dal 7 al 30 novembre 2005
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Nel settembre 1996 Carlo Urbani viene selezionato da Msf Svizzera per un contratto di lavoro di un anno in Cambogia come capo progetto di un programma di controllo della schistosomiasi intestinale, infestazione parassitaria diffusa in 74 paesi di tre continenti, che colpisce soprattutto i bambini. Le conseguenze, spesso rese gravissime da ripetute infestazioni nel corso degli anni, sono quasi sempre mortali. Carlo descriveva la malattia con queste toccanti parole.
La prima edizione del Novembre Solidale Aicu si pone l’obiettivo di proseguire il lavoro iniziato da Carlo nelle regioni vietnamite di Bac Giang and Bac Ninh, aree ad altissimo rischio di mortalità poichè le acque dei fiumi sono infestati da questo parassita.
La Schistosomiasi nelle parole di Carlo AICU
"Oggi stiamo andando a verificare la presenza della malattia in una zona molto remota, ed eventualmente a distribuire il farmaco che trasportiamo. La schistosomiasi è uno dei problemi sanitari più importanti dei paesi della fascia intertropicale, e la forma diffusa lungo il fiume Mekong è una delle più gravi.
In molti villaggi i segni della malattia sono drammaticamente evidenti. Gran parte dei bambini soffrono di dolori addominali cronici, emettono feci con sangue e muco, il loro addome si gonfia progressivamente per l’ingrossamento di milza e fegato, e a partire dall’adolescenza sviluppano i primi sintomi della cirrosi epatica, la stessa malattia che colpisce gli alcolisti. Si forma acqua nella pancia, si gonfiano le vene sulla superficie dell’addome e si formano varici nell’esofago. Negli stadi avanzati della malattia il soggetto è estremamente emaciato, sofferente, con un'enorme pancia, gambe magre ed edematose, fino a che la rottura delle varici esofagee e la conseguente emorragia ne causano il decesso. Coloro che sono infettati da molti parassiti hanno anche un arresto della crescita e dello sviluppo sessuale, così che l’età apparente trae spesso in inganno e un ventenne può essere facilmente preso per un bambino di undici o dodici anni.
La schistosomiasi è causata da un piccolo verme che vive nelle vene intorno alla parete dell’ultimo tratto dell’intestino. Se le uova prodotte con le feci arrivano nelle acque del fiume, si schiudono e liberano un piccolo organismo che, nuotando, viene attirato da un certo mollusco, una piccola conchiglia che vive nelle fessure delle rocce semisommerse del fiume. All’interno della conchiglia il parassita matura e forma una piccola larva. Questa lascia la conchiglia e si libera nelle acque del fiume. Se entra in contatto con la pelle umana, è in grado di perforarla e attraversarla. Una volta penetrato, il parassita si lascia trasportare dal sangue e, dopo un complicato percorso, raggiunge la sede definitiva del suo sviluppo, appunto le vene intorno all’intestino, per diventare adulto. Più sono numerosi i vermi adulti, più grave è la malattia. Essere esposti all’infezione significa avere molti contatti con l’acqua del fiume, nelle zone dove ci sono quelle conchiglie. E chi ha più contatti con il fiume? Basta arrivare al villaggio per capirlo.
La nostra piroga quel pomeriggio è arrivata a Sdau, un villaggio di un migliaio di abitanti, lungo il Mekong. È quasi il tramonto: i colori del fiume e del cielo sono stupendi. Spento il motore dell’imbarcazione per arrivare dolcemente sulla riva, piombiamo in un piacevole silenzio, nel quale è facile sentire le grida dei bambini che giocano poco lontano, tutti immersi nell’acqua del fiume ... vicino alle rocce dalle quali si tuffano. Ecco il primo bersaglio della malattia: i bambini.
Il loro contatto con l’acqua del fiume è importante. È forse l’unico gioco disponibile e offre un piacevole ristoro all’afa soffocante. E poi correre nei campi non è, forse, così raccomandabile ... in un paese con una delle più alte concentrazioni al mondo di mine antiuomo! Poco più vicine alla riva le sorelle più grandi, sedute sulle rocce semiaffioranti, a lavare i poveri panni o intente a sciacquare gli umili utensili domestici. E sulla riva qualche bambino più piccolo che fa la cacca nel fiume. Una scena normale lungo un fiume tropicale, ma questo è il ritratto della trasmissione della schistosomiasi. Bambini infetti fanno la cacca, nella quale probabilmente ci sono uova di schistosoma. Poco lontano le rocce ospitano la conchiglia che fa diventare infettante la larva, e nella stessa zona altri che nuotano, e il cerchio si chiude. Incuriositi dal nostro arrivo i bambini escono all’asciutto, mostrando i loro enormi ventri, costellati da tante piccole cicatrici. Ci accompagnano silenziosi lungo il sentiero che sale al villaggio.

