ROMA - Piacerebbe alla sdolcinata coppia Tom Cruise e Penelope Cruz la Coca Cola che tra qualche mese sbarcherà sul mercato. Perchè, come il cielo che li assiste nella loro ultima fatica cinematografica, così anche la soda più famosa al mondo si colorerà delle sfumature e dei sapori della vaniglia. Nei segretissimi laboratori della compagnia di Atlanta chimici e ingegneri del gusto, esperti del marketing e del branding, tagliuzzano e pesano, mischiano e calcolano formule e ingredienti per mettere a punto l’ultima frizzante alchimia di casa: la Coca Cola alla vaniglia.
È il Financial Times che, sbirciando nelle laboriose stanze di Atlanta, ha annusato l’affare cui punta il colosso delle bollicine: recuperare negli Stati Uniti quella flessione di vendite di ben 2 punti percentuale subito lo scorso anno, nonostante una crescita imperiosa della pubblicità . Con un lancio di straordinarie proprorzioni, il cui più recente antecedente è quello che sedici anni fa portò, con un clamoroso flop, la "New Coke" sul mercato, la Coca Cola ora punta sulle bacche di vaniglia per sedurre un mercato di consumatori che dà segni di stanchezza e noia.
La Coca-Cola non smentisce nè conferma la notizia, limitandosi a precisare che "sono sempre numerosi i progetti in fase di sperimentazione". Secondo la prestigiosa rivista del settore "Beverage Digest", invece, la Vanilla Coke ha oltre il 90 per cento delle possibilità di diventare più di un semplice progetto e, in base alle indiscrezioni raccolte tra i dipendenti della Coca-Cola, lo sviluppo della nuova bevanda viene seguito dai manager di Atlanta con grande entusiasmo.
Fino ad oggi la compagnia aveva deciso di puntare tutti gli sforzi sul suo prodotto principale, limitandosi al lancio nel marzo del 1985 della "Cherry Coke" e della "Diet Coke" al gusto di limone, in commercio da appena un anno. Ma dato il calo delle vendite subito, il numero uno della multinazionale, Douglas Daft, ha deciso ora di correre il rischio della novità .
E di rischio si tratta, perché le cosidette "cola drinks" stanno tutte perdendo terreno nel mercato americano rispetto ad altre "soft drinks" tanto da mettere anche i colossi delle bollicine sotto pressione "creativa": l’obiettivo, inventarsi bevande nuove, più al passo con le tendenze e i gusti dei consumatori. La Coca Cola ma anche la grande rivale Pepsi, vittima di un calo del 2,8 per cento nelle vendite lo scorso anno. Per questo l’estate scorsa è nata la Pepsi Twist, una variante al limone della soda ammiraglia.
Ora, la vaniglia. Che agli americani è quasi scontato che piaccia, visto che molti giù usano aggiungerla in bustina, come si fa col latte nel caffè, nei bicchieri di Coca Cola che ordinano al bancone del bar. A domanda, risponde offerta: oltre che i bar, anche i ristoranti, i cafè e i diners hanno approntato i loro cestini pieni di bustine di vaniglia per profumare la vecchia Cola. Che può anche essere speziata con lo stesso metodo con additivi al lampone, al limone, al cioccolato.
Rispetto all’infausto aprile del 1985 quando appunto la Coca Cola, lanciando la "New Coke", spezzò 99 anni (quelli allora della vecchia formula) di abitudini consolidate e incrinò una certezza che era pari a quella di avere una bandiera a stelle e strisce, oggi il gigante di Atlanta sembrerebbe più al sicuro da rivolte di quel rilievo e di quella portata simbolica. Anche perché, a volerla dire tutta, la vaniglia è perfetta per questi tempi: originaria del centro America, usata dagli aborigeni quando il Vecchio Continente ancora non era sbarcato e bevuta dagli aztechi mischiata al cioccolato, la vaniglia (figuriamoci in ricetta con la Coca) è sommamente patriottica.
di ALESSANDRA RETICO
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