La Fe.N.Bi. Federazione Nazionale per la Bigenitorialità propone al panorama socioculturale italiano il “Manifesto per la Bigenitorialità ”. Con esso la Federazione intende raccogliere le adesioni e contributi da parte di rappresentanti della cultura e del mondo accademico che vogliano sostenere i suoi stessi principi. La Federazione è composta da 25 associazioni collegate da un unico obiettivo: che i figli mantengano un rapporto affettivo/educativo con entrambi i genitori, soprattutto nei casi in cui intervenga la Giustizia a dirimere contenziosi di famiglia. La Federazione promuove principalmente azioni tese alle riforme legislative, oltre ad iniziative culturali ed interventi presso le Istituzioni e i Servizi.
In un’epoca in cui la società italiana è attraversata da profonde trasformazioni culturali, in un’epoca in cui le rotture familiari sono in costante aumento, la famiglia viene sottoposta a tensioni nuove e complesse che vanno ad incidere sulla vita psichica e segnano profondamente il destino delle generazioni attuali e di quelle future. Si degradano i rapporti tra genitori e figli, e si sviluppano nuove forme subdole e maligne di sofferenza.
Tra queste è bene ricordare la Sindrome di Alienazione Genitoriale, studiata e descritta da Richard Gardner, psichiatra infantile e forense della Columbia University di New York. Forte dei quarant’anni di esperienza personale nel settore, lo psichiatra statunitense denuncia l’aumento di patologie dell’età evolutiva dovute alle dispute legali per l’affidamento dei figli dopo la separazione.
La sindrome consiste nel rifiuto di un genitore affettuoso (alienazione genitoriale) da parte dei figli, schieratisi contro di lui per difendere il legame patologico con l’altro genitore. I figli, recuperano l’equilibrio psichico, minacciato dalla disgregazione psicologica del genitore cui sono maggiormente legati, attraverso meccanismi difensivi distorcenti la realtà . Così come accade alle persone che, narcisticamente fragili, per contenere la sofferenza della perdita dell’ex-coniuge o ex-convivente dopo la separazione, operano comportamenti di svalutazione distorcenti la percezione dell’ex-partner, anche i figli vengono contagiati dalle stesse dinamiche e possono allinearsi patologicamente col genitore denigrante a danno dell’altro. Così anche i figli iniziano a contestargli le minime manchevolezze, mai rilevate prima della separazione, giustificandosi con argomentazioni risibili e pretestuose, infliggendo duri colpi al genitore che intendono sacrificare pur di riequilibrare la propria esistenza alleandosi con l’altro. A poco a poco il rapporto col genitore ingiustamente vessato si deteriora, nonostante egli faccia i massimi sforzi per restare unito ai figli. Perchè ogni suo interessamento per i figli verrà temuto e interpretato come molesto sia da loro che dal genitore con cui si sono schierati. Fino a giungere alle false dichiarazioni o accuse di maltrattamenti inesistenti da parte di quel genitore per giustificarne in campo giudiziario il rifiuto, altrimenti immotivato. Nonostante si tratti di un genitore affettuoso, desideroso di restare vicino ai figli, agli occhi della Giustizia, il genitore rifiutato viene mostrificato. I minori ritrovano così un brandello di perduta serenità , ma alleandosi con quello che dei due è sicuramente il genitore più patologico.
La Giustizia, non dispone di mezzi psicologici adeguati ad indagare e provvedere in tempi congrui in tali situazioni. I giudici considerano superficialmente tali questioni, considerando i genitori sullo stesso piano, artefici alla pari della conflittualità . Non si curano di scoprire chi dei due sia realmente conflittuale, cioè chi sia ad alimentare, a causa della propria percezione disturbata dell’altro, la conflittualità . Spesso la conflittualità viene alimentata di proposito dal genitore patologico, ben sapendo, con tale incentivazione, di scoraggiare i giudici a concedere affidamenti congiunti.
I giudici credono di privilegiare quella che in apparenza sembra essere la volontà del minore. Riaffermando l’assunto della presunta purezza delle dichiarazioni dei minori, i consulenti dei tribunali (psichiatri infantili, psicologi, assistenti sociali, ecc.) per primi, e poi i giudici " il rischio sarebbe quello di esser tacciati di insensibilità -incuria verso i minori - altro non fanno invece che dare forza alle istanze egoistico-vendicative del genitore rancoroso che, dopo averne ottenuto il favore, induce i figli a dichiarare ciò che gli fa comodo, orientando a proprio favore le decisioni dei tribunali, e facendo condannare l’altro. Il genitore denigrante è quello psicologicamente più violento e perversamente capace di far ricadere le colpe sui suoi nemici. E’ quello che, con la sua capacità carismatica di passare per vittima, riesce a procacciarsi, in primis, l’assistenza dei suoi legali, consulenti di parte e psicoterapeuti, e, successivamente, anche i favori di pubblici ministeri facilmente suggestionabili e desiderosi di impersonare il ruolo eroico di salvatori e giustizieri degli oppressi e degli indifesi. Nonostante sia il genitore più patologico è quello che riesce a sfruttare meglio dell’altro l’ingenuità e l’impreparazione psicologica dei sistemi giudiziari.