Girando nelle case, palafitte di legno o di bambù per i più poveri, incontriamo altri bambini, quelli che non hanno abbastanza forza per andare a schiamazzare nel fiume. Sono seduti sulla scala che sale al piano rialzato, con lo sguardo più triste degli altri, e la pancia ancora più grossa. Alcuni adulti sanno che quei bambini sono malati di qualcosa che ha a che vedere con il fiume, ma sanno anche che per loro, gli abitanti di Sdau, come per quelli di tantissimi altri villaggi in Cambogia, non ci sono cure. l’ospedale più vicino è a due ore di piroga, e poi bisogna pagare le medicine, e quassù soldi non ce ne sono. Non è facile avvicinare le persone, tutti sembrano diffidenti, e anche un po’ spaventati. In questi villaggi è facile morire anche per molto meno: basta una diarrea o una polmonite, quando poi non si accanisca su questa gente un'epidemia di febbre emorragica o di malaria. Le donne partoriscono nelle loro capanne senza alcuna assistenza sanitaria e in precarie condizioni igieniche. Ci dicono che a volte i bambini muoiono vomitando sangue (la rottura delle varici esofagee).
Intanto do un'occhiata al resto del villaggio, mentre penso a che cosa servirebbe per restituire la salute a queste persone. Sono colpito dalla loro povertà . l’unico bene che custodiscono in casa è una piccola riserva di riso e qualche utensile. Nella "passeggiata" mi accompagna Huong, silenzioso ragazzino con una fionda appesa al collo, un viso pallido e affilato, e un enorme ventre che lo obbliga a camminare con la schiena curvata indietro, come una donna alla fine della gravidanza. Mi osserva curioso e, dal modo di sorridere, sembra evidente che si aspetta qualcosa da me. Passiamo la notte nel villaggio, al mattino cominciamo a distribuire il farmaco. Verrebbe voglia di curare anche tutte le polmoniti, congiuntiviti, anemie e quanto altro scorre sotto i nostri occhi. Purtroppo, quando le risorse sono carenti, occorre stabilire delle priorità e la schistosomiasi, per la grave malattia e la mortalità che ne derivano, qui a Sdau rappresenta una priorità . Distribuiamo la dose di praziquantel a ogni abitante. In queste situazioni costa meno trattare tutti che esaminare tutti e trattare solo le persone infette. È una delle regole in simili programmi di sanità pubblica nei paesi in via di sviluppo.
Huong vuole essere il primo a ricevere la medicina, e rimane vicino a noi ad assistere al trattamento degli altri del villaggio. Si fa anche fotografare orgoglioso il suo ventre enorme. La medicina tradizionale di queste regioni tratta il dolore addominale facendo piccole bruciature con dei tizzoni ardenti sulla pelle. Per questo le pance di chi ha la schistosomiasi qui sono piene di cicatrici: sono le bruciature che i bambini crescendo accumulano. Purtroppo chi è già gravemente malato non beneficia del trattamento: la cirrosi del fegato è una malattia irreversibile.
In zone come queste la schistosomiasi interessa anche l’80% dei bambini, e il trattamento costa dodici centesimi di dollaro. Ma moltiplicare i dodici centesimi per le decine di migliaia che aspettano di essere trattati fa diventare il costo insostenibile per il paese, e poi la mancanza di infrastrutture ne rende difficile la distribuzione, e negli ospedali non c’è personale formato per controllare la distribuzione del farmaco e l’evoluzione della malattia, e ancora in molte aree l’accesso è difficile a causa dell’insicurezza: khmer rossi, banditi, anche gli infermieri cambogiani hanno paura ad andare in certe zone. Così un problema in apparenza semplice diventa in realtà difficile in paesi (e non sono pochi) come la Cambogia.
Quando, sei mesi dopo, torniamo a Sdau, Huong è già morto, ma in tanti altri l’infezione è scomparsa. l’infermiere che ci assisteva ora sa riconoscere agevolmente i malati attraverso i sintomi. E la gente è un po’ più fiduciosa. A piccoli passi il programma sta dando i suoi frutti. Dopo tre anni di attività , in molti villaggi le "pance grosse" stanno scomparendo, ma ne restano altri in attesa.
Di un po’ di salute e pace."
Carlo Urbani