce, il tunnel, il senso di pace, le persone morte): nei momenti di stress estremo il cervello produce grandi quantità di endorfine, che servono a ridurre il dolore. E questo bagno di endorfine potrebbe favorire uno stato tipo “sogno euforico“.
E il tunnel di luce da dove arriva? La psicologa una teoria ce lha anche per questo: “Immaginate di avere migliaia di cellule attive al centro e man mano che vi allontanate allesterno sempre meno attive. A cosa assomiglierà una situazione di questo tipo? A una grande luce centrale che diventa più flebile verso la periferia. Da qui penso venga la visione del tunnel. E man mano che lossigeno cala, la luce diventa più intensa e così la sensazione di avvicinarsi a essa“.
Non poteva mancare ovviamente lo “scienziato redento“. Come Joyce Hawkes, biologa cellulare rimasta in coma dopo che una finestra gli era caduta sulla testa e diventata adesso “consulente spirituale“: “Ho avuto la sensazione che il mio spirito, la mia anima, mi lasciasse e andasse verso unaltra realtà. Sentivo un grande benessere, una grande pace. Penso di aver capito che non esiste la morte, che cè un cambiamento dallo stato fisico a quello spirituale, e che non cè da avere nessuna paura“. Lo hanno scoperto anche i ricercatori olandesi: tutti quelli che hanno vissuto lesperienza della rinascita dopo una morte apparente non hanno più paura dellaldilà. E si dicono cambiati profondamente: più amorevoli verso il prossimo, più gentili e compassionevoli. Fosse vero, si potrebbe organizzare un “coma di Stato“, obbligatorio per tutti al compimento della maggiore età: un paio di minuti di incoscienza artificiale sotto controllo medico, la resurrezione e una gran voglia di essere buoni con tutti. Magari è questo, il paradiso.
Alessandro Mognon