Così facendo, i giudici avallano la scelta scellerata dei figli di autoamputarsi di un genitore e non rilevano l’influenzamento del genitore indottrinante. Nella migliore delle ipotesi, limitandosi a considerare alla pari i due genitori nel contributo alla conflittualità , i giudici concedono al minore la libertà di scegliere con chi vogliano vivere e da chi vogliano essere educati. Per non parlare dei casi in cui, in base alle false dichiarazioni dei figli, è proprio il genitore escluso che viene fatto passare per patologico o criminale, perdendo anche la potestà , o venendo condannato per reati mai commessi sui figli. Così facendo la Giustizia garantisce ai minori un benessere legalmente valido, ma che in realtà è solo apparente.
Pur intuendolo, i giudici preferiscono far finta di nulla. Molti conoscono la Sindrome di Alienazione Genitoriale ma hanno paura di ammetterne l’esistenza e motivare gli affidamenti in base ad essa. Costituirebbe un precedente che andrebbe a sconvolgere la giurisprudenza in materia, e, nonostante diverse corti nordamericane ed australiane ”€œpoche europee - l’abbiano già riconosciuta, nessuno in Italia ha il coraggio di farlo. I giudici, anche quando venga invocata dalle parti a propria discolpa, preferiscono non porsi il problema dell’esistenza o meno della Sindrome di Alienazione Genitoriale. Non si curano della possibilità di avallare col loro operato solo un falso benessere, che, essendo ottenuto con metodi fraudolenti, si rivelerà successivamente nocivo per lo sviluppo dei minori.
Infatti, quanto più grande è il grado di rassegnazione dei figli alla mancata partecipazione di un genitore alla loro vita, tanto maggiori saranno i sensi di colpa, di inadeguatezza o di vuoto non esplicitati che, inevitabilmente, influenzeranno con grande disagio i loro rapporti umani. Perchè, avendo accettato tale mancanza e avendo basato su di essa la propria stabilità psicologica, i figli diverranno, sia pure inconsapevolmente, se non deliberatamente, responsabili o vittime impotenti della privazione affettiva di quel genitore; e utilizzeranno in seguito, per la risoluzione di conflitti, anche nelle altre relazioni importanti della loro vita, le stesse o analoghe strategie disfunzionali: o la violenta prevaricazione o la sottomissione ad un potere perverso.
Senza considerare l’indicibile sofferenza del genitore escluso, espropriato del proprio ruolo, che subisce l’imposizione disumana e annichilente di dover lasciare i figli orfani delle sue cure. Tale ingiusta esclusione non può che alimentare le sue reazioni contro l’ex-partner, colpevole di non voler condividere le gioie e le responsabilità della genitorialità , perpetuando così all’infinito una perversa spirale di conflittualità legale, e finendo per dilaniare interiormente i figli ancora di più.
La Federazione ritiene basilare, pertanto, intraprendere attività in collaborazione con rappresentanti autorevoli del mondo accademico e della cultura italiana. Hanno già aderito al Manifesto per la Bigenitorialità il Prof. Bruno Callieri Presidente Onorario della Società Italiana per la Psicopatologia, il Prof. Adolfo Petiziol Past President della Società Internazionale di Psichiatria Sociale ed attuale Presidente della Società Europea di Psichiatria Sociale, la Prof.ssa Elvira Falbo Presidente dell’Istituto Superiore di Studi e Ricerca per l’Assistenza Sociale e Sanitaria nonchè Direttore del Corso di Mediazione Familiare, più altri docenti universitari e personalità della cultura.
Si ricordi che l’illustre neuropsichiatra infantile Prof. Giovanni Bollea, che ha ricevuto il Premio alla carriera del Congresso Mondiale di Psichiatria e Psicologia Infantile e dell’Adolescenza nel 2004, ben prima dell’iniziativa della Fe.N.Bi., da diversi anni si è dichiarato a favore dell’affidamento dei figli ad entrambi i coniugi dopo le separazioni.
Chiunque voglia aderire, collaborare alla diffusione e alla conoscenza delle tematiche in questione può rivolgersi per ulteriori informazioni al Dott. Mario Andrea Salluzzo - Via Attilio Regolo, 19 00192 Roma - 06 324 38 35 - 3336571164 - marioandreasalluzzo@virgilio.it.
Dott. Mario Andrea Salluzzo
Psicologo Psicoterapeuta
Delegato Fe.N.Bi.
